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Bambini e condivisione: ai più piccoli piace l'uguaglianza!

Di Niccolò De Rosa
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12 Marzo 2018
Un esperimento sociale della Kobe University ha evidenziato come i bambini, di fronte ad una situazione di condivisione, tendano a ripartire le risorse in modo che tutte la parti in causa abbiano lo stesso numero di beni, anche se ciò implica un vantaggio minore per sé stessi...

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I bambini amano condividere e lo sanno fare nel migliore dei modi.

 

No, non si tratta di una banalità smielata sull'innocenza dei nostri pargoli, ma di un serio esperimento sociale condotto dai ricercatori della Kobe University ed apparso sul numero di gennaio dell'European Journal of Developmental Psychology.

 

Lo studio, coordinato dal Professor Hayashi Hajimu, parte infatti da concetti prettamente economici come l'allocazione e la distribuzione delle risorse per provare ad indagare l'atteggiamento di soggetti molto giovani di fronte a situazioni di condivisione: dovendo scegliere, i bambini opteranno per una distribuzione eguale (a tutti la stessa parte e dunque chi parte già avvantaggiato rimane tale) o una diversificata che però tenga conto dei beni già posseduti dai vari partecipanti, quindi con un risultato finale identico per tutti)?

L'esperimento

Per ottenere risposte valide, i ricercatori hanno osservato il comportamento di 24 bambini tra i 5 e i 6 anni e di 34 adulti di fronte ad un test sviluppato appositamente per mettere alla prova le scelte dei vari soggetti.

 

Tale test consisteva nella distribuzione in fasi differenti di alcune biglie che dovevano rappresentare un dolcetto, ossia la ricompensa finale.

Nelle condizioni di partenza, le biglie venivano smistate tra un partecipante e due pupazzi, cambiando però il metodo di distribuzione durante l'esperimento.

Durante la Fase 1, il partecipante (partecipant condition) o il pupazzo (puppet condition) ricevevano due set composti da due biglie rosse. La distribuzione era determinata da una lotteria, quindi al termine della prima fase un soggetto aveva due biglie e un altro zero.

 

Tale approccio appare innovativo perché gli esperimenti di questo tipo eseguiti in passato prevedevano tutti le medesime condizioni iniziali.

 

Nella Fase 2 poi, altre 8 biglie blu andavano ripartite tra i partecipanti e pupazzi: un pupazzo era deputato alla distribuzione delle biglie secondo il principio dell'equal-outcome (EO), ossia un esito finale equo dove al termine della fase tutti partecipanti si trovavano con lo stesso numero di biglie, mentre l'altro fantoccio era stato associato al principio di allocazione equa, l'equal-allocation (EA), la quale prevedeva invece la distribuzione eguale delle biglie, senza alcun interesse delle condizioni di partenza in cui un soggetto, umano o pupazzo, possedeva già due biglie rosse (e che quindi si sarebbe trovato con una quantità di biglie maggiore).

| Kobe University

 

In due delle sei prove i partecipanti avevano ricevuto la stessa quantità di "risorse" indipendentemete dal tipo di distribuzione effettuate, mentre nei restanti quattro casi (due soggetti ad equal-outcome e due soggetti alla equal-allocation), si erano visti ricevere una quantità di biglie inferiore rispetto al corrispettivo pupazzo.

Alla fine di tutto, i ricercatori chiedevano ai partecipanti quale tipo di distribuzione avessero preferito. Sia adulti che bambini tendevano a scegliere la distribuzione ispirata all'equal-outcome, ossia quella che portava tutte le parti in causa ad avere lo stesso numero di biglie!

 

«Questi risultati suggeriscono che quando qualcuno distribuisce equamente una nuova risorsa in una situazione di disugaglianza, colui che distribuisce deve preperare una buona giustificazione per le sue scelte - ha affermato il Professor Hayashi - ciò potrebbe avere implicazioni non slo per gli individui, ma per le organizzazioni, le società e anche per le nazioni»