Staminali cordone ombelicale

Cryo-Save: facciamo il punto sul caso delle cellule staminali cordonali “scomparse”

Di Valentina Murelli
caso_cryosave
09 Ottobre 2019
Che fine ha fatto il sangue cordonale trasferito dalla banca svizzera alla polacca PBKM? Ripercorriamo il caso e scopriamo quanto si è scoperto fino ad ora

 
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C'era una volta papà Massimiliano che - ci ha raccontato al telefono – alla vigilia della nascita della sua bambina nel 2012 decide, con la moglie, di “fare una scommessa sulla scienza e la capacità di innovazione della ricerca”. Decide cioè di affidare le cellule staminali contenute nel sangue del cordone ombelicale della figlia a una banca privata di conservazione. “Perché anche se oggi la conservazione privata non serve (e papà Massimiliano ci tiene a precisare che lo sa che le cose stanno così, che secondo la comunità scientifica al momento non sono documentati utilizzi terapeutici validi), tra vent'anni magari chissà. E noi questa opportunità, questa finestra aperta sul futuro, a nostra figlia volevamo proprio regalarla”.

 

Così si guarda in giro, naviga per siti web, si confronta con altri genitori, sente una presentazione in un grande ospedale milanese e infine sceglie come banca la svizzera Cryo-Save. Non è il solo: la stessa scelta la fanno in tanti, in quegli anni. Papà Gianfranco, Giuliano, Alessandro, mamma Sabrina, Paola, Francesca. Si stima che in tutto siano oltre 15 mila le famiglie italiane che hanno affidato il sangue cordonale dei loro bambini alla Cryo-Save.

 

La motivazione è sempre la stessa: offrire ai propri figli la speranza – anche se non la certezza – di una chance in più in caso di futura malattia. D'altra parte, anche se in Italia la presenza sul territorio nazionale di banche private per la conservazione del sangue cordonale è vietata per legge, non lo è il trasferimento di quel sangue in banche estere: trasferimento – raccontano i genitori – talvolta più o meno velatamente incoraggiato anche dai ginecologi.

 

E allora, c'era una volta la Cryo-Save, banca privata svizzera di conservazione delle staminali cordonali, con un sito che la presenta come la banca delle staminali più grande d'Europa, con i suoi 330 mila e passa campioni stoccati in vari laboratori. Il problema, però, è che la Cryo-Save di una volta ora non c'è più. L'affiliata italiana Cryo-Save Srl, società di informazione e rappresentanza con la quale tipicamente avevano contatto i genitori italiani, è stata dichiarata fallita dal tribunale di Roma il 12 luglio scorso, mentre per la casa madre svizzera, Cryo-Save AG, è stata aperta a metà settembre la procedura di fallimento. Ed è dello stesso periodo una denuncia da parte dell'Ufficio federale elvetico della sanità pubblica per l'ipotesi di violazione della legge sui trapianti, in particolare rispetto agli obblighi di notifica su eventuali trasferimenti di materiale biologico. E intanto il brand internazionale Cryo-Save è passato di mano, dal gruppo Esperite, azienda biotech che si occupa di medicina rigenerativa con quartier generale ad Amsterdam, al fondo di investimento Myrisoph Capital, con base a Dubai.

 

Di tutto questo inizialmente papà Massimiliano (e come lui gli altri genitori che avevano stipulato un contratto con Cryo-Save) non sa nulla. “Mi era suonato un primo campanello d'allarme in aprile, quando io e mia moglie avevamo ricevuto un'email da parte di Cryo-Save che ci proponeva un'offerta per l'estensione del contratto di conservazione da 20 a 30 anni, visti i notevoli progressi scientifici nel settore. Ma secondo me dopo soli sette anni era davvero presto per cominciare a pensare a estensioni. E un altro campanello era risuonato a giugno, quando una nuova email ci ricordava che i campioni di nostra figlia erano (ovviamente, precisa) di sua proprietà, che erano stati processati in Belgio, che erano perfettamente conservati 'presso di noi' (e con il senno di poi ci chiediamo dove fosse questo posto) e intanto ci comunicava che era stato stipulato un accordo con la banca privata polacca PBKM come subappaltatore per i servizi di crioconservazione”.

