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Blue Whale, tutto quello che c'è da sapere

disegnobalena
30 Maggio 2017
Che cosa è il Blu Whale? Come si gioca? Quali sono le regole? Ma questo fenomeno esiste veramente? Abbiamo indagato sulle origini di questo mito.
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Se ne parla ormai da tempo. Ma è finzione o realtà? C'è davvero un "curatore" dietro al gioco "Blue Whale", Balena Blu, oppure no? Il Blue Whale Challenge ha davvero indotto al suicidio dei giovani in Russia?

 

Lo stesso sito Snopes.com, specializzato in confutare leggende metropolitane, scrive che non ci sono prove che il cosiddetto Blue Whale esista davvero e abbia provocato la morte di 130 ragazzini in Russia.

Il rischio di emulazione però, dopo che se n'è parlato in trasmissioni, telegiornali, giornali e internet, diventa sempre più alto. E' importante quindi sapere di che cosa si sta parlando, cercando di non focalizzarci troppo su questa moda in sé, ma cogliendo l'occasione per sensibilizzare i ragazzi sul bello e il brutto che può accadere nella rete. 

 

Che cosa è il Blue Whale

Il "gioco" nascerebbe online. Un fenomeno che sarebbe partito dalla Russia per poi diffondersi in America Latina e ora anche in Europa: dalla Spagna al Portogallo, ma anche alla Francia e alla Gran Bretagna. Dopo 50 giorni di prove sempre più perverse, fatte di autolesionismo, svegliarsi presto alla mattina presto, ascoltare musica alienante, guardare film horror e tanto altro, porterebbe al suicidio i ragazzi.

 

Come si gioca: le regole

Si inizia a giocare al "Blue Whale" attraverso internet. Il "gioco" dura 50 giorni e prevede una serie di prove da superare che vengono assegnate da un “tutor”: si comincia da piccoli tagli, a disegnare balene (le balene sono state scelte come simbolo di questo "gioco" perché si "suicidano" spiaggiandosi senza apparente motivo sulle coste), fino ad arrivare alla visione di film horror, alzarsi prestissimo la mattina, corse notturne e, infine, “saltare da un edificio alto e perdere la propria vita”. Il tutto facendo filmare il suicidio da qualcuno. Sempre le regole prevedono che dopo ogni “sfida” vengano cancellate foto o altre prove del passaggio allo stadio successivo.

 

Dove è nato? Le origini del Blue Whale

Tutto sarebbe nato nel maggio del 2016, quando la rete televisiva russa RT trasmette un servizio sui gruppi che parlano di suicidio sul social network VKontakte, VK.com. Sempre nello stesso mese, anche una testata russa, la Novaya Gazeta, parla di qualcosa che somiglia al "Blue Whale Challenge", dichiarando che 130 ragazzini si sarebbero suicidati nel Paese tra il novembre 2015 e aprile 2016 proprio a causa di sfide estreme di ragazzini che usano la balena come simbolo. La risonanza del servizio ha portato imitatori e non sono mancati gli sciacalli che hanno speculato sul tema. In Russia, sempre a quanto riporta Snopes.com, gruppi "Blue Whale" sembrerebbero infatti davvero esistere. E sarebbero nati dopo la morte di Rina Palenkova, un'adolescente russa che si sarebbe suicidata dopo aver postato una sua foto su VK.com. In realtà però lo scopo di questi gruppi non sarebbe tanto quello di indurre i giovani al suicidio, ma di fare marketing cavalcando una moda del momento, per avere pubblicità e traffico. Sul social network VKontakte infatti, è possibile raccogliere pubblicità e guadagnare soldi grazie alle proprie pagine.

 

Come riporta sul suo sito Paolo Attivissimo, giornalista e cacciatore di bufale, "a novembre 2016 il sito di notizie russo RBTH ha annunciato l'arresto di un uomo, Filipp Budeikin, accusato di aver gestito un gruppo dedicato al suicidio su VK. Ma RBTH non ha menzionato specificamente il Blue Whale Challenge. Non c'è nessun legame fra Budeikin e il BWC. Eppure l'arresto è stato interpretato lo stesso come una conferma dell'esistenza e dell'efficacia del Blue Whale Challenge."

