Farmaci in gravidanza

Ansiolitici in gravidanza e rischio di aborto: nel primo trimestre serve cautela

Di Valentina Murelli
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17 Maggio 2019
Uno studio suggerisce che l'assunzione di benzodiazepine nel primo trimestre sia associata a un aumento del rischio di aborto spontaneo. Non significa che la futura mamma con disturbi d'ansia debba restare senza terapia, ma che la prescrizione va fatta soppesando bene rischi e benefici

 
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Secondo i risultati di uno studio canadese appena pubblicato sulla rivista Jama Psychiatry, l'assunzione di benzodiazepine – i farmaci più comunemente utilizzati per il trattamento dei disturbi d'ansia – nel primo trimestre di gravidanza sarebbe associata a un aumento del rischio di aborto spontaneo.

 

Il commento dell'esperto

"Si tratta di uno studio significativo ma con alcuni limiti importanti" ha commentato a nostrofiglio.it Antonio Clavenna, responsabile dell'Unità di farmacoepidemiologia del laboratorio per la salute materno-infantile dell'Istituto Mario Negri di Milano. "Per questo, le sue conclusioni non possono essere considerate definitive ma sicuramente suggeriscono di usare cautela nell'utilizzo delle benzodiazepine, da prescrivere e assumere nel primo trimestre di gravidanza in modo non troppo spensierato, ma dopo attenta analisi del rapporto tra rischi e benefici".

 

 

Benzodiazepine in gravidanza

Come riporta l'introduzione dell'articolo di Jama Psychiatry, le benzodiazepine sono psicofarmaci (ansiolitici) spesso utilizzati in gravidanza per il trattamento di ansia, insonnia e disturbi dell'umore.

 

Sappiamo che possono attraversare la barriera placentare e alcuni studi suggeriscono che potrebbero influenzare negativamente lo sviluppo fetale. Secondo il sito su Farmaci e gravidanza dell'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), vi sono state sporadiche segnalazioni di malformazioni fetalie (come labio-palatoschisi, il labbro leporino) per donne che avevano assunto benzodiazepine nel primo trimestre di gravidanza, mentre l'uso nell'ultimo periodo potrebbe provocare qualche forma di stress neonatale, come ipotonia o stress respiratorio.

 

 

Si tratta comunque di farmaci importanti per il trattamento di disturbi che possono avere a loro volta effetti molto negativi per la mamma o il bambino. Per questo, l'FDA, ente americano per il controllo di farmaci e alimenti, li classifica come farmaci di categoria D, per i quali i potenziali benefici possono giustificarne l'utilizzo in gravidanza, nonostante la possibilità di rischi per il feto.

 

Alcuni studi hanno anche suggerito una possibile associazione con il rischio di aborto spontaneo, ed è proprio questo l'aspetto sul quale si sono concentrati i ricercatori canadesi coordinati da Anick Bérard, del centro ospedaliero-universitario Sainte-Justine di Montreal.

 

I dettagli dello studio

I ricercatori hanno lavorato con un'ampia serie di dati raccolti in un database contenente informazioni sia sulle prescrizioni mediche tramite servizio sanitario nazionale sia sulle caratteristiche cliniche di oltre 440 mila donne tra i 15 e i 45 anni d'età che hanno avuto una gravidanza tra il 1998 e il 2015.

In particolare, hanno concentrato la loro attenzione su oltre 27 mila casi di aborto spontaneo, verificatosi tre le sei e le 19 settimane di gravidanza, ai quali hanno affiancato, per confronto, oltre 134 mila controlli (che non avevano avuto esperienza di aborto spontaneo).

 

Tra tutte queste donne, alcune avevano ricevuto una prescrizione di benzodiazepine appena prima dell'inizio della gravidanza o nei primi mesi della stessa e i ricercatori hanno osservato che il rischio di aborto spontaneo entro le 19 settimane di gravidanza risulta più alto in questo gruppo rispetto alle donne che non avevano ricevuto prescrizione di questi farmaci. In particolare, il rischio di aborto passa dal 6% per chi non aveva preso benzodiazepine al 10-11% (quasi il doppio) per chi le aveva prese. Inoltre, è emerso che non sembrano esserci variazioni negli effetti di benzodiazepine differenti (quelle osservate potrebbero non essere significative, per via di alcuni limiti statistici dello studio), ma che sembra esserci un effetto dose-dipendente. Il rischio di aborto, cioè, sarebbe tanto più elevato quanto maggiore è il dosaggio di benzodiazepine assunto.

 

Conclusioni

"Lo studio è in generale ben fatto ma ha alcuni limiti importanti" afferma Clavenna. "Per esempio non ha valutato la reale assunzione di benzodiazepine da parte delle donne prese in considerazione, ma solo le prescrizioni mediche che avevano ricevute. Significa che qualcuna potrebbe non aver assunto farmaci che pure le erano stati prescritti o, viceversa, che altre potrebbero aver assunto farmaci ottenuti per via differente rispetto alla prescrizione tramite servizio sanitario canadese".

 

Inoltre, non erano disponibili dati relativi per esempio al consumo di alcol, un fattore che ha sicuramente effetti negativi in termini di rischio di aborto spontaneo. E ancora, per il tipo di metodi utilizzati non è possibile chiarire se l'effetto osservato (l'aborto) dipenda dall'assunzione del farmaco o dalla condizione medica che ha portato all'assunzione stessa o, ancora, da eventuali circostanze traumatiche che potrebbero aver portato a quella condizione. "Dunque non permette di identificare rapporti di causa-effetto, ma solo di illuminare l'esistenza di un'associazione" afferma Clavenna.

 

"Nonostante questo, credo che lanci il segnale di un possibile problema, che andrà sciuramente approfondito con altri studi più specifici".

 

E nel frattempo, che fare? Ovviamente, se la futura mamma soffre di disturbi d'ansia e d'umore la questione va presa in carico e affrontata. L'invito degli autori dello studio non è certo quello di evitare in toto le benzodiazepine, ma di utilizzarle in modo molto accurato, dopo attenta valutazione rischi-benefici e dopo aver messo in campo alternative non farmacologiche, che pure esistono. A partire dalla psicoterapia di tipo cognitivo-comportamentale, che può dare ottimi risultati in alcuni tipi di disturbi d'ansia.