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Carlo, guarito dal Covid, diventa papà durante il ricovero: la prima foto del mio bambino

Di Nostrofiglio Redazione
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22 aprile 2020
Carlo sta per diventare papà, ma ai primi di marzo inizia a non sentirsi bene: febbre alta e difficoltà respiratorie. Viene ricoverato al Niguarda e inizia le terapie. Nel frattempo, in un altro ospedale di Milano, nasce suo figlio Emanuele, che Carlo ha potuto abbracciare solo dopo una settimana dalla sua nascita. Una volta tornato a casa, il pensiero di Carlo va al personale del Niguarda, a cui ha voluto mandare la foto del bambino. Se Carlo ce l'ha fatta è anche grazie a loro.

 

Papà per la seconda volta

 

Carlo è un tecnico informatico di origine siciliana ma milanese di adozione, che nel giro di pochi giorni sarebbe dovuto diventare papà per la seconda volta. E' una notte di inizio Marzo e Carlo inizia ad avere la febbre alta: subito il suo pensiero va al coronavirus

 

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I suoi sintomi fanno pensare al Covid

 

Ha la febbre e sintomi gastrointestinali e si sente molto stanco e debilitato

 
Decide di sentire il medico di base che gli prescrive una terapia con antibiotico.
Passano alcuni giorni ma la febbre non scende e le sue condizioni peggiorano sempre di più.

 

Spiega Carlo:

 

"Dopo alcuni giorni è comparsa anche una tosse secca, ero debilitato e non mangiavo, tra l'altro il cibo iniziava a non avere alcun sapore e anche la percezione dell'olfatto era distorta, ad esempio a letto avvertivo come un odore di umidità persistente che proveniva dalle lenzuola e questo mi dava nausea".

 


Dopo 10 giorni dall'inizio dei sintomi, sente di avere difficoltà respiratorie e decide di chiamare i numeri dell'emergenza.

 

"Non nascondo che nell'attesa di avere una risposta ho salutato la mia compagna, ho messo la mano sul suo pancione e ho detto: "Ciao piccolo, mi dispiace se non ci sarà modo di conoscerci", in quel momento è quello che ho pensato mentre mi rimettevo a letto stremato".

 

Il trasporto in ambulanza al Niguarda

 

Arriva l'ambulanza che lo trasporta d'urgenza al Niguarda

"Ricordo il trasporto, in un silenzio surreale, assordante. Era dieci giorni che non mettevo il naso fuori di casa e in giro non c'era nessuno sembrava di essere in una serie tv post-apocalittica".


Arrivato al pronto soccorso, la diagnosi tanto temuta: grave polmonite interstiziale con il polmone destro quasi del tutto compromesso e il tampone conferma la positività al coronavirus.
Viene così ricoverato nel reparto di Malattie Infettive e si iniziano subito le terapie.


"I trattamenti con i farmaci antivirali non sono stati una passeggiata e hanno portato con sé diversi effetti debilitanti però per fortuna hanno dato l'effetto sperato.
E il miglioramento dopo 5 giorni mi permette di uscire da quel reparto in cui la doppia porta di isolamento e gli operatori vestiti in stile Chernobyl trasmettono un senso di preoccupazione nonostante i modi rassicuranti e le attenzioni del personale. Inevitabilmente, chiuso da solo in una stanza così ti viene da chiederti, ma cosa sta succedendo, sto per morire?"

 

Carlo ricorda di essersi tenuto compagnia con un compagno di stanza anche lui ricoverato nel reparto Covid:

 

"Io mi stavo rimettendo e con me c'era un compagno di stanza in cui la malattia era abbastanza grave e io cercavo di stargli dietro e rincuorarlo. Per fortuna le cose sono andate bene per entrambi. E io non mi toglierò mai dalla testa l'applauso che mi ha riservato tutto il personale quando sono uscito per essere trasferito nel reparto a bassa intensità. E' stato emozionante".

 

Gli ultimi giorni di ricovero

 

Carlo trascorre i 14 giorni finali del ricovero nel reparto a bassa intensità

 

"Sono stati 14 giorni di coccole e la prima volta che ho provato a camminare… è da raccontare. Quei 100 metri in corridoio in compagnia di un'infermiera che mi accompagnava, sulla sessantina, lei andava al doppio della velocità rispetto a me. Poi però c'è stato tutto il tempo per rimettermi in sesto e dei 6 chili di peso persi ne ho ripresi due. Intanto la data del parto si avvicinava e ogni giorno poteva essere quello buono. Tutti in reparto sapevano del mio piccolo in arrivo e mi chiedevano...

 

La nascita di Emanuele

 

Finalmente ci siamo, è l'inizio di aprile

"Emanuele è nato in un altro grande ospedale di Milano a pochi chilometri da Niguarda. La mia compagna era là ed io qui, separati ed uniti solo dal telefono. E' andato tutto bene e finalmente dopo un mese di distacco ho potuto rivedere la mia compagna. Mio figlio invece l'ho potuto tenere in braccio dopo una settimana dalla sua nascita. Ho voluto mandare la foto anche al personale di Niguarda, mi dicevano "devi farcela anche per lui".

 

"Per fortuna ce l'ho fatta".

| Ospedale Niguarda
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