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Neonati

Le coccole ai neonati lasciano il segno. Nei geni

Di Valentina Murelli
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27 Dicembre 2017
Per la prima volta, uno studio pubblicato su Development and Pshychopathology sottolinea che il contatto fisico può modificare lo schema di regolazione dei geni nei neonati, con effetti a lungo termine.

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"Se lo prendi troppo in braccio poi lo vizi". Quante volte le neomamme - e i neopapà - se lo sono sentiti ripetere, spesso provando un certo fastidio, da qualche parente o amico. D'ora in avanti, però, avranno a disposizione un modo scientifico per ribattere. Secondo un recente studio canadese, infatti, quello che succede coccolando molto i neonati è che cambia lo stato di attivazione di alcuni loro geni.

 

Come a dire: il contatto lascia una firma biologica. "A conferma - commenta la psicologa perinatale Alessandra Bortolotti, autrice del recente Poi la mamma torna (Mondadori, 2017) - che il contatto non è affatto così negativo come vorrebbero le nostre norme culturali".

 

Lo studio
Michael Kobor e colleghi, dell'Università della British Columbia, hanno chiesto ai genitori di un centinaio di bambini di cinque settimane di vita di compilare un diario dettagliato sui comportamenti dei neonati (sonno, pianto, pasti, agitazione, lamenti) e sulle loro attività di cura, comprese quelle basate sul contatto fisico.

 

Quando i bambini avevano poco più di quattro anni i ricercatori hanno analizzato il loro DNA (per procurarlo è bastato un campione di saliva), concentrandosi in particolare sulla presenza di particolari gruppi chimici chiamati gruppi metile che servono per modulare l'espressione dei geni, cioè il fatto che siano accesi o spenti.

 

Si parla appunto di metilazione, un meccanismo di regolazione dell'attività dei geni detto epigenetico (che non riguarda dunque la sequenza del DNA stesso) e ampiamente influenzato, soprattutto durante lo sviluppo in utero e i primi anni di vita, dalle condizioni ambientali. In questo caso, per ambiente si intende una grande varietà di componenti: dall'alimentazione (anche quella della mamma durante la gravidanza) all'eventuale presenza di sostanze inquinanti, al tipo di cure che si ricevono.

 

I risultati: il contatto lascia una traccia molecolare
Per prima cosa, gli studiosi hanno osservato che c'erano differenze significative nella metilazione del DNA tra bambini molto "coccolati" - i cui genitori attuavano cioè uno stile di cura molto basato sul contatto fisico - e quelli poco coccolati, che venivano toccati (presi in braccio, accarezzati, massaggiati) meno. Le differenze riguardavano in particolare cinque regioni ben precise di DNA, tra le quali due geni coinvolti nel funzionamento del sistema immunitario e in meccanismi metabolici.

 

Non sappiamo ancora che cosa significhino queste differenze, cioè come si traducano in termini di attività di questi geni e di quelli da loro regolati, né quali possano essere - se effettivamente ci sono - le conseguenze sulla salute fisica o psicologica del bambino, ma è chiaramente un'osservazione importante da rilevare.

 

Non solo. Kobor e colleghi hanno verificato un effetto anche a proposito della cosiddetta "età epigenetica", un concetto che si riferisce al fatto che ci sono degli schemi di modifiche epigenetiche specifici per ogni età biologica. Lo studio ha rivelato che tra i bambini più "stressati" (cioè quelli che piangevano spesso o apparivano particolarmente nervosi), quelli meno coccolati mostravano un'età epigenetica inferiore rispetto alla loro età biologica.

 

Anche in questo caso non sappiamo esattamente che cosa significhi, anche se alcuni studi recentissimi sembrano sottolineare un'associazione tra rallentamento dell'età epigenetica e qualche disturbo di salute.

 

Ovviamente, tutto ciò non significa che i genitori che pensano di aver coccolato poco i loro neonati adesso devono sentirsi in colpa. Da un lato ci sono ancora molte cose da chiarire sugli effetti a lungo termine di uno stile di cura basato su un alto contatto fisico. Dall'altro, in ogni caso va sottolineato che i cambiamenti epigenetici possono essere in parte reversibili, o compensati da altri aspetti. Secondo Bortolotti, però, "quello che conta è che la ricerca finalmente comincia a occuparsi di questi temi, e che i primi risultati non sostengono affatto il pregiudizio culturale corrente, secono il quale il contatto sarebbe qualcosa da evitare, e non una risorsa".

 

E dunque, in attesa di ulteriori dettagli se volete coccolare i vostri bambini fatelo senza pensare che state provocando loro qualche danno, e senza dar retta a chi vi dice il contrario!