Dal mondo

Ebola, 5 consigli per parlarne ai bambini

ebola
19 Ottobre 2014
Non è difficile che i bambini, prima o poi, inizino a fare domande ai genitori sull’epidemia di Ebola. In un articolo pubblicato sul Washington Post Julianna W. Miner, mamma e docente di salute pubblica al liceo, spiega come parlare dell’epidemia ai figli o agli alunni 
 
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L’epidemia di Ebola sta diventando sempre più un problema globale, e ormai in tutto il mondo cresce la preoccupazione per il virus che, dall’Africa, è arrivato a colpire anche negli Stati Uniti e probabilmente in Francia. E man mano che i casi aumentano, giornali, siti d’informazione e telegiornali danno sempre più resoconti dettagliati, che per quanto abbiano lo scopo di informare possono provocare ansie e paure nei bambini, esattamente come, durante gli anni della Guerra fredda, succedeva per i resoconti delle tensioni Usa-Urss e con i timori di un’imminente apocalisse nucleare.

 

Come fare allora a parlare con i più piccoli di Ebola? Come si può tranquillizzarli, riportando il problema alle sue reali dimensioni? (Leggi anche Medici senza Frontiere: la storia del bambino che ha sconfitto l'ebola ballando)

 

Julianna W. Miner, mamma e docente di Salute pubblica al liceo, lo spiega in un articolo pubblicato sul Washington Post, nel quale sottolinea che i bambini (i suoi hanno 5, 9 e 11 anni) hanno la capacità di assimilare l’informazione ma non quella di comprenderne appieno il significato. “E per essere onesti – scrive – molte delle storie che vengono raccontate sui media sono intenzionalmente allarmanti, e posso creare ansie e paure nei nostri bambini. Anche se non si può negare che Ebola è una malattia paurosa, e che questa epidemia è terrificante in termini di durata, di numero crescente di infezioni e di bilancio dei morti. E bisogna anche considerare il fatto che il primo caso fuori dall’Africa è stato registrato proprio negli Stati Uniti”.

 

Così non è difficile che i bambini, prima o poi, inizino a fare domande ai genitori, cercando di essere rassicurati in merito a un morbo che vedono come sempre più pauroso e opprimente. Ecco allora i cinque consigli della Miner per discutere con i più piccoli della questione.

 

1. Restare aderenti ai fatti.

La discussione deve restare assolutamente razionale: per farlo, è meglio stampare grafici, mappe e dati per far vedere materialmente ai bambini di che cosa si sta parlando e far loro assimilare anche visivamente l’informazione.

 

Il discorso può essere strutturato più o meno così: “Ebola è un virus che fa ammalare gravemente la gente. Lo si conosce fin dal 1976, ma finora colpiva solo in alcune zone dell’Africa. Adesso se ne parla tanto perché il virus ha colpito in altre parti dell’Africa dove non era mai stato prima, anche nelle città, e tanta gente è morta. Ma se ne parla anche perché alcune persone malate sono state portate negli Usa per curarle, e una delle persone che accompagnava i malati si è ammalata a sua volta. E la gente ha paura che il virus possa aver fatto ammalare anche altri, che a loro volta possano far ammalare altre persone”.

 

2. Assicurate ai bambini che loro sono al sicuro.

I piccoli possono temere di essere a rischio, o che qualcuno a cui vogliono bene possa ammalarsi. Soprattutto se un genitore, o un parente, viaggia spesso per lavoro. “Io ho rassicurato i miei figli spiegando loro che le persone più intelligenti del mondo stanno lavorando insieme per aiutare chi si è ammalato di Ebola e per essere sicuri che nessun altro si ammali.

 

Comunque, la malattia si può prendere solo toccando i fluidi di una persona malata (saliva, sudore, vomito, sangue, pipì e pupù). Quindi se vedete qualcuno che sembra malato e si comporta come se fosse malato, non toccate la sua pupù”. (Leggi anche Come spiegare la morte ai bambini)

 

3. Spiegate che l’Africa occidentale e il vostro Paese sono molto diversi.

A diffondere la malattia in Africa hanno contribuito anche fattori ambientali, infrastrutturali e sociali (carenza di igiene, mancanza di ospedali e di medicinali, assenza di informazioni). I sistemi sanitari occidentali sono invece sempre più pronti ad affrontare eventuali minacce: gli attacchi terroristici del 2001 e il successivo timore dell’antrace; poi la Sars nel 2003 e l’influenza aviaria nel 2009 hanno insegnato qualcosa.

 

Quindi ai bambini si può spiegare che “siamo fortunati a vivere in un posto dove ci sono ospedali che funzionano e bravi dottori. Noi abbiamo a disposizione acqua pulita, medicine, cibo sano, e i nostri ospedali sono preparati a capire se qualcuno ha contratto il virus e a curarlo, evitando che venga in contatto con persone sane”. (Potrebbe interessarti Domande sull'attualità: come spiegare le tragedie a un bambino)

 

4. Insegnate loro a prendersi cura della propria salute.

L’epidemia di Ebola è anche un’opportunità per insegnare ai bambini a essere più attenti nel confronti della salute e dell’igiene. Il che non fa male anche in vista dell’arrivo dell’influenza stagionale. Quindi insegnate loro come fare a non diffondere i germi, mettendo la mano davanti alla bocca quando tossiscono o starnutiscono.

 

Insegnate loro la regola d’oro, che è quella di lavarsi le mani. Ricordate loro che per restare in salute bisogna far sì che l’organismo sia pronto a combattere le malattie: dormire a sufficienza, mangiare cibi sani, bere molta acqua e fare esercizio fisico. (Leggi anche: Come spiegare la morte ai bambini)

 

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5. Un punto di partenza.

La discussione può essere poi un buon punto di partenza per una discussione interdisciplinare: qual è la differenza tra virus e batteri, com’è fatta l’Africa e perché viene considerata Terzo mondo, si può magari accennare anche alla piaga della schiavitù e arrivare a parlare persino dell’Aids, partito sempre dal Continente nero… Insomma, partendo da Ebola si può sviscerare più di un problema.

 

Info sull'Ebola sono sul sito dell'Istituto superiore della Sanità