Prevenzione Aids

Giornata mondiale contro l'Aids: in Italia 700 bambini con Hiv

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01 Dicembre 2014
Ma grazie alla prevenzione, sempre meno neonati acquisiscono l'infezione dalla madre al momento della nascita. Grave però la situazione delle donne immigrate che hanno difficoltà di accesso al test. In generale, poi, l'Italia è il paese dell'Europa Occidentale più colpito da Aids e Hiv
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Dal 1985 sono oltre 9.900 i bambini con infezione da HIV o nati da madre HIV positiva segnalati al al Registro Nazionale per l'Infezione da HIV in Pediatria, organo di consulenza nazionale del Ministero della Sanità, dell'Istituto Superiore di Sanità e della Commissione Nazionale AIDS.

 

Attualmente in Italia sono seguiti oltre 700 bambini e adolescenti con infezione da HIV, con un'età media di 13 anni e oltre 500 bambini nati ogni anno da madri HIV positiva. Lo ha reso noto l'ospedale pediatrico Meyer di cui fa parte il Centro di Riferimento Regionale (CRR) per la prevenzione e cura dei bambini affetti da AIDS che coordina il Registro nazionale per l'Infezione da HIV in Pediatria, in occasione della Giornata Mondiale contro l'Aids.

 

"La realtà attuale - spiega la nota - vede da una parte una popolazione di bambini e adolescenti con infezione cronica, ben controllata clinicamente dalle attuali terapie antiretrovirali, seppure con problematiche legate ad aspetti psico-sociali ancora non risolti e dagli eventi avversi associati alle terapie assunte''.

 

"L'attuazione delle strategie di prevenzione - spiega la professoressa Luisa Galli, Responsabile del Centro di Riferimento Regionale e della SOD di Malattie Infettive del Meyer - della trasmissione dell'HIV da madre a figlio con le terapie antiretrovirali in gravidanza e al neonato hanno fatto sì che sempre meno bambini acquisiscano l'infezione dalla madre in Italia (tasso attuale di trasmissione nel nostro centro: 1%, rispetto al 20% in epoca antecedente l'attuazione delle strategie di profilassi). Ma dai nostri dati del Registro risulta che, a livello nazionale, il tasso di trasmissione è nei nati da donne immigrate HIV+ è oltre 3 volte quello delle donne italiane HIV+". 

 

Come va letta questa tendenza? "Questo indica che purtroppo, in Italia - prosegue la professoressa Galli - le donne immigrate HIV+ (il 67% delle quali dall'Africa sub-sahariana) hanno tuttora difficoltà ad accedere al test, alle terapie antiretrovirali in gravidanza (che infatti sempre dai nostri dati sono assunte solo dal 50% delle donne immigrate), hanno più raramente un buon controllo dell'infezione al parto e meno accesso al parto cesareo elettivo quando necessario. Conseguentemente, stiamo assistendo ad un incremento di nuove infezioni nei bambini e comunque un maggior numero di bambini o minori non  accompagnati con infezione da HIV".

 

L'Italia è il Paese più colpito da Hiv e Aids d'Occidente. Ogni anno, più di 4.000 nuovi contagi e oltre 1.000 decessi. In tutto i sieropositivi nel nostro Paese sono più di 140.000. Secondo l’Unaids (l'organismo delle Nazioni Unite per la lotta all'Aids), fino al 2013 nel mondo sarebbero state circa 78 milioni le persone contagiate e 39 milioni i morti per infezioni correlate all’Hiv, nella maggior parte dei casi per tubercolosi. 

 

L'Unaids , a livello mondiale, ha fissato un obiettivo per il 2020 e lo ha chiamato "90x90x90", cioè diagnosi del 90% delle infezioni da Hiv, accesso alle terapie per il 90% dei malati e azzeramento della carica virale nel 90% dei casi di sieropositività. 

 

La modalità di trasmissione più frequente del virus è quella sessuale. Si raccomanda sempre l'uso del profilattico nei rapporti sessuali a rischio e di fare il test.  Le ragazze più giovani, si legge nel decalogo Unicef, sono particolarmente esposte al contagio perché un apparato genitale immaturo è fisiologicamente più soggetto a ferite e infezioni. 

 

Qui il decalogo dell'Unicef su tutto quello che bisogna sapere dell'Hiv e Aids