Scienza

La bimba che vivrà per sempre

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19 Aprile 2015
La bambina di poco più di due anni era malata ed è morta a gennaio. I genitori l'hanno fatta ibernare nella speranza dei genitori che la scienza possa fare tali passi in avanti da riportarla in vita
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Si chiamava Matheryn Naovaratpong, il suo nomignolo era Einz. Questa bimba thailandese affetta da un tumore incurabile al cervello, l’8 gennaio 2015 è stata dichiarata legalmente morta a Bangkok, è stata ibernata nella speranza che un giorno possa tornare in vita. La sua storia è stata resa nota dal sito della Alcor Life Extension Foundation, il centro in Arizona che ha seguito il caso. Matheryn è la paziente più giovane ad avere ottenuto la conservazione criogenica. Prima di lei era stata una 21enne, la persona più anziana ha invece 102 anni.

 

Il 14 aprile 2014 a Matheryn è stato diagnosticato un ependiloblastoma, un tumore molto raro che colpisce i giovanissimi, che nonostante le cure aggressive, con oltre 12 interventi e decine di cicli di radio e chemioterapia, era arrivato a interessare l’80% dell’emisfero sinistro.

 

La bambina è stata dichiarata legalmente morta l’8 gennaio 2015 a Bangkok. “Quando è diventato chiaro che Matheryn aveva solo pochi mesi di vita, visto l’attuale livello delle cure mediche insufficiente a tenerla in vita – si legge sul corriere.it che riporta il comunicato dell’azienda - i genitori hanno completato tutti i passaggi per la sua criopreservazione, inclusa la crioprotezione del cervello”.

 

La pratica di farsi ibernare sta diventando sempre più popolare negli ultimi anni nonostante gli alti costi, che possono superare i 200mila dollari (185mila euro). Al momento attuale la pratica è una “scommessa”, visto che non ci sono dati scientifici sull’effettiva possibilità di “risuscitare” i corpi ibernati.

 

La conservazione criogenica, o crionica, consiste nel conservare un essere vivente in condizione di biostasi. In questo caso si tratta di preservare a basse temperature il corpo di pazienti terminali, immediatamente dopo la morte legale, nella speranza che future tecnologie ne permettano un giorno il ritorno in vita.

 

In pratica, subito dopo il decesso fisico viene effettuata meccanicamente una manovra che consenta la ventilazione e la circolazione sanguigna, vengono somministrati degli anticoagulanti e altri medicinali che dovranno assolvere la funzione di antigelo e, in seguito, la temperatura del paziente viene abbassata fino a -130° (quasi la temperatura dell’azoto liquido): il risultato dell’operazione è la vetrificazione, una solidificazione senza congelamento. I pazienti vengono, poi, immersi in azoto liquido a una temperatura di -196°.