Autismo

Autismo: in Italia colpito circa su bambino su 100

Di Valentina Murelli
autismo
04 Maggio 2018
A tracciare il quadro della diffusione di questo disturbo uno studio condotto dall’Irccs Stella Maris di Pisa, che punta il dito sulla necessità di migliorare la diagnosi dei casi più lievi, ad alto funzionamento

 
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Circa un bambino su 100, in Italia, presenta un disturbo dello spettro autistico.

A tracciare il quadro della situazione sono i risultati, ancora preliminari ma sicuramente già indicativi, di uno studio epidemiologico condotto dall’Irccs Stella Maris di Pisa, nell’ambito del progetto europeo Asdeu (Autism Spectrum Disorder in European Union). I dati saranno presentati in questi giorni a Rimini, al convegno Erickson su autismi, benessere e sostenibilità.

 

“Come altri paesi in Europa, anche l’Italia non aveva finora un dato ufficiale sulla frequenza dell’autismo nella popolazione, per cui definire questo dato è stato uno degli obiettivi del progetto” spiega lo psicologo Antonio Narzisi, ricercatore dello Stella Maris e coordinatore del ramo italiano di Asdeu insieme a Filippo Muratori, responsabile dell’Unità operativa di psichiatria dello sviluppo dell’istituto pisano.

 

Le fasi della ricerca


Il lavoro si è concentrato sull’area metropolitana di Pisa, e ha coinvolto oltre 10.000 alunni delle scuole primarie dell’area, tra i 7 e i 9 anni d’età. “In una prima fase abbiamo semplicemente recuperato il dato dei bambini di questa fascia già in possesso di una certificazione per autismo” spiega Narzisi, specificando che si trattava di circa una settantina di casi.

 

A questo punto, l’indagine è proseguita su metà del campione. “Abbiamo coinvolto attivamente le scuole, formando gli insegnanti sulle varie caratteristiche possibili dei disturbi dello spettro autistico, e chiedendo loro di segnalarci eventuali bambini con qualcuna di queste caratteristiche”. Per esempio, il bambino:

  • è socialmente impacciato;
  • non sembra comprendere i sentimenti altrui;
  • parla molto dei propri interessi ma non è molto abile a conversare;
  • non usa il canale verbale semplicemente per essere amichevole;
  • non è molto flessibile - tende ad insistere su certe regole e routine;
  • è fortemente interessato a pochi argomenti o attività.

In un’ultima fase, i ricercatori hanno fornito ai genitori dei bambini indicati dagli insegnanti un questionario per approfondire alcuni aspetti di questi comportamenti e il livello di preoccupazione generato nei genitori stessi. “Solo se emergeva effettivamente una chiara preoccupazione dei genitori convocavamo il bambino per un’osservazione e, se necessario, la formulazione di una diagnosi”. In questo modo è stata individuata un’altra decina di bambini o poco meno diagnosticati con un disturbo dello spettro, il che ha portato il dato di prevalenza complessivo a circa 1 su 100.

 

Autismo ad alto funzionamento


“I casi individuati attraverso l’indagine a scuola e con i genitori ricadono nella categoria di autismo ad alto funzionamento: una condizione lieve, caratterizzata da buon funzionamento scolastico, ma con anomalie dal punto di vista del comportamento” spiega Narzisi.

 

Anche se si tratta di bambini che vanno bene a scuola e non sembrano avere grossi problemi, a parte magari qualche "stranezza", individuarli e fornire una diagnosi corretta secondo Narzisi è molto importante, perché crescendo mostrano un alto rischio di sviluppare vari disturbi psichiatrici, come ansia, depressione, psicosi. “Se però sono intercettati prima, e trattati con una terapia specifica, che può anche essere un semplice training di riconoscimento e gestione delle emozioni, questo rischio psichiatrico si riduce”.

 

“Per questo – sottolinea lo psicologo – servirebbero sul territorio più centri autismo, con competenze specifiche per intervenire anche su questi casi che, essendo più lievi, possono essere più difficili da riconoscere”.


Il dato pisano nel contesto italiano


Se il dato raccolto è frutto di un’indagine nell’area di Pisa, viene spontaneo chiedersi se possa essere generalizzabile al resto del paese. “Sicuramente sì”, conferma Narzisi. D’altra parte, alla sua linea di ricerca nell’ambito del progetto Asdeu si è unita nel tempo anche una linea coordinata dall’Istituto superiore di sanità, che sta conducendo un’analoga indagine epidemiologica in Lombardia, Sicilia e Lazio. “Da quello che sappiamo, anche i loro dati sono paragonabili ai nostri”.

 

Autismo, perché i casi aumentano


Nei paesi che magari da tempo hanno dati di prevalenza dell’autismo si è osservata negli anni un aumento della frequenza. Diverse le cause responsabili di questo aumento, tra le quali per esempio:

  • maggiore consapevolezza sul disturbo, anche da parte degli operatori;
  • effetto di un cambiamento diagnostico, per cui alcuni casi che un tempo sarebbero stati diagnosticati come ritardo mentale ora sono diagnosticati come autismo;
  • aumento dell’età dei genitori al concepimento, che costituisce un fattore di rischio noto per lo sviluppo di autismo
  • fattori ambientali (per esempio certi tipi di inquinamento), sui quali comunque la ricerca sta ancora indagando.

“Una cosa di cui si è invece certi è che i vaccini non c’entrano nulla con lo sviluppo di autismo” sottolinea Narzisi.