Salute

Batteri resistenti agli antibiotici sempre più diffusi in Europa: male l'Italia

Di Valentina Murelli
resistenzaagliantibiotici
15 Febbraio 2016
Continua a diffondersi la resistenza dei batteri agli antibiotici più comuni: lo dicono i dati raccolti dall'Agenzia europea per la sicurezza alimentare e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, sottolineando che in Italia la situazione è particolarmente grave.
Facebook Twitter More

Superbatteri che non rispondono più agli anticorpi utilizzati di solito per trattarli. In una parola, batteri resistenti: fino a pochi anni fa erano solo una minaccia, ora sono una grave realtà, un nemico pubblico in tutta Europa

, secondo quanto raccontano i dati messi insieme dall'Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e presentati lo scorso 11 febbraio.

 

L'analisi si è concentrata sui principali batteri zoonotici, cioè quelli che possono esser trasmessi all'uomo da animali - o prodotti alimentari di origine animale - contaminati, in particolare Campylobacter e Salmonella. Che sono i responsabili delle infezioni alimentari più diffuse in Europa.

 

 

A livello europeo, è emerso che quasi il 70% dei ceppi di Campylobacter rilevati in allevamenti di polli e il 60% di quelli rilevati nell'uomo mostra resistenza alla ciprofloxacina, un antibiotico ampiamente utilizzato nell'uomo per il trattamento di infezioni respiratorie e alle vie urinarie. E per quanto riguarda la salmonella, batteri resistenti a vari antibiotici di utilizzo comune, come tetracicline, sulfonamidi e ampicillina, sono stati individuati sia nell'uomo sia in pollame. Come se non bastasse, un ceppo batterico su quattro tra quelli rilevati nell'uomo è resistente a più di un antibiotico (multiresistente). E ancora, in vari paesi europei numerosi allevamenti di pollame hanno mostrato batteri - salmonelle ed Escherichia coli - resistenti all'antibiotico colistina, utilizzato spesso come "ultima spiaggia" nel trattamento di infezioni da salmonella particolarmente gravi.

 

Il che chiarisce esattamente perché la situazione sia tanto preoccupante: mano a mano che i batteri diventano resistenti, rischiamo di restare senza armi per combatterli. Con il risultato che infezioni che oggi sono considerate tutto sommato blande possono tornare a essere addirittura letali. Non è una prospettiva, purtroppo è una realtà: "Ogni anno in Europa circa 25 mila persone muoiono per conseguenze legate direttamente alla resistenza agli antibiotici" ha spiegato Vytenis Andriukaitis, commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare.

 

I livelli più alti di resistenza nei paesi orientali e meridionali, Italia compresa

 

Non tutta l'Europa, comunque, mostra gli stessi livelli di superbatteri resistenti. La relazione delle due autorità, infatti, ha segnalato che i livelli più alti di resistenza si trovano nei paesi orientali e meridionali, Italia compresa. Nell'Europa del Nord, invece, la situazione è migliore. In ogni caso, il problema è globale, al punto che già qualche anno fa l'Organizzazione mondiale della sanità aveva individuato nella resistenza agli antibiotici una "crescente minaccia alla salute pubblica globale, tale da richiedere azione congiunta di tutti i settori della società".

 

Che cosa fare per arginare il problema dei super batteri?

 

Due le linee d'azione proposte dalla relazione EFSA/ECDC per arginare il problema: incrementare la ricerca per sviluppare nuovi antibiotici, con meccanismi d'azione sempre diversi, e affrontare seriamente, una volta per tutte, il problema dell'utilizzo indiscriminato di questi farmaci. Una sfida, quest'ultima, certamente di tipo politico: saranno i governi a dover trovare misure davvero efficienti per evitare che gli antibiotici siano usati in modo scorretto. A questo proposito, però, anche i singoli - cittadini da una parte e operatori sanitari dall'altra - possono fare qualcosa.  

 

Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, per esempio, i cittadini dovrebbero fare tutti i vaccini raccomandati dalle autorità sanitarie, per evitare la diffusione di malattie, e - sempre allo stesso scopo - osservare sempre le più elementari norme igieniche, come lavarsi spesso le mani. Inoltre devono evitare assolutamente il fai da te, assumendo antibiotici solo se prescritti dal medico. In questo caso, devono seguire accuratamente la prescrizione, completando il ciclo di trattamento proposto: in altre parole, l'antibiotico non si smette anche se la febbre è passata, ma lo si prende per tutti i giorni indicati dal medico. E questo vale per tutti, a partire dai bambini.

 

Da parte loro, i medici dovrebbero assicurarsi di prescrivere antibiotici solo quando sono strettamente necessari - e non sempre questo succede - e di indicare sempre l'antibiotico più adatto per ogni specifica malattia.