Evoluzione umana

Quanto a lungo allattavano i nostri antenati?

Di Valentina Murelli
australopiteco_allattamento
03 Settembre 2019
Dallo studio dei denti fossili di antenati del genere Homo, due diversi gruppi di ricerca hanno ottenuto informazioni sulle abitudini di allattamento dei nostri progenitori. Si allattava a lungo, con conseguenze sulla struttura sociale e la fertilità
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Quanto a lungo allattavano i primi uomini – anzi, le prime donne – comparsi sulla Terra? E, andando ancora più indietro, quanto a lungo allattavano le femmine di altri ominidi estinti, antichissimi parenti della nostra specie, come l'australopiteco o il parantropo (un antenato particolarmente robusto)? Sembra impossibile riuscire a dare una risposta a questa domanda e invece si può fare, partendo dallo studio dei denti appartenenti a resti fossili di questi individui.

 

"Il fatto è che durante il periodo dello sviluppo i denti crescono in modo simile agli alberi, accumulando giorno dopo giorno strati successivi di smalto, nei quali rimangono intrappolate anche tracce di elementi chimici presenti in quel particolare momento nell'ambiente" spiega il paleoantropologo Luca Fiorenza, che alla Monash University, in Australia, si occupa di evoluzione dell'apparato masticatorio in uomini, ominidi e primati.

 

"In particolare – prosegue lo scienziato – alcuni anni fa si è scoperto che i livelli di certi elementi (per esempio bario, stronzio e  calcio) nei denti variano in base alla durata e alla frequenza dell'allattamento, o all'eventuale presenza di periodi di forte stress".

Nei denti che cominciano a formarsi già in utero si può individuare la cosiddetta linea della nascita corrispondente al momento del parto, di sicuro un momento di forte stress per mamma e bambino

 

Sofisticati metodi di indagine chimica di minuscolo frammenti di denti fossili permettono dunque di "interrogarli" sul tipo di alimentazione dei loro possessori nei primi anni di vita. Esattamente quello che ha fatto il gruppo di ricerca guidato da Fiorenza con alcuni campioni di denti di Australopithecus africanus, il primo antenato umano individuato in Africa e in particolare in Sud Africa, con resti fossili risalenti a circa 2-3 milioni di anni fa.

 

Come raccontato lo scorso luglio sulla prestigiosa rivista Nature, dall'analisi dei denti fossili Fiorenza e colleghi hanno dedotto che le mamme australopiteche allattavano in modo esclusivo per circa 12 mesi, ma continuavano a dare latte ai loro cuccioli anche per 5-6 anni, in modo più o meno massiccio a seconda delle condizioni ambientali. "Quando le risorse di cibo nell'ambiente erano abbondanti, l'allattamento diminuiva di frequenza e intensità" spiega Fiorenza. Quando invece il cibo scarseggiava, per esempio in momenti di particolare siccità, l'allattamento tornava ad aumentare.

 

"Un comportamento simile a quello che si osserva nelle grandi scimmie antropomorfe, in particolare gli oranghi, che possono allattare i loro figli anche per 8 o 9 anni" sottolinea il paleoantropologo. "Viceversa, nelle società preindustriali l'allattamento umano tende a finire in modo definitivo molto prima, intorno ai 2,5-3 anni del bambino".

 

E a fine agosto anche un altro gruppo di ricerca, coordinato da Théo Tacail dell'Università di Lione, in Francia, ha presentato sulla rivista Science Advances dati analoghi, proponendo un confronto sulla composizione chimica di denti fossili di diversi antenati umani – di nuovo A. Africanus, ma anche Paranthropus robustus e primi rappresentanti del genere Homo – oltre che di gorilla. Di nuovo, i ricercatori hanno dedotto che australopitechi e parantropi allattassero in modo esclusivo per il primo anno di vita, diminuendo poi la quantità di latte fornita ai piccoli. I primi Homo, invece, probabilmente allattavano in modo massiccio più a lungo, anche per tre o quattro anni.

 

Diverse, tuttavia, le conclusioni che i due gruppi di ricerca traggono sul significato evolutivo di queste osservazioni. Di sicuro per australopiteco indicano un tipo particolare di cure parentali, con l'esistenza di uno stretto legame di lunga durata tra madri e figli: un legame che sicuramente ha avuto un impatto importante in termini di sostegno allo sviluppo cognitivo ma anche di allungamento della finestra temporale tra un figlio e l'altro. "L'ipotesi – spiega Fiorenza – è che come nel caso degli oranghi le mamme aspettassero la completa indipendenza dei figli prima di riprodursi di nuovo".

 

Per Tacail e colleghi, però, questo sarebbe vero anche per i nostri antenati diretti, mentre Fiorenza ritiene che per il genere Homo le cose stiano diversamente. "Nella nostra specie la capacità riproduttiva riprende prima della completa indipendenza dei figli. Anzi: ritengo che il fatto che gli esseri umani siano capaci di riprodursi a breve distanza da una precedente gravidanza sia proprio una delle chiavi del nostro successo evolutivo".