Igiene e salute

Difterite in Italia? Ecco cos'è successo davvero

Di Valentina Murelli
800px-microbiologist_01
19 Novembre 2016
Dal congresso della Società italiana di pediatria, il presidente dell'Istituto superiore di sanità lancia l'allarme: dopo decenni, si sarebbe verificato nel nostro paese un caso di nodulo difterico, che potrebbe essere spia di una circolazione del batterio responsabile della malattia.
Facebook Twitter More

 "Abbiamo registrato in Italia un primo caso di nodulo difterico, spia di un contatto con il batterio responsabile della difterite che per fortuna non si è evoluto nella malattia

, perché il microrganismo è stato contrastato dal sistema immunitario della persona coinvolta". L'annuncio è del presidente dell'Istituto superiore di sanità Walter Ricciardi, che dal congresso della Società italiana di pediatra, in corso in questi giorni a Firenze, lancia l'allarme su una malattia ormai considerata scomparsa in Italia.

 

La dichiarazione ha suscitato un immediato clamore mediatico, con lo spettro del ritorno della difterite, malattia che può avere complicanze molto serie, nel nostro paese. Passati i primi momenti, però, la tendenza è subito diventata di rassicurazione per la popolazione. "Non si può parlare di un caso di malattia, ma solo di un primo contatto con il batterio" ha ribadito Ricciardi all'agenzia di stampa Adnkronos.

 

Secondo quanto riportato dall'associazione Io Vaccino, il riferimento è a un caso segnalato lo scorso settembre dalla microbiologa Maria Paola Landini, responsabile dell'Unità di microbiologia del Policlinico universitario di Bologna, durante un'assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna. Allora, Landini aveva raccontato (dal minuto 44 in questa registrazione) di aver trovato in un'ulcera cutanea di un paziente adulto un corinebatterio difterico, sottolineando che nella sua carriera si trattava del primo caso dopo trent'anni.

 

Come abbiamo detto, per fortuna il batterio non ha dato origine alla malattia nella persona coinvolta e non sembra essersi diffuso altrove, ma le cose potevano andare diversamente. Il punto è che per decenni abbiamo avuto livelli di copertura vaccinale molto alti nei confronti di questa malattia: "La protezione collettivaper ora ha tenuto", ha sottolineato Landini. "Ma se la protezione fosse stata inferiore potevano esserci problemi seri".

 

Di sicuro, comunque, "si tratta di un campanello d'allarme che va tenuto sotto controllo", dichiara a nostrofiglio.it Paolo Bonanni, ordinario di igiene all'Università di Firenze. Sotto accusa c'è comunque il calo delle vaccinazioni che si sta registrando da qualche anno a questa parte in Italia. "Per la vaccinazione esavalente, che contiene il vaccino contro la difterite, siamo ormai al 93% dei bimbi vaccinati nei primi due anni di vita" chiarisce Bonanni. "Quindi al di sotto della soglia considerata sicura per proteggere la popolazione da queste malattie, che è pari al 95%".

 

Il caso del contatto batterico con la difterite non fa che confermare che c'è bisogno di rimboccarsi le maniche: "Finora siamo stati in una botte di ferro: di difterite non abbiamo più sentito parlare per decenni" conferma Bonanni. "Questo grazie alle vaccinazioni, introdotte in modo massiccio dopo la seconda guerra mondiale (prima di difterite si moriva!). Ora, però, dobbiamo recuperare le coperture vaccinali perché altrimenti rischiamo di scivolare lungo una china pericolosa".

 

Anche dall'estero infatti vengono segnali poco rassicuranti: lo scorso marzo è morto in Belgio un bambino di tre anni colpito da difterite, e la stessa cosa era accaduta qualche mese prima in Spagna, a un bimbo di sei anni.