Salute

Dipendenza da videogame: per l'OMS è una vera e propria malattia mentale

Di Nicolò De Rosa
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5 luglio 2018 | Aggiornato il 28 maggio 2019
Recentemente la dipendenza da videogiochi è entrata ufficialmente a far parte dell'elenco delle malattie dell'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms). L'anno scorso l'Oms aveva identificato la morbosa ossessione per i videogiochi come una malattia mentale: "danneggia il fisico, la mente e la vita sociale".

 

La dipendenza da videogiochi, come già annunciato da diversi mesi, è entrata ufficialmente nell'elenco delle malattie dell'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms).

 

In particolare, durante l'Assemblea Generale a Ginevra, i Paesi membri hanno votato a favore dell'adozione del nuovo aggiornamento dell'International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems (Icd-11), che contiene il Gaming Disorder tra le patologie mentali, già in precedenza identificato come malattia dalla massima autorità in materia, l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

 

Il nuovo testo del documento, in vigore dal primo gennaio 2022, contiene definizioni e codici per più di 55mila malattie e condizioni patologiche ed è adoperato per uniformare diagnosi e classificazioni in tutto il mondo.

 

In particolare, il gaming disorder ha una definizione ben precisa: si tratta di «una serie di comportamenti persistenti o ricorrenti legati al gioco, sia online che offline, manifestati da un mancato controllo sul gioco; una sempre maggiore priorità data al gioco, al punto che questo diventa più importante delle attività quotidiane e degli interessi della vita; una continua escalation del gaming nonostante ripercussioni negative personali, familiari, sociali, educazionali, occupazionali o in altre aree importanti».

 

Stando agli esperti dell'OMS infatti, la dipendenza da gaming rientra in quelle ossessioni capaci di indurre chi ne soffre a comportamenti persistenti e ricorrenti che mano a mano prendono il sopravvento sopra ogni altro aspetto della vita quotidiana.

 

 

 

Il dipendente da giochi digitali infatti perde gradualmente il controllo della sua esistenza, trascurando non solo la vita sociale, gli affetti e le proprie occupazioni primarie (studio, lavoro ecc...), ma anche passaggi fondamentali come il sonno o il semplice bere e mangiare.

 

L'OMS stabilisce anche una differenza tra la dipendenza da videogame offline e quella da videogame online.

Nel primo caso, il malato sviluppa comportamenti tendenti all'asocialità più totale, mentre nel secondo si evidenzia una forma distorta di rapporto interpersonale tra individui che non si vedono mai ma che comunque interagiscono grazie alla piattaforma di gaming.
 

La patologia, scrive l'OMS nella presentazione della voce in elenco, di norma appare evidente dopo 12 mesi di continui comportamenti simili, ma la nuova attenzione nei confronti di questo disturbo potrebbe accorciare di molto i tempi per una diagnosi efficace.

 

Infine, tra varie novità introdotte nel documento International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems, ci sono anche un capitolo sulla medicina tradizionale e la riorganizzazione delle malattie sessuali (divise precedentemente in varie parti) in un unico capitolo.