Antibiotici

L'effetto degli antibiotici sui batteri (e la salute) dei bambini

Di Valentina Murelli
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22 giugno 2016
Due nuovi studi confermano che antibiotici, modalità del parto e tipo di allattamento influenzano le popolazioni batteriche che vivono nell'intestino dei bambini e possono portare a un aumento temporaneo della resistenza contro gli antibiotici stessi. Rimangono però da chiarire gli effetti a lungo termine di questi cambiamenti sulla salute dei piccoli.

 

Quando un bambino prende degli antibiotici, le caratteristiche del suo microbiota intestinale - l'insieme dei microrganismi, batteri in primis, che vivono nell'intestino, dove svolgono alcune funzioni molto importanti per la salute - cambiano.

 

E anche altri fattori in gioco nelle prime fasi della vita - dalla modalità del parto, se cesareo o vaginale, al tipo di allattamento - influenzano le comunità batteriche dei bebè. Lo provano due studi appena pubblicati sulla rivista Science Translational Medicine, che hanno soprattutto il merito di mantenere alta l'attenzione su questo tema, rispetto al quale c'è ancora molto da scoprire.

 

Nel primo studio, coordinato da Mikael Knip dell'università di Helsinki e da Ramnik Xavier del Massachusetts General Hospital, i ricercatori hanno analizzato periodicamente, dalla nascita a tre anni, il microbiota intestinale di 39 bambini. Per farlo, hanno raccolto ogni mese campioni di feci dei piccoli, dai quali hanno recuperato il materiale genetico batterico da studiare.

 

Si è visto chiaramente che nei bambini che avevano ricevuto trattamenti con antibiotici - circa la metà, curati per infezioni respiratorie oppure otiti - c'era una riduzione della diversità batterica. In altre parole, il loro intestino ospitava un numero minore di specie di microrganismi e, per ogni specie, un numero minore di ceppi differenti rispetto all'intestino dei bambini che non erano mai stati trattati.

 

Non solo: si è anche visto un aumento dei geni associati alla resistenza contro gli antibiotici. A seconda dei meccanismi biologici coinvolti nella resistenza, questo aumento poteva essere solo temporaneo, oppure prolungato nel tempo. Un dato comunque preoccupante e sicuramente da indagare meglio, se si considera che la diffusione della resistenza agli antibiotici è per l'Organizzazione mondiale della sanità una delle emergenze sanitarie più importanti.

 

Il dato sulla minor diversità batterica nei bambini trattati è confermato dal secondo studio, coordinato da Martin Blaser del Langone Medical Center di New York. In questa indagine sono stati coinvolti 43 bambini, seguiti dalla nascita per due anni. L'esposizione ad antibiotici nelle prime settimane dopo il parto è risultata associata a una minore varietà delle popolazioni batteriche intestinali: solo intorno all'anno di vita, il microbiota dei piccoli trattati è tornato simile a quello dei piccoli che non avevano assunto farmaci.

 

Per quanto riguarda le modalità del parto, i dati di Knip e Xavier mostrano, in accordo con studi precedenti, una minor abbondanza di batteri del genere Bacteroides, molto importanti nella maturazione e regolazione del sistema immunitario, in tutti i bambini nati con taglio cesareo. La stessa cosa, però, risulta anche nel 20% di quelli nati con taglio vaginale, e non è chiaro il perché. I dati di Blaser e colleghi, invece, mostrano un aumento temporaneo della diversità batterica intestinale nei bebé nati con cesareo nelle settimane successive al parto, ma una sua riduzione complessiva intorno ai due anni di età.

 

Insomma, sembra chiaro che la modalità di nascita può influenzare il microbiota intestinale, ma non sappiamo ancora esattamente in che modo e con quali tempistiche.

Infine, anche il tipo di allattamento sembra avere conseguenze, sia rispetto all'abbondanza relativa di bifidobatteri (più frequenti nei bimbi allattati al seno), sia nei tempi di maturazione generale del microbiota, più lenti nel caso di allattamento artificiale.

 

I due studi appena pubblicato confermano quanto già si sapeva e cioè che alcuni fattori in gioco nelle primissime fasi della vita possono influenzare il modo in cui i batteri costruiscono il proprio microbiota intestinale. Rimane però da chiarire definitivamente se variazioni nelle popolazioni microbiche dell'intestino dei piccoli possano avere effetti a lungo termine sulla loro salute e, in caso, quali siano i meccanismi responsabili.