Strage di Parigi

Come spiegare a un bambino l'orrore di Parigi e la follia del fanatismo

Di Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta infantile
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16 Novembre 2015
I bambini hanno visto l'orrore in tv delle stragi di Parigi e la follia del fanatismo. Come rassicurarli e insegnarli a non avere paura? Le parole toccanti dello psicoterapeuta Alberto Pellai stanno facendo il giro di Facebook 
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“No, figlio mio non so spiegarti perché a Parigi la follia fanatica di pochi uomini ha spento la vita di centinaia di persone che stavano ascoltando un concerto oppure che erano a cena al ristorante con gli amici. Hai ragione quando dici che le immagini della Tivu e le parole della radio ti mettono tanta paura. E no, io non posso assicurarti che a noi non succederà mai, che la nostra vita resterà indenne da tutto questo.

 

Però, io e te possiamo fare subito qualcosa per rendere il mondo un posto bello in cui vivere. Possiamo abbracciarci, così i nostri cuori che battono, l’uno contro l’altro, faranno capire alla nostra mente che non siamo soli. Che io e te possiamo contare l’uno sull’altro quando qualcosa ci spaventa. E sappi che io non sarò mai stanco di regalarti la forza protettiva del mio abbraccio. 

 


Possiamo cercare una stella, lassù nel cielo, e immaginarci che le anime di tutte le persone che hanno perso la vita per una strage così violenta e ingiusta ora sono là, dentro quella luce, a guardare il mondo dall’alto. A parlare in una dimensione che non ha più spazio e nemmeno tempo, di quanto piccolo è il cuore dell’uomo quando pensa che impugnare un’arma e sparare sia un buon modo per fare giustizia su questa terra.

 

 

E possiamo anche immaginarci che su quella stella dove c’è luce, ma non c’è spazio e nemmeno tempo, a parlare con chi è morto c’è anche chi quella morte ha provocato. E lì, mentre sono tutti in cerchio, a quelle persone che hanno seminato morte, ora un papà sta mostrando dal cielo il viso di suo figlio che piange sulla terra, perché è rimasto solo e ha paura. Perché la sua mamma è anche lei rimasta sola, e si sta domandando se avrà la forza di far crescere quel bambino con la capacità di continuare a credere che vale la pena avere speranza nel domani. Chi ha causato quelle lacrime e tutto quel dolore a quel bambino e alla sua mamma, improvvisamente capirà la follia del suo gesto. E stando lassù sulla sua stella, ne proverà un rimorso così profondo da non riuscire a fare altro: rimarrà dentro alla luce meravigliosa di quella stella affogando nel dolore implacabile della vergogna per ciò che ha fatto. 

 


Quando domani tornerai a scuola e nella tua classe troverai Amina, Abdul, Abed e Asif , continua a cercare nei loro volti lo sguardo e il sorriso di un potenziale fratello e nei loro corpi la voglia di giocare di un amico a cui tirare la palla. Non ti posso salvare da un fanatico religioso che vuole affermare la sua follia mettendo una bomba in un centro commerciale oppure che entra in un teatro e comincia a sparare. Quello io non lo so fare. E come hai visto in Tivu, non ci riesce a volte nemmeno la polizia e la politica che dovrebbero rendere il mondo un posto bello e sicuro in cui vivere.

 

Ma ti posso insegnare la forza della solidarietà, la dignità della cooperazione, il desiderio di costruire, il bisogno di continuare a credere che l’uomo - ogni uomo - indipendente dal colore della sua pelle e dal Dio che prega al mattino e alla sera, è un mistero che chiede solo di essere accolto e amato. E nell’amore, nella solidarietà e nella cooperazione, io e te insieme possiamo costruire un mondo migliore. E possiamo dire ad Amina, Abdul, Abed e Asif che loro possono fare lo stesso insieme a noi. Se tutti insieme ci riusciremo, tra qualche anno Amina, Abdul, Abed e Asif insegneranno a chi pensa di affermare la superiorità del proprio Dio attraverso la forza delle armi, che quella è una via sbagliata. E che qualsiasi religione si basa sulla forza dell’amore. E non sulla forza della forza. 