 

 

Blue Whale arriva in Italia: il servizio delle Iene

Prima che il servizio delle Iene ne parlasse, in Italia non si sapeva nulla di Blue Whale. Come si vede da Google Trends, le ricerche di questa parola chiave nel nostro Paese sul famoso motore di ricerca erano praticamente pari a zero.

 

Dopo la messa in onda del servizio de Le Iene, trasmessa da Mediaset il 14 maggio e a cura di Matteo Viviani, il "gioco" Balena Blu arriva anche da noi. Ed è boom di ricerche: "Blue Whale", "Iene Blue Whale", "servizio Iene Blue Whale" sono solo alcune delle parole chiave che sono state cercate negli ultimi 14 giorni.

 

Durante la puntata viene anche ipotizzato un primo caso italiano, a Livorno. Ma lo stesso servizio indica che nel caso del ragazzo non ci sono prove di legame specifico con il Blue Whale Challenge. 

 

Che cosa dire poi dei filmati di suicidio messi nella puntata delle Iene? Il giornalista blogger Andrea Rossi di "Alici Come Prima", ripreso da La Stampa, ha analizzato alcuni di questi video trasmessi nei primi 2 minuti del reportage e ha notato alcune inesattezze.

 

I consigli per i genitori e i ragazzi

Che esita davvero oppure no, che ci sia un "curatore" dietro che ti dica che cosa fare o no, in merito al fenomeno della “Balena Blu”, il Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni ha stilato un vademecum di consigli pratici per genitori e ragazzi.

Come scrivono sul loro sito: "Il Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni sta coordinando gli interventi attivati a seguito delle numerose segnalazioni pervenute ed in trattazione degli Uffici territoriali della Polizia Postale al fine di individuare la presenza di eventuali soggetti che si dedicano ad indurre minorenni ad atti di autolesionismo ed al suicidio attraverso l’uso di canali social e app ovvero di intercettare fenomeni di emulazione nei quali pericolosamente possono incorrere i più giovani in Rete in preda alle mode del momento o guidati da un’improvvida fragilità magari condivisa con un gruppo di coetanei. Stiamo parlando del blue whale challenge, una discussa pratica che sembrerebbe provenire dalla Russia che viene proposta come una sfida in cui un così detto “curatore” manipola la volontà e suggestiona i ragazzi sino ad indurli, attraverso una serie di 50 azioni, al suicidio."

 

I CONSIGLI PER GENITORI DELLA POLIZIA POSTALE:

  • Tenere sempre vivo il dialogo sul caso Blue Whale e sulla sicurezza di Internet in generale, cercando un confronto costruttivo e provando a intercettare l'opinione dei figli a riguardo.
  • Prestare attenzione a cambiamenti improvvisi d'umore, di condotta scolastica, di vita sociale e di ritmo sonno-veglia (molte prove del "gioco" prevedono levatacce alle 4.20 del mattino per guardare film horror o ascoltare musica psicologicamente impattante) dei ragazzi. Controllate anche eventuali tagli sulle braccia, segni tipici dell'iniziazione della Balena Blu.
  • Non drammatizzate né sminuite il fenomeno, soprattutto se notate un certo interesse del caso da parte dei vostri figli. Allerta massima, ma niente esagerazione, che portano solo controindicazioni.
  • Segnalate qualsiasi caso accertato (dei vostri figli o di conoscenti) a genitori e autorità (Polizia, Polizia Postale o al sito www.commissariatodips.it)
  • Ricordate ai ragazzi, possibilmente senza toni accusatori o troppo moralistici, il valore della vita e la cattiveria di chi cerca di manipolarci per farcela disprezzare. Fate loro presente che è del tutto normale sentirsi tristi e avere "botte" di insicurezze (soprattutto durante l'adolescenza), ma che la soluzione non è l'autodistruzione. Spiegate infine che anche se si è fatti convincere a compiere alcune prove della Blue Whale, nessuno è obbligato a proseguire e che chiedere aiuto non è sintomo di debolezza, bensì di coraggio.