 

Un'informazione alla quale lì per lì Massimiliano non aveva dato peso, ma che nei mesi successivi ha finito per togliergli il sonno.

 

Già, perché a metà settembre la stampa italiana ha cominciato a raccontare delle staminali “scomparse” di una banca di conservazione privata svizzera, la Cryo-Save appunto, che in teoria già dalla primavera erano state trasferite da varie sedi di crioconservazione della banca stessa – in Svizzera, ma anche in Belgio e probabilmente in altri paesi europei come Germania, Olanda e Portogallo – alla sede di Varsavia proprio della PBKM, appartenente al gruppo FamiCord.

 

È l'inizio del caos, non solo perché la notizia è una doccia fredda per tutti i genitori italiani che avevano affidato alla Cryo-Save il sangue cordonale dei loro bambini, ma anche e soprattutto perché un comunicato della PBKM stessa afferma di aver ricevuto la “maggior parte” dei campioni di Cryo-Save. “Maggior parte”, però, non significa “tutti” e allora le domande sorgono spontanee: quanti sono esattamente quelli che mancano all'appello (si parla di un 1-2 per cento dei campioni, che interesserebbero dunque 150-300 famiglie italiane)? Quali sono i campioni mancanti? Dove sono?

 

Sul sito di Famicord, un pop-up in grande evidenza si rivolge ai clienti Cryo-Save indirizzandoli a una pagina con varie informazioni e a un form da compilare per avere dettagli sullo status delle proprie cellule, ma avverte che potranno volerci anche sei settimane per ricevere una risposta. Massimiliano, per esempio, non l'ha ancora ricevuta. E nella mente dei genitori coinvolti cominciano a insinuarsi dubbi agghiaccianti. “Chi ci garantisce che le cellule dei nostri figli non siano in tutto o in parte state utilizzate per fini non previsti e non autorizzati, magari vendute a qualcuno per la ricerca o per terapie? Che fine può fare il patrimonio genetico contenuto in questi 15 mila campioni? Anzi, in oltre 300 mila campioni, se consideriamo l'insieme delle famiglie europee?” si chiedono Massimiliano e i tanti genitori che nel frattempo hanno costituito su Facebook il gruppo Genitori Cryo-Save.

 

Scenari da fantascienza, forse, ma è difficile toglierseli dalla testa una volta che la fiducia in chi doveva garantire una sorta di assicurazione sulla salute futura dei propri figli è ormai caduta per sempre. E pure rovinosamente. In ballo, infatti, non c'è solo la mancanza di trasparenza nelle comunicazioni tra Cryo-Save e i suoi clienti, ma la scoperta, giorno dopo giorno, di nuovi inquietanti particolari.

 

A fine settembre, per esempio, si scopre che Cryo-Save ha per anni conservato le staminali cordonali in Belgio, benché già nel 2011 il paese avesse esplicitamente proibito per legge questa pratica. Per stessa ammissione dell'amministratore delegato di Esperite, Frederic Amar, nel 2015 l'Agenzia federale belga per la salute pubblica aveva chiesto lo stop definitivo delle operazioni di stoccaggio da parte della CryoSave, che aveva però ottenuto un rinvio a marzo 2019. A quel punto, scrive Amar, “avevamo in Belgio 42 contenitori che dovevano per forza essere trasportati – pena la distruzione – in un altro paese con regolamentazione stabile e ufficialmente confermata. Paesi come la Francia, l'Italia, la Germania e la Spagna non li avrebbero accettati. La Svizzera era un'opzione possibile, ma costosa e problematica e da qui la prospettiva di una transazione con la PBKM”, che viene definita la “soluzione perfetta”.

 

E ancora: ai primi di ottobre da una risposta inviata dall'ambasciata italiana a Varsavia a una nonna del savonese che aveva chiesto informazioni su quanto stesse accadendo, trapela che in alcuni casi la PBKM non avrebbe riscontrato una corrispondenza esatta tra i registri elettronici e il materiale inserito nei contenitori (informazione condivisa sul gruppo Facebook Genitori Cryo-Save). Altri genitori che all'inizio erano rimasti tranquilli perché avevano scelto banche diverse da Cryo-Save, scoprono intanto che la vicenda interessa anche loro, perché la banca alle quali si erano affidati è stata nel tempo acquisita proprio da Cryo-Save (è il caso di Salveo) o perché (come Genico) aveva utilizzato per la conservazione proprio i laboratori di quest'ultima.

