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Bonus cultura 18enni: compravendita illegale

Di Niccolò De Rosa
leggere-nf
24 Gennaio 2017
Molti giovani preferiscono rivendere on-line libri e cd acquistati con il bonus cultura per poter monetizzare un incentivo di cui non sentono effettivamente il bisogno: chi non legge o non va al cinema non sa che farsene
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Concettualmente il bonus cultura varato dal precedente governo per i neo diciottenni non fa una grinza: 500 € spendibili per libri, musei, teatri e dal 2017 musica (cd o download) e corsi di lingua straniera, così da arricchire il proprio bagaglio d'esperienze e aprirsi con maggior consapevolezza al mondo dei grandi. (Leggi anche: come ottenere il bonus 18enni)

 

La realtà però ha detto altro.

 

In Italia infatti si legge poco e si va ancor meno a teatro o al cinema (secondo l'Istat un italiano su cinque non svolge alcuna attività culturale). Se si aggiungono meccanismi non proprio fluidi per ottenere gli accessi alle credenziali necessarie (password Spid ecc...) e la mancanza di chiarezza nell'utilizzo, ecco che il bonus si trasforma da possibilità a impaccio.

 

Non uso, quindi vendo

Qualcuno ha dunque pensato di tramutare il bonus "astratto" in moneta sonante, mettendo in piedi una vera compravendita on-line (illegale) per mettersi in contatto con lettori over-18 e comprare per loro, a metà prezzo, libri o cd con i soldi del bonus cultura.

In un colpo solo quindi l'acquirente ottiene i testi alla metà del costo di copertina, mentre il titolare del bonus riceve soldi veri al posto di agevolazioni che comunque non avrebbe sfruttato.

 

Così facendo centinaia di ragazzi hanno racimolato 200-300€ in barba allo spirito formativo dell'iniziativa.

 

Quando la faccenda è venuta a galla (già Repubblica di settembre aveva svelato il traffico illecito), le reazioni si sono divise tra chi colpevolizza le nuove generazioni per lo scarso interesse culturale e chi invece vede nell'offerta proposta un modo antiquato di intendere la conoscenza: molti giovani si formano su sistemi alternativi (non cd, ma YouTube, non cinema ma Netflix) che sebbene non debbano rimpiazzare totalmente i tradizionali strumenti del sapere, potrebbero essere inclusi in un programma educativo che guardi al futuro.