Cognome materno

Cognome materno al bambino: alla Consulta domani la decisione

Di Niccolò De Rosa
famiglia-nf
07 Novembre 2016
Dopo 40 anni di lotte, polemiche e resistenze politiche, martedì 8 novembre la Consulta potrà decidere riguardo il ricorso di una coppia che voleva dare al figlio anche il cognome materno
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Martedì 8 novembre potrebbe essere una giornata storica per il Diritto italiano, poiché la Consulta si ritroverà per deliberare riguardo il ricorso di una coppia italo-brasiliana che si è vista negare la volontà di affidare al figlio anche il cognome della madre, fatto che nella contingenza "multietnica" della famiglia, avrebbe comportato un forte segno di parità e legame con entrambe le culture di appartenenza.

 

Una battaglia di civiltà

Il cognome è simbolo del retaggio che i gentori affidano ai propri figli e pertanto in molti ormai pensano che anche la madre dovrebbe avere la possibilità di affidare al proprio erede un segno della sua discendenza.

 

In Italia sono 40 anni che il tema del doppio cognome è oggetto di dibattimenti e polemiche che metteno in discussione una dinamica sociale ormai consolidata, figlia di un passato patriarcale in cui l'uomo di casa era la guida per l'intero nucleo famigliare.

 

Nemmeno la sentenza del 2014 con cui la Corte Europea condannava l'Italia per la violazione del divieto di discriminazione tra uomo e donna è riuscita a dare una scossa alla politica per risolvere la faccena una volta per tutte: ad oggi la proposta di legge avanzata due anni fa per parificare la situazione rimane ancora bloccata in Senato.

 

Un nuovo corso?

Ora però la svolta dunque  arrivare dalla causa seguita dall'avvocatessa Susanna Schivo, da anni impegnata in questa battaglia di progresso civile, la quale si fa forza di un precedente del 2006 della Corte Costituzionale che, benché rimettendo il tutto nelle mani dell'opera parlamentare, aveva già dichiarato il sistema vigente un «retaggio di una concezione patriarcale della famiglia e di una tramontata potestà maritale, non più coerente con il valore costituzionale dell'uguaglianza uomo donna» (nota alla sentenza n° 61).

 

Se la Consulta dovesse accettare il ricorso della coppia italo-brasiliana, il caso potrebbe fare giurisprudenza e rendere legale una pratica che nel nostro Paese è ancora bloccata dalla burocrazia e una tradizione piuttosto dura a morire.

 

FONTE: Repubblica, Corte Costituzionale