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Fertilità

Gravidanza dopo un tumore grazie al congelamento di tessuto ovarico: a Bologna il primo caso in Italia

Di Valentina Murelli
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06 Dicembre 2017
La crioconservazione di tessuto ovarico è una tecnica molto avanzata che permette di ripristinare la funzionalità ovarica e, se tutto va bene, la fertilità, in donne che l'avevano persa per trattamenti dopo tumori o altre malattie. 

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Chissà che emozione quel test positivo! Parliamo del test di gravidanza di una giovane donna che dopo i trattamenti di chemioterapia e radioterapia utilizzati per guarire un tumore era andata in menopausa precoce, ma che pochi giorni fa ha avuto la bella sorpresa.

 

Merito di una tecnica avanzatissima di conservazione della fertilità, il congelamento di tessuto ovarico, effettuato nel 2012 pochi giorni prima dell'inizio dei trattamenti antitumorali. Qualche mese fa, il tessuto ovarico è stato reimpiantato, ha ripreso a funzionare e in questi giorni è arrivata la notizia della gravidanza, ora alla sesta settimana.

 

Si tratta della prima gravidanza in Italia ottenuta con questa tecnica dopo un tumore. A eseguire l'intera procedura - prelievo prima e reimpianto dopo - è stata l'équipe del professor Renato Serracchioli, direttore dell'Unità di ginecologia e fisiopatologia della riproduzione umana del Policlinico Sant'Orsola di Bologna. Che ci spiega di che cosa si tratta esattamente, e quando può essere effettuata.

 

Crioconservazione di tessuto ovarico, che cos'è e a che cosa serve
La crioconservazione di tessuto ovarico è una tecnica nata con l'obiettivo di ripristinare la funzionalità ovarica - e potenzialmente la fertilità - in donne, ragazze o anche bambine affette da malattie che richiedono trattamenti che possono compromettere proprio la riserva ovarica.

 

"In genere si tratta di chemioterapