Salute

Bimba morta di malaria: cosa sappiamo del caso e della malattia

Di Valentina Murelli
zanzaraanopheles
07 Settembre 2017
Sofia è morta a Brescia di malaria. Mentre si indaga su come è stato possibile che la piccola abbia contratto la malattia in Italia, c'è chi punta il dito contro i migranti. Vediamo di fare chiarezza.
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Sono passati alcuni giorni dalla tragica morte di Sofia Zago, una bambina di 4 anni deceduta all'Ospedale di Brescia per malaria cerebrale, una delle forme più gravi di questa malattia, e si continua a indagare per capire come possa aver contratto il parassita responsabile della malattia.

 

Secondo quanto scrivono, tra gli altri, Ansa e Corriere della Sera, Sofia era arrivata a Brescia dall'Ospedale di Trento, dove era stata ricoverata per diabete dal 16 al 21 agosto, e dove era tornata, in pronto soccorso, per febbre alta e altri sintomi, sia il 31 agosto sia il 2 settembre. Dopo una prima diagnosi di faringite era arrivata quella di malaria e il trasferimento, tempestivo ma purtroppo inutile, a Brescia.

 

Prima ancora, sempre per diabete, la bambina era stata ricoverata all'ospedale di Portogruaro, vicino a Bibione sul litorale veneto, dove era in vacanza in campeggio.
 

Le ipotesi sulla malattia di Sofia


Fin qui i tragici fatti, ma ora ovviamente si sta cercando di capire come siano andate le cose, e in particolare come abbia fatto Sofia a contrarre la malaria, considerato che la bimba non era stata in paesi colpiti dalla malattia, che questa non è presente in Italia (sono presenti singoli casi, contratti però all'estero) e che, salvo casi rarissimi, non si può trasmettere direttamente da persona a persona.

 

Per la trasmissione serve infatti il passaggio in un insetto vettore, cioè in zanzare del genere Anopheles, nel nostro paese decisamente poco diffuse e tendenzialmente inadatte alla trasmissione del parassita che ha colpito la bambina.

 

Quello che sappiamo è che, proprio nei giorni in cui Sofia si trovava all'ospedale di Trento per diabete, nello stesso reparto erano ricoverate due sorelline originarie del Burkina Faso, ma residenti in Trentino. Le sorelline (come anche la mamma e uno zio) erano appena tornate dal paese d'origine quando hanno cominciato a manifestare i primi sintomi di quella che poi si è rivelata malaria: una forma causata dal protozoo Plasmodium falciparum.

 

Da qui l'ipotesi che Sofia possa aver contratto la malattia proprio in ospedale. In effetti, le prime analisi dicono che anche per lei l'agente responsabile è il Plasmodium falciparum, purtroppo uno dei più aggressivi, ma questo non basta per arrivare a conclusioni definitive. La prima cosa da fare ora - e l'Istituto superiore di sanità si sta proprio organizzando in questo senso, come ha confermato al microfoni di Rai Radio Tre Gianni Rezza, direttore del dipartimento di malattie infettive - è capire se, oltre che della stessa specie, parliamo anche dello stesso ceppo. Se così fosse, ha sottolineato Rezza, potremmo ragionevolmente concludere che il contagio è avvenuto in ospedale, anche se rimarrà da chiarire come. Se i ceppi risultassero diversi, invece, significherà che il contagio è avvenuto in un contesto diverso.

 

I possibili scenari in ospedale

In ospedale gli scenari possibili sono differenti: il contagio potrebbe essere avvenuto tramite la puntura di una zanzara, oppure tramite trasfusioni di sangue o utilizzo di strumenti infetti, per esempio aghi di siringhe. Rispetto a questo scenario, la direttrice del reparto di pediatria dell'Ospedale di Trento, Annunziata Di Palma, ha affermato: "Abbiamo cercato di capire se abbiamo fatto degli errori nelle procedure, ma non lo troviamo. Abbiamo ripercorso l'intero percorso della paziente durante il ricovero". E in un'intervista a Repubblica Paolo Bordon, direttore generale dell'Azienda sanitaria del Trentino, avrebbe dichiarato che le sorelline originarie del Burkina Faso e Sofia si trovavano in stanze diverse, e che le cure della bimba sono state effettuate con materiale monouso e senza trasfusioni.

 

La questione della zanzara vettore


Rispetto all'ipotesi zanzara, un insetto già infetto potrebbe aver punto Sofia in ospedale: i rilievi effettuati a Trento non hanno trovato zanzare compatibili con la trasmissione della malattia, ma non è escluso che potessero essere presenti due o tre settimane fa. L'insetto responsabile, però, potrebbe avere colpito anche altrove, per esempio nel campeggio delle vacanze.

 

Va ricordato però che non può trattarsi di un insetto comune, di quelli che ci infastidiscono nelle serate estive. Deve essere un insetto di un genere particolare - Anopheles - e di una specie e di un ceppo in grado di veicolare il plasmodio responsabile della malattia. Anche in questo caso, gli scenari possibili sono due, come ricorda l'Ansa attraverso le parole di Massimo Galli, presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali.

 

Primo: il contagio potrebbe avvenire attraverso la puntura di un insetto già infetto importato da paesi in cui la malattia è endemica, e arrivato in Italia via nave o aereo, nei bagagli o sui vestiti di viaggiatori. Si parla in questo caso di "zanzara in valigia". In alternativa, il responsabile potrebbe essere una zanzara autoctona che, dopo aver punto una persona già infetta, abbia contagiato la bimba.

 

In Italia sono presenti, specialmente al centro-sud, due specie di zanzara anofele potenzialmente in grado di trasmettere la malaria, ma la probabilità che possano farlo davvero è attualmente molto bassa, perché queste zanzare sono poche, come sono poche le persone infette che possono fungere da serbatoio per la malattia. Inoltre, ha precisato Gianni Rezza alla radio, sappiamo che sono zanzare capaci di trasmettere un tipo particolare di plasmodio (il vivax), che era infatti responsabile dei casi di malaria che sono stati descritti in Italia fino al secondo dopoguerra, ma non sono affatto efficienti nella trasmissione del falciparum.

 

L'unica cosa certa, per ora, è che qualunque cosa sia accaduta a Sofia è stata purtroppo l'esito di "circostanze eccezionalmente rare e sfortunate", come le ha definite Rezza. Per capire che cosa è accaduto davvero, non resta che aspettare l'esito di ulteriori indagini.

 

Gli immigrati portano la malaria?


Non appena si è diffusa la notizia di una possibile relazione tra la malattia di Sofia e quella di due bambine originare del Burkina Faso ricoverate nello stesso ospedale proprio per malaria, è partita subito la corsa ad accusare stranieri e migranti. Ma stanno davvero così le cose? Davvero gli immigrati possono costituire un pericolo per la salute pubblica in Italia?

Come ricorda un articolo pubblicato su Valigia Blu, effettivamente "esiste la possibilità che chi viene da paesi nei quali la malaria è presente possa costituire una fonte di trasmissione”. Da qui, però, a dichiarare che, sul fronte malaria, i migranti possono rappresentare un problema per la nostra sanità pubblica ce ne corre, per almeno due motivi principali.

Primo perché

, come abbiamo ripetuto, la malaria non si trasmette da persona a persona. Servono le zanzare, e quelle potenzialmente in grado di trasmetterla in Italia sono poche, sia in termini di specie sia in termini di numerosità delle popolazioni (non basta che ci sia una manciata di zanzare di una specie "adatta", serve una popolazione consistente). Inoltre, bisogna che queste zanzare siano in grado di trasmettere il plasmodio non solo sulla carta ma nella realtà dei fatti, il che dipende da vari fattori biologici, e bisogna anche capire di quale plasmodio parliamo.

L'ideale per la trasmissione del Plasmodium falciparum, responsabile della morte della piccola Sofia, è Anopheles gambiae, che da noi non c'è. Le nostre zanzare anofele possono trasmettere il Plasmodium vivax ma sono decisamente poco efficienti con altri protozoi.

Secondo perché

in un mondo globalizzato come il nostro, dove persone e merci si spostano di continuo e velocemente, puntare il dito contro una categoria di persone (i "migranti", gli "stranieri") è decisamente semplicistico. Secondo quanto riferisce Valigia Blu  riportando dati del Ministero della salute, "tra il 2010 e il 2015 in Italia sono stati notificati 3633 casi di malaria, poco più di 600 all'anno. Si è trattato quasi esclusivamente di casi importati, cioè di persone che si sono ammalate non in Italia, ma in un paese dove è presente la malattia.

L’80% ha riguardato stranieri (per lo più residenti italiani che rientravano da soggiorni temporanei nei loro paesi d'origine, NdR), mentre il 20% dei casi importati è stato notificato tra italiani di ritorno da viaggi per turismo o lavoro". Di fronte a questi dati, appare chiaro che non è il caso di fare allarmismo: è vero, uno "straniero" potrebbe portare in Italia il plasmodio della malaria, ma può farlo tranquillamente anche un italiano. E resta il fatto - e torniamo al primo punto - che non abbiamo i vettori in grado di trasmetterlo.

Senza contare che anche gli insetti si spostano. E se oggi le zanzare in valigia possono costituire un problema limitato, lo scenario potrebbe cambiare rapidamente a causa dei cambiamenti climatici in corso, potenzialmente in grado di facilitare l'insediamento e la diffusione anche nel nostro paese di specie in grado di veicolare più facilmente questa e altre malattie tropicali. Un problema di cui, questo sì, è il caso di cominciare a preoccuparci seriamente.