Adolescenti e tecnologia

Gli smartphone peggiorano la vita dei ragazzi? Sì, ma solo in certi casi...

Di Niccolò De Rosa
smartphone
22 Febbraio 2018
Secondo uno studio americano, il buono o cattivo impatto delle nuove tecnologie sulla vita delle nuove generazioni dipenderebbe molto dal contesto sociale di ciascun ragazzo. È nato un nuovo tipo di "digital divide"?
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Il digital divide è il divario esistente tra coloro che hanno facile accesso alle più moderne tecnologie d'informazione e chi invece ne è escluso.

Il più classico esempio è il gap tra l'Occidente Industrializzato ed i Paesi del Terzo Mondo, dove in molti casi persino il collegamento con la corrente elettrica rappresenta un problema.

 

Ma può esistere un digital divide anche nella nostra società dove quasi tutti i ragazzi con più di 13 anni hanno uno smartphone in mano? Forse sì.

 

A parlarcene è uno studio apparso sull'ultimo numero di Nature e condotto da Candice Odgers, membro del programma CIFAR's Child & Brain Development e docente di psicologia e comportamento sociale presso l'Università della California.

 

Pro e contro: decide la società

Durante la ricerca, la Odgers è riuscita ad osservare come l'assidua presenza degli adolescenti sulle piattaforme social, e sul Web in generale, non fosse un fattore negativo tout court. Molti teenager infatti, proprio grazie a questi nuovi strumenti, riescono a intessere e gestire una fitta rete di amicizie reali, con conseguenze positive sulle loro vite quotidiane.

 

Il problema semmai è rappresentato dal contesto entro il quale i ragazzi sempre connessi si trovano ad agire.

 

Osservando per quasi 10 anni i comportamenti degli adolescenti, la Odgers è arrivata alla conlclusione che sebbene la stragrande maggioranza degli adolescenti fosse in possesso di uno smartphone, e differenze d'utilizzo erano piuttosto marcate e determinate in buona parte dal background socio-economico: secondo i dati raccolti infatti,i ragazzi provenienti da famiglie con un reddito annuale inferiore ai 35.000 dollari passavano in media circa tre ore in più davanti a schermi e televisori rispetto ai giovani nati in nuclei famigliari con redditi annui pari o superiori ai 100,000$.

 

 

Inoltre, coloro che spendevano più tempo davanti ai device erano spesso anche quelli con maggiori problemi nella vita reale (litigi in famiglia, episodi di violenza, difficoltà a scuola ecc...). Tutto ciò poi veniva regolarmente riversato nella "realtà social".

 

«Negli ultimi 25 anni le diseguaglianze economiche e di opportunità tra i ragazzi provenienti da famiglie a basso reddito ed i loro compagni più abbienti sono aumentate. Essi hanno minori possibilità di accesso alle risorse ed un livello di investimento da parte degli adulti decisamente inferiore» ha affermato la Odgers «Può essere disastroso per molti giovani vedere replicato questo gap anche nel mondo online».

La Dott.ssa Odgers ha anche lanciato un appello affinché si compiano maggiori studi interdisciplinari per coprendere meglio se e come il mondo social stia peggiorando queste inequità.