Salute e benessere

Bambini migranti: la voce dei pediatri

Di Valentina Murelli
bambini_migranti
20 Giugno 2018
L'Associazione dei pediatri americani si scaglia contro le politiche Usa di gestione dei bambini migranti. La Società italiana di pediatria preventiva e sociale aderisce alla denuncia, mentre nella Giornata mondiale del Rifugiato l’Associazione culturale pediatri invita a promuovere accoglienza, solidarietà e protezione di bambini e adolescenti

 
Facebook Twitter More

 

Ha fatto il giro del mondo lo straziante audio registrato in una struttura in Texas, Stati Uniti, nella quale sono trattenuti bambini anche piccolissimi, separati dalle loro famiglie dopo un ingresso illegale negli Stati Uniti

. Bimbi provenienti dal Salvador, dal Guatemala, forse dal vicino Messico, che piangono chiedendo del papà, della mamma, della zia.

 

 

Subito hanno alzato una voce di denuncia i pediatri americani, scagliandosi contro la legge sull’immigrazione del governo Trump, che incentiva il rischio di separazione delle famiglie e di detenzione dei bambini migranti, chiedendone l’immediata abolizione.

 

“Sappiamo - recita un comunicato dell'American Academy of Pediatrics - che la separazione dalle famiglie causa ai bambini danni irreparabili, provocando uno stress tossico che può interferire con i delicati processi di costruzione dell’architettura cerebrale, con conseguenze a lungo termine sulla salute”. Una posizione che riceve oggi il sostegno della Società italiana di pediatria preventiva e sociale, SIPPS, con una nota stampa sul tema.

 

“La SIPPS non può rimanere indifferente di fronte al grido di dolore di bambini separati dai genitori appena varcato il confine e considerati erroneamente minori migranti non accompagnati, come sta avvenendo nella zona tra il Messico e gli Stati Uniti”, ha dichiarato Leo Venturelli, membro del Consiglio direttivo della società.

“In più – prosegue Venturelli - richiamiamo l’attenzione su un fondamentale diritto del bambino a non essere separato dai suoi genitori citato espressamente dalla Convenzione dei Diritti dell’Infanzia del 1989, alla quale l’Italia ha aderito fin dal 1991”.

 

I pediatri americani, inoltre, si scagliano contro la pratica della detenzione dei minori migranti, per il solo fatto di essere tali. “Studi condotti nei centri in cui sono rinchiuse le famiglie dei migranti hanno mostrato che bambini e genitori possono soffrire di vari sintomi negativi proprio in seguito alla detenzione, tra i quali ansia, depressione, disturbo da stress post-traumatico”.  

 

Tra l’altro, secondo quanto denunciato dall’associazione americana, le condizioni nei centri di detenzione degli Stati Uniti sono decisamente traumatiche: "I bambini sono spesso costretti a dormire per terra, le luci sono sempre accese, non ci sono bagni veri e propri, acqua e cibo sono spesso insufficienti, le temperature possono essere molto fredde”.

 

“Dobbiamo ricordare – conclude il comunicato - che i bambini migranti sono prima di tutto bambini, e che le leggi per la protezione dei bambini esistono proprio perché i minori sono estremamente vulnerabili, e ad alto rischio di trauma, violenza, sfruttamento”.

 

 

Il comunicato dell'Associazione culturale pediatri sulla Giornata mondiale del Rifugiato

 

Oggi, 20 giugno, si celebra anche la Giornata mondiale del Rifugiato, evento ricordato da un’altra associazione di pediatri, l’Associazione culturale pediatri ACP, con un comunicato sul tema.

 

L’ACP, in particolare, sollecita gli operatori della cura (e non solo loro) a essere o diventare portatori di messaggi di corretta informazione su un tema ocosì complesso da un punto di vista umano, sociale, politico e giuridico come può essere l’immigrazione.

 

L’invito è molto chiaro: “Bisogna distinguersi dal “rumore di fondo”, dalle politiche allarmistiche e razziste, contribuire a diffondere spirito di accoglienza e di equità sociale, sola garanzia di benessere e salute per tutti, a promuovere un’accoglienza di rete che faccia leva su attenzione collettiva, responsabilità di cura e coesione sociale dell’intera comunità, a capire che molti sono gli elementi di complessità, gli aspetti che non si conoscono, i bisogni da considerare, in un problema che è grande e che è anche culturale”.

 

I rifugiati sono le persone più vulnerabili del mondo”, prosegue il comunicato. "Lasciano dietro di sé tutte le loro cose e la loro storia per la paura, ben motivata, di essere perseguitati a causa della propria razza, religione, nazionalità, appartenenza a un particolare gruppo sociale o per un’opinione politica”.
 
Hanno portato con sé o hanno affidato a qualcuno i loro bambini, esponendoli ai rischi del deserto e del mare, per offrire loro un futuro. Ma non sanno che i paesi “sviluppati” nei quali ripongono tanta fiducia, in realtà hanno paura di perdere qualcosa. Hanno già perso i valori dell’accoglienza e della solidarietà e soprattutto l’istinto di protezione e il senso del dovere per bambini e adolescenti, i “minori” il cui diritto alla vita, sopravvivenza e sviluppo sono sanciti nella Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza“.