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Cocò, il bimbo che faceva da scudo umano al nonno

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13 Ottobre 2015
A soli tre anni, il 16 gennaio 2014, era stato ucciso e bruciato in auto a Cassano allo Jonio, insieme al nonno e alla compagna di questi. I carabinieri del Ros avrebbero arrestato i due killer del piccolo Cocò Campolongo. Nuovi dettagli emergono sulla storia: Cocò veniva usato dal nonno come scudo protettivo per dissuadere i suoi nemici dal compiere agguati.
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Nicola 'Cocò' Campolungo. Tre anni. Nel gennaio 2014 il suo corpo era stato trovato carbonizzato all'interno di un'automobile, insieme a quello del nonno e della compagna. 

Un delitto efferato che aveva commosso l'Italia e del quale aveva parlato lo stesso Papa Francesco, nell'Angelus domenicale. 

 

I tre erano stati prima uccisi a colpi di pistola, poi bruciati in un'autovettura a Cassano allo Jonio, comune in provincia di Cosenza.

 

Lunedì mattina i carabinieri del Ros hanno notificato in carcere, dove si trovavano detenuti per altra causa, il provvedimento di arresto a Cosimo Donato e Faustino Campilongo, due esponenti dei clan della zona di Sibari, accusati di triplice omicidio e distruzione di cadaveri.

 

Nonno Giuseppe usava il nipote come scudo

 

Il vero obiettivo dei killer era però Giuseppe Ianicelli, 52 anni. L'uomo era già stato arrestato per detenzione di droga e traffico di cocaina e sapeva di essere nel mirino delle cosche che gestiscono il traffico di droga. 

 

Per cercare di allontanare il pericolo, aveva quindi trovato la tecnica di portare il piccolo Cocò con sé, come scudo protettivo per dissuadere i suoi nemici dal compiere agguati nei suoi confronti. É quanto hanno riferito i carabinieri del Comando provinciale di Cosenza.