Parto

Catania: sospese tre ginecologhe per gravi lesioni a un neonato

Di Irma Levanti
ospedale
07 Dicembre 2016
La vicenda nel luglio 2015 all'Ospedale Santo Bambino di Catania. L'accusa ai medici è di aver evitato un parto cesareo che avrebbe potuto risparmiare a un neonato, che oggi non parla né cammina, gravissime lesioni neuromotorie.
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Il 2 luglio 2015 Deborah Percolla entra all'ospedale Santo Bambino di Catania per far nascere il suo primo figlio. La gravidanza è andata bene, il travaglio comincia senza grossi problemi ma a un certo punto le cose si complicano

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C'è sofferenza fetale, bisognerebbe intervenire tempestivamente e invece le ginecologhe di turno non lo fanno. Il risultato sono le gravissime lesioni che infine riporta il neonato: encefalopatia, tetraparesi spastica, ritardo neuropsicomotorio. Oggi il bimbo, che ha un anno e mezzo, non parla e non cammina e probabilmente non lo farà mai.

 

Per quanto successo quel giorno in sala parto la procura di Catania ha ora deciso di sospendere dall'attività medica le tre dottoresse, per periodi variabili dai cinque mesi all'anno.

 

Le accuse alle tre donne sono pesantissime: secondo la procura, le due ginecologhe inizialmente di turno avrebbero evitato un cesareo d'emergenza per non dover prolungare il proprio orario di lavoro. Ancora, avrebbero somministrato a Deborah un farmaco (atropina) controindicato in caso di sofferenza fetale, ma in grado di normalizzare il tracciato cardiotocografico, e non avrebbero segnalato la gravità della situazione alla collega del turno successivo. Che, a sua volta, avrebbe agito in modo negligente e inadeguato, arrivando a effettuare una pratica decisamente controversa come la manovra di Kristeller, che consiste nel premere sull'addome della mamma. Come se non bastasse, i tre medici avrebbero falsificato a posteriori la cartella clinica di Deborah, per non lasciare traccia delle loro inadempienze.  

 

Alla fine, il bimbo è nato con il cordone intorno al collo: cianotico, non respirava ed è stato portato subito in rianimazione. La sospensione delle tre ginecologhe è solo il primo passo giudiziario: il prossimo, molto probabilmente sarà la richiesta di rinvio a giudizio.