Scuola

Contributi scolastici volontari, interviene anche il ministro dell’Istruzione

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13 Gennaio 2015
Cinquanta milioni alle scuole contro le tasse extra imposte ai genitori: così il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, interviene sul delicato tema dei contributi scolastici volontari che, pur essendo per l’appunto volontari, moltissimi istituti continuano a pretendere
 
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Stiamo per inviare alle scuole 50 milioni aggiuntivi per fondo il di funzionamento di quest’anno”. L’annuncio, su Twitter, è del ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini. Che aggiunge un hashtag: #labuonascuola. Sul fatto che sia “buona”, però, molti genitori potrebbero dissentire: nonostante ripetute denunce sui giornali e nonostante il ministero abbia detto chiaramente, già nella primavera 2013 (con la “circolare Stellacci”), che i “contributi volontari” sono, per l’appunto, “volontari”, moltissimi istituti continuano a pretenderli. Con iscrizioni condizionate al pagamento di tasse extra e docenti che lamentano di non poter lavorare in mancanza del versamento del contributo. Tanto che il Miur sta cercando di reperire risorse per rendere l’incremento stabile (ma per soli 25 milioni l’anno) a partire dal prossimo anno scolastico proprio per ridurre le vessazioni alle famiglie denunciate negli ultimi giorni dalle associazioni studentesche. (Leggi anche I contributi scolastici? Sono solo volontari)

 

Il ministro stesso, in un’intervista a Repubblica, ha sottolineato che “dobbiamo eliminare il fenomeno dell’obbligatorietà, le richieste pressanti dei presidi. Chiederemo ai dirigenti scolastici di non utilizzare i contributi scolastici per la quotidianità dell'istituto, a cui deve pensare il ministero, ma per rilanciare la didattica della scuola, farla crescere. Un genitore, di fronte a un progetto chiaro, può anche dare volentieri cento euro l'anno. Ecco, il contributo deve tornare a essere una donazione liberale che contribuisce al miglioramento della scuola dei propri figli. Per le spese vive, e per la carta igienica, non deve più essere necessario”.

 

In mancanza di norme di legge precise, che vietino alle scuole di pretendere il versamento dei contributi, però, la libera interpretazione delle norme continua a essere vincente. E così, riporta il Corriere della Sera, il liceo Majorana di Latina scrive sul proprio sito che “il contributo volontario, detraibile Legge n. 40/2007 (Decreto Bersani) art. 13, è indispensabile per il miglioramento dell’offerta formativa e della qualità del servizio offerti dalle istituzioni scolastiche e in questa congiuntura economica nessun istituto è nelle condizioni di poterne fare a meno”. E per questo il contributo volontario diventa, in pratica, obbligatorio qualche riga dopo: “Contributo volontario di € 100,00 da effettuare nel seguente modo: alunni appartenenti a famiglie con Modello ISEE pari ad € 10.632,93 non versano alcun contributo volontario; alunni appartenenti a famiglie con più figli frequentanti il liceo “Majorana” (secondo le fasce di reddito stabilite dal MIUR con nota prot. 936 del 05-02-2014) è deliberato di partecipare nel seguente modo: quota intera per il 1° figlio, riduzione del 50% per il 2° figlio, nessun contributo volontario dal 3° figlio in poi. Il Consiglio stabilisce inoltre, una maggiorazione del 35% su ciascuna attività a cui parteciperanno coloro che non hanno versato il contributo volontario”. Per cui, in un modo o nell’altro, il contributo alla scuola va versato.

 

Mentre il liceo Cristoforo Colombo di Genova, pur ricordando che il versamento “non è obbligatorio”, chiarisce come “la richiesta di un contributo finanziario da parte delle Istituzioni Scolastiche è pienamente legittima”. E quindi, sul sito, subordina le iscrizioni alla presentazione della “ricevuta del versamento di € 90 su c/c 216168 intestato a Liceo Classico Statale “C. COLOMBO”; causale: Contributo scolastico volontario”. (Guarda anche Contributi scolastici volontari: ecco il parere delle mamme)

 

E nonostante la famosa circolare del 2013, emessa dal ministero dopo “numerose segnalazioni di irregolarità e abusi”, sottolineasse come “nessuna ulteriore capacità impositiva viene riconosciuta dall’ordinamento a favore delle istituzioni scolastiche, pur potendo deliberare la richiesta alle famiglie di contributi di natura volontaria, non trovano però in nessuna norma la fonte di un vero e proprio potere di imposizione che legittimi la pretesa di un versamento obbligatorio di tali contributi”, e benché il ministro Giannini faccia la voce grossa avvertendo che “il Miur, senza inutili demagogie, vigilerà su ogni situazione”, le richieste da parte dei presidi continuano a esserci.

 

Che #labuonascuola del ministro riesca a cambiare le cose, è presto per dirlo. L’unica consolazione è che il contributo volontario ma obbligatorio è detraibile dal reddito nella misura del 19%. Ma solo se il versamento è effettuato con modalità tracciabili (bonifico, assegno, carta di credito, bancomat, bollettino postale) e se la scuola ha rilasciato una regolare ricevuta. (Potrebbe interessarti Scuola italiana bocciata dalla UE)