Salute e benessere

Cittadinanza ai bimbi "nati migrando": l'appello della Federazione dei pediatri italiani

Di Irma Levanti
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06 Ottobre 2016
I pediatri di famiglia della FIMP, a conclusione del loro congresso dedicato ai primi 1000 giorni del bambino, chiedono alle istituzioni di garantire la cittadinanza italiana a tutti i bimbi nati da madri profughe per guerra o povertà e tratte in salvo sul nostro territorio.
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Cittadinanza italiana per i bimbi "nati migrando", cioè da madri profughe per guerra o povertà e tratte in salvo sul territorio italiano. È quanto chiedono i pediatri della FIMP, Federazione italiana medici pediatri, in una lettera inviata oggi alle istituzioni dello Stato italiano

: presidente della Repubblica, del consiglio dei ministri, della Camera e del Senato e ministri di esteri, interno, salute, lavoro e politiche sociali.

 

L'appello viene lanciato a conclusione del decimo congresso della Federazione, in pieno accordo con il tema del congresso stesso, e cioè i primi 1000 giorni di vita del bambino.

 

In effetti - ricorda la lettera, "i piccoli nati sui barconi o salvati a pochi giorni di vita durante un naufragio iniziano la propria esistenza con molte incertezze e disuguaglianze", che naturalmente possono ripercuotersi sulla salute futura e sulla possibilità di raggiungere un pieno potenziale di sviluppo fisico e cognitivo.

 

Per questi bimbi, inoltre, è sostanzialmente impossibile il ritorno - almeno a breve termine - nei paesi d'origine, o per i conflitti in atto (pensiamo alla drammatica situazione siriana) o per condizioni generali che minaccerebbero comunque lo stato di salute e di vita.

 

La Legge italiana sulla cittadinanza 91/92, la cui revisione è attualmente in discussione al Senato, prevede il riconoscimento dello ius soli, cioè la cittadinanza nascita, a “chi è nato nel territorio della Repubblica se entrambi i genitori sono ignoti o apolidi”.

La FIMP propone invece di estendere questo diritto anche ai bambini nati durante quei drammatici viaggi della speranza di cui, purtroppo, abbiamo notizia ogni giorno. Sono viaggi in cui, è quasi superfluo ribadirlo, le donne in gravidanza e i neonati non ricevono attenzioni adeguate.

 

Per questo, insistono i pediatri, è fondamentale garantire "ogni forma di recupero delle condizioni psicofisiche della diade madre-bambino", assicurando una giusta nutrizione, un ambiente sereno, ma anche accoglienza, integrazione, abitazione, possibilità di lavoro. Sottraendo così il prima possibile il neonato profugo, con i propri genitori, dallo stato di emergenza.

 

"Concedere lo ius soli a questi minori li sottrarrebbe dai rischi connessi con il perdurare di uno stato di irregolarità e di disuguaglianza nel riconoscimento dei diritti fondamentali garantiti dalle nostre leggi a tutti i bambini presenti sul nostro territorio" scrivono i pediatri FIMP. Invitando anche altre società scientifiche e associazioni ad aderire al loro appello.