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Bullismo: 11 consigli per genitori, insegnanti e ragazzi

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20 Gennaio 2016 | Aggiornato il 01 Febbraio 2017
Nel 2016 la Sip, (Società Italiana Pediatria), la Polizia di Stato e Facebook hanno stilato alcuni consigli rivolti non solo ai ragazzi ma anche (e soprattutto) ai genitori e agli insegnanti per aiutare ad affrontare le situazioni di bullismo. Tra i consigli, parlarne ai figli e non trascurare i campanelli di allarme.
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Uno spintone, un insulto. Uno scherzo di cattivo gusto. Un tag a una foto pubblicata su Facebook che invece dovrebbe invece restare anonima. Un ricatto su WhatsApp. Sono tanti i gesti che possono nascondersi dietro agli atti di bullismo e cyberbullismo. E il bullismo, in tutte le sue forme è una realtà presente tra giovani e adolescenti.

 

I consigli ai genitori

 

Da qui e dal caso della ragazzina 12enne di Pordenone era nata l'idea di un Vademecum poi elaborato da Sip, la Società Italiana Pediatria, Polizia di Stato e Facebook per autare i ragazzi, ma soprattutto i genitori, ad affrontare e superare il disagio.

 

Oggi, a pochi giorni dalla prima Giornata Nazionale contro il bullismo, ricordiamo le linee guida da adottare per approcciare un argomento così delicato.

 

Il primo consiglio? PARLARE. Genitori, parlate con i vostri figli. Secondo consiglio: create un circuito di informazione coinvolgendo la scuola e i pediatri. Terzo: prevenire. La prevenzione è l'unica arma.

I ragazzi vittime del bullismo hanno spesso tratti comuni, come la scarsa integrazione nell'ambiente scolastico e la tendenza all'isolamento: due campanelli d'allarme da non trascurare secondo Pietro Ferrara, dell'Istituto di Clinica pediatrica dell'Università Cattolica e referente nazionale per maltrattamento e abuso della Società italiana di pediatria (Sip).

 

I consigli per i ragazzi

 

Che cosa può fare un ragazzo vittima di bullismo? La Polizia Postale, da anni impegnata in campagne di sensibilizzazione e prevenzione su rischi e pericoli connessi soprattutto al web, consiglia ai ragazzi di:

 

  1. raccontare a genitori, insegnanti o a persona adulta di fiducia le prepotenze subite, in modo da valutare se sporgere denuncia;
  2. non rispondere alle persecuzioni ma salvare tutti i messaggi minacciosi, annotare i tempi delle telefonate, i luoghi virtuali della persecuzione, per circostanziare al meglio l'eventuale denuncia;
  3. cambiare il proprio indirizzo e-mail o il numero di cellulare se possibile;
  4. segnalare a https://www.commissariatodips.it/ comportamenti scorretti e vessatori subiti online. E' anche possibile scaricare gratuitamente l'App del Commissariato online dagli store Apple e Play Store.

I consigli per gli insegnanti

 

Che cosa può fare invece un insegnante per individuare sul nascere un potenziale bullo? Spesso infatti sono situazioni e dinamiche che nascono tra adolescenti e ragazzini sui banchi di scuola. I consigli della Polizia di Stato.

 

  1. Una migliore attività di controllo durante la ricreazione e la mensa metterebbe al sicuro le potenziali vittime. Sono questi i momenti in cui la maggior parte dei bulli agisce indisturbata
  2. Si possono istituire "cassette delle prepotenze" dove lasciare dei biglietti con su scritto quello che succede;
  3. È importante abituare i ragazzi a raccontare ciò che accade e a non nascondere la verità
  4. Se l'insegnante individua un bullo o una vittima, per aiutarlo è necessario parlare subito con lui di ciò che gli accade

Leggi anche: come capire se il bambino è vittima di bullismo

 

Fonti: Polizia Postale e Polizia di Stato

 

 

Bullismo: i dati in Italia. Secondo i dati Istat del 2014 (ultima rilevazione), poco più del 50% degli 11-17enni è rimasta vittima di episodi di bullismo. Gli episodi di cyberbullismo sono meno frequenti ma ad essere più colpite sono le ragazze.
Le prepotenze più comuni sono: offese con brutti soprannomi, parolacce o insulti (12,1%), derisione per l'aspetto fisico e/o il modo di parlare (6,3%), diffamazione (5,1%), esclusione per le proprie opinioni (4,7%), aggressioni con spintoni, botte, calci e pugni (3,8%).