 


Perché se c’è una cosa che la vita mi ha insegnato è che chi è amato, impara ad amare. Mentre chi odia, impara ad odiare. E allora, anche se qualcuno ti verrà a dire che adesso c’è bisogno di vendetta, perché nessuno ha il diritto di farci provare così tanto terrore e paura, tu non crederci. Perché nel bisogno di vendetta si nasconde l’odio. E l’odio non porterà mai alla pace. E alla giustizia.

 


Abbraccia Amina, Abdul, Abed, Asif. Porta un pallone a scuola e andate tutti insieme in cortile a giocare. Fagli assaggiare la tua merenda e di che vuoi assaggiare la loro. Continua a vivere non col terrore che qualcuno ci possa fare del male, ma con la speranza che io, te e tutti gli altri possiamo insieme costruire un Amore su questa terra che è infinitamente più grande dell’odio con cui qualcuno ci vuole spaventare.

 


Ecco, figlio mio, non ti posso dare la certezza che a te e a me non succederà mai qualcosa di brutto. Ma ti posso assicurare che io e te insieme possiamo rendere questo mondo migliore. Con le nostre parole, i nostri gesti, i nostri sguardi. E la nostra voglia di pace. Abbracciami forte allora figlio mio. Prendi forza dal mio cuore che batte contro il tuo. Impara che quando ci si abbraccia, quando ci si guarda negli occhi, quando si alza lo sguardo al cielo per trovare la vera luce, il brutto smette di essere tale, la paura perde consistenza e si contamina con il coraggio dell’Amore. Quell’amore che stasera fa di me e di te insieme un “NOI” più grande del terrore che hai provato nel cuore guardando le immagini della strage di Parigi. Buona notte, figlio mio. Sogna la luce.”

 


In questi giorni il dolore per i fatti di Parigi è rimasto con noi sempre. Nel nostro cuore e nelle nostre anime. Alcuni genitori mi hanno scritto chiedendomi come si può parlare di tutto questo a un bambino che vede i fatti in televisione, che ascolta le notizie alla radio, che sente i commenti degli adulti che ne parlano, quando si incontrano al supermercato, per via, sul pianerottolo aspettando l’ascensore. Non ci sono probabilmente parole che possono spiegare il perché della follia fanatica e dello stragismo che ci vorrebbe tutti terrorizzati e in preda ad un’emozione di orrenda impotenza.

 

Però oggi ho letto ciò che ha scritto Marco Follini nel suo blog sull’Huffington Post. Al termine del suo editoriale intitolato “Non ci avranno. Dirlo è poco, ma in fondo è tutto” Follini ha scritto così:

“E ci aiuta la vita, nel pigro scorrere delle sue abitudini, delle sue ritualità, dei suoi gesti. Quelle abitudini, quelle ritualità e quei gesti che per decine e decine di francesi sono crudelmente e irrimediabilmente finiti ieri sera. Ma che per tutti gli altri debbono invece continuare. Non per egoismo, o indifferenza o poca sensibilità. Ma perché vivere la nostra vita fino in fondo è la risposta più forte, la più efficace, la meno indifferente che si può opporre a questa follia del terrorismo che attraversa le nostre strade”.

 


Insieme a voi e nella parole da dire a un figlio ho ripreso questo suo richiamo a continuare a presidiare la nostra vita nello scorrere della normalità e a volere che nel mantenimento delle nostre abitudini, nella tutela del nostro senso di appartenenza al quotidiano sopravviva tutta la dignità di ciò che siamo in quanto esseri umani. Penso che questo sia l’unico messaggio che oggi tutti dobbiamo condividere tra noi adulti e con i nostri figli. Ringrazio Follini, perché il suo richiamo a credere sempre e comunque nel “qui ed ora”, nel fatto che il significato di ciò che siamo e del valore della nostra vita non ce lo potrà mai togliere nessuno, tanto meno l’orrore e il terrore dei fanatici integralisti, è ciò che oggi mi ha ridato speranza. 

 


E se volete e potete leggete questo messaggio ai vostri figli e ai vostri studenti. Portate queste parole, o altre parole, purché siano di pace, nelle vostre case, nelle vostre famiglie, nelle vostre classi, nelle vostre scuole. Raccontate nei commenti al mio post, quali emozioni avete provato nel leggere queste parole.