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Emergenza in Siria: sei milioni di bambini senza un futuro

Di Niccolò De Rosa
bambini-siriani
17 Gennaio 2017
Dal World Economic Forum di Davos, l'Onu lancia l'ennesimo appello per una risoluzione immediata della tragedia siriana, dove a pagare il prezzo più caro sono proprio i milioni di minori coinvolti. Continuano gli sforzi internazionali per offrire alle migliaia di rifugiati scuole e ripari adeguati, ma la situazione peggiora ogni giorno
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Il genocidio del popolo siriano prosegue con centinaia di morti ogni giorno e il mondo deve destarsi dal suo torpore per mettere la parola fine a questa tragedia immane.

L'ennesimo, accorato appello delle autorità internazionali giunge da Davos, in Svizzera, dove in questi giorni si sta tenendo il World Economic Forum che ha riunito le alte sfere di tutto il globo. (Leggi anche: Siria, la foto della bambina vittima della guerra)

 

Onu, Unicef, Oms e World Food Programme hanno dunque invocato un incondizionato sostegno alla popolazione siriana, chiedendo concreti supporti logistichi, beni di prima necessità e accoglienza per l'oceanica schiera di sfollati che fugge dalla guerra civile più sanguinosa di questo decennio.

 

 

Cibo e scuola per garantire una speranza

 

Di questi, sei milioni sono bambini e ben due milioni hanno dovuto lasciare forzosamente il loro Paese e riparare in Turchia, Libano e Giordania. In parecchi casi però, i campi dove vengono smistati mancano di quasi tutti i beni di prima necessità, con scarse scorte alimentari e assistenza medica pressoché nulla. Un inferno quotidiano che rischia di cancellare completamente un'intera generazione.

È per loro che si stanno muovendo gli aiuti umanitari, non solo fornendo cibo, acqua e medicinali, ma permettendo a coloro che dovrebbero rappresentare il nostro futuro di poter ricevere un'educazione.

 

In Libano e Turchia ad esempio pare funzionare il progetto scolastico basato sul "doppio turno": aule che al mattino accolgono i ragazzi locali e al pomeriggio i piccoli rifugiati siriani. Tale strategia riduce in un colpo solo i costi dell'intervento (non si devono creare edifici ex-novo) e permette a migliaia di profughi di andare a scuola.

 

Tutto ciò però non è ancora sufficiente.

 

Benché una fase distensiva sembri profilarsi all'orizzonte (sia il dittatore Assad che le fazioni ribelli si sono dette pronte a negoziare), 700.000  persone, di cui 300.000 bambini sono bloccate tra il fuoco incrociato di 15 diverse aree ancora sotto assedio, irraggiungibili per qualsiasi tipo di aiuto materiale.

 

FONTE: Repubblica, WEF