 

Insomma è davvero il caos, tra campioni che stavano dove non avrebbero dovuto, altri di cui non si ha traccia, altri ancora che non si sa bene cosa contengano. Per non parlare dei dubbi sulle condizioni del trasporto. D'altra parte, purtroppo, non sarebbe la prima volta che qualcosa nel mondo delle banche private del sangue cordonale non torna. Nel 2014, per esempio, un'inchiesta svolta negli Stati Uniti dal Wall Street Journal aveva portato alla luce gravi difetti e inadempienze da parte di alcune piccole banche private, con il fallimento di alcune strutture senza che delle cellule che avrebbero dovuto conservare si sapesse più niente.

 

E rispetto al caso Cryo-Save sono inevitabili anche le incertezze sui contratti, anche se papà Massimiliano, sempre nel gruppo Facebook, racconta di aver ricevuto rassicurazioni dirette da parte dell'amministratore delegato di PBKM, secondo il quale pur essendo necessaria la stipula di un nuovo contratto con l'azienda polacca che ora detiene i campioni, nulla sarà dovuto in più rispetto a quanto già pagato a Cryo-Save per la conservazione per 20 o più anni (a meno di pagamenti rateali).

 

La questione è stata anche oggetto di un'interrogazione al Ministero della Salute, alla quale ha risposto alcuni giorni fa il viceministro della salute Pierpaolo Sileri, assicurando che il Ministero “si è attivato al fine di acquisire direttamente dalle autorità elvetiche, attraverso i canali diplomatici, notizie attendibili circa la situazione”. (Ma sottolineando anche la volontà di continuare a scoraggiare sistemi di raccolta individuali e privati). In attesa di chiarimenti, i genitori del gruppo Cryosave che sono anche avvocati (tra i quali proprio papà Massimiliano) stanno preparando ciascuno un esposto da presentare contemporaneamente in varie procure, per sollecitare un intervento che punti a verificare se in tutta questa vicenda si configuri qualche reato, per esempio relativo al mancato rispetto del trattamento dei dati personali.

 

Al di là del discorso sul valore scientifico della conservazione privata, sul quale torneremo presto con un aggiornamento, al momento quello che resta sul terreno è la fiducia calpestata di migliaia di famiglie italiane, che non possono far altro che attendere l'evolvere della situazione, tenendo a bada i pensieri più cupi sul destino delle staminali dei loro bambini. "Questa storia - ha dichiarato papà Massimiliano in un servizio della Tv svizzera per l'Italia - potrà finire solo quando i genitori avranno la certezza che le cellule dei loro figli sono veramente conservate da qualche parte, si scoprirà chi è il responsabile attuale della conservazione e sarà possibile verificare che il contenuto delle singole provette corrisponde esattamente al Dna dei nostri figli".

 

Dati genetici e sicurezza
“I dati genetici sono dati sensibili che vanno assolutamente tutelati (e che anzi lo sono per legge!), per cui è importantissimo che si chiarisca al più presto dove sono tutti i campioni coinvolti nella vicenda. Detto questo, però, non credo che al momento i proprietari di quei dati corrano rischi particolari”. Ad affermarlo, gettando un po' di acqua sul fuoco della preoccupazione dei “genitori CryoSave” è Sergio Pistoi, biologo molecolare e giornalista scientifico che da anni si occupa di temi legati alla privacy genetica.

Secondo Pistoi è improbabile una commercializzazione di queste cellule a scopo di ricerca, “perché i ricercatori hanno già a disposizione banche dati pubbliche con centinaia di migliaia e a volte milioni di campioni perfettamente caratterizzati sia dal punto di vista genetico sia dal punto di vista delle storie cliniche delle persone alle quali appartengono quei campioni. Non vedo ragioni per rivolgersi al mercato nero”.

“Più delicato invece il discorso della privacy genetica. Anche se non oggi, in futuro disporre di informazioni relative al Dna di persone ben identificabili con nome, cognome e indirizzo potrebbe essere interessante per qualcuno, ma va detto che il rischio di estrarre queste informazioni c'è ogni volta che mandiamo in giro un campione biologico, a partire dal banale prelievo di sangue fatto in ospedale o in un laboratorio privato”.