Ricerca scientifica

La straordinaria comunicazione tra mamma e feto durante la gravidanza

Di Valentina Murelli
comunicazione_mamma_feto
06 Settembre 2019
Un gruppo di ricerca americano ha chiarito l'importanza degli esosomi, piccole vescicole prodotte dalle cellule, nel "dialogo" tra cellule materne e cellule fetali, aprendo la strada allo sviluppo di nuove possibilità diagnostiche e terapeutiche

 
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Si chiamano esosomi e sono delle piccolissime vescicole prodotte e secrete dalle cellule. Contengono proteine e varie forme di RNA (una molecola "parente" stretta del DNA) e fino a non molto tempo fa si pensava che fossero un po' come sacchetti della spazzatura, usati dalle cellule per allontanare sostanze che non servivano più. Negli ultimi anni, però, si è scoperto che hanno invece un ruolo importantissimo nella comunicazione tra cellule e ora uno studio sperimentale pubblicato sull'American Journal of Obstetrics and Gynecology suggerisce che siano fondamentali anche nella comunicazione tra le cellule di mamma e feto durante la gravidanza.

 

"Durante la gravidanza c'è una comunicazione continua tra cellule materne e cellule fetali, basata proprio sulla circolazione di queste vescicole" ha spiegato il coordinatore dello studio, Ramkumar Menon, che è professore di medicina perinatale alla University of Texas Medical Branch. Per esempio, alcuni studi precedenti dello stesso gruppo di ricerca avevano suggerito che gli esosomi fetali sono in grado di segnalare alla mamma che gli organi del feto sono giunti a completa maturazione, dando il via libera per il processo del parto.

 

 

Così, Menon e colleghi hanno deciso di proseguire le loro indagini sull'argomento, avvalendosi per l'occasione di un modello animale: topolini geneticamente modificati per far emettere alle cellule fetali esosomi fluorescenti, che potevano essere seguiti al microscopio distinguendoli facilmente a quelli materni. Per la raccolta degli esosomi basta un semplice prelievo di sangue: in quello prelevato ai topolini esaminati, gli esosomi fetali rappresentavano circa il 35% di quelli totali, uno su tre.

 

"Abbiamo osservato che c'è davvero un grande andirivieni di esosomi sia in direzione materno-fetale sia nella direzione opposta, fetale-materna, a indicare che si tratta proprio di un sistema di comunicazione ampiamente utilizzato" ha commentato Menon. Aggiungendo che gli esosomi di origine materna sembrano in grado di indurre cambiamenti funzionali nei tessuti fetali. L'ipotesi, per il futuro, è che queste vescicole possano essere utilizzate come biomarcatori per valutare in modo non invasivo lo stato di salute del feto, ma anche come "taxi" speciali per veicolare eventuali farmaci di cui potrebbe esserci bisogno.

 

A questo proposito, il gruppo di ricerca di Menon ha appena ricevuto un finanziamento di 1,5 milioni di dollari per uno studio triennale relativo ad approcci innovativi per il trattamento del parto pretermine. "Vista l'importanza dell'infiammazione fetale nell'innescare i processi che portano a parto prematuro, di sicuro testeremo la possibilità di utilizzare gli esosomi come veicolo di farmaci antinfiammatori da veicolare al feto" ha concluso il medico ricercatore.