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Accarezzare un neonato prematuro lo fa stare meglio

Di Sara De Giorgi
carezzaprematuro
16 Settembre 2019
Secondo una recente scoperta di un team internazionale pubblicata sulla rivista "Developmental Cognitive Neuroscience", la carezza sarebbe alla base del tatto terapeutico nei bambini nati pre-termine. Praticamente, accarezzare dolcemente un piccolo prematuro determinerebbe in lui grossi miglioramenti.
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Accarezzare dolcemente un neonato prematuro determinerebbe in lui una significativa riduzione dello stress. Lo ha sostenuto una ricerca recente portata avanti da un team internazionale (Ospedale Buzzi di Milano, Università di Milano-Bicocca, Fondazione COME Collaboration di Pescara, Istituto Osteopatia Milano e l’Università John Moores di Liverpool) e pubblicata sulla rivista "Developmental Cognitive Neuroscience".

 

In particolare, la carezza produrrebbe un miglioramento in diversi parametri fisiologici, quali il livello di ossigenazione sanguigna e il battito cardiaco nei neonati pretermine tra le 28 e le 37 settimane di gestazione.

 

Nello specifico, questo studio ha preso in esame nei neonati gli afferenti C-tattili (CT), una classe di fibre nervose non mielinizzate attivate da un tocco continuo a bassa intensità, simile ad una carezza. Il tocco di tali fibre sarebbe risultato in grado di stimolare aree cerebrali (quali la corteccia insulare posteriore) e di ridurre l'eccitazione del sistema autonomico, correlata a stress e dolore.

 

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Lo studio ha paragonato - considerando due parametri quali la frequenza cardiaca e un aumento dei livelli di ossigenazione del sangue, legati al miglioramento delle condizioni cliniche dei neonati pretermine tra 28 e 37 settimane di età gestazionale -  l'effetto di cinque minuti di stimolazioni effettuate alla velocità ottimale delle fibre CT con cinque minuti di tocco statico.

 

Il tocco in grado di attivare le fibre CT ha prodotto una riduzione significativa di frequenza cardiaca e di ossigenazione del sangue almeno per un periodo di cinque minuti. Al contrario, non si è verificato nessun cambiamento significativo nei neonati sottoposti a contatto statico.

 

Secondo Alberto Gallace, docente di psicobiologia e psicologia fisiologica dell’Università di Milano-Bicocca, tali risultati "supportano l'ipotesi dell’attivazione delle fibre CT determinata da stimoli analoghi alla carezza e il substrato neurobiologico degli effetti benefici osservati nelle terapie basate sulle interazioni tattili neonatali, offrendo importanti informazioni per la loro ottimizzazione in futuro. Più in generale, la ricerca arricchisce le nostre conoscenze sull’importanza dell’interazione tattile per il nostro benessere, già a partire dai primissimi mesi di vita".

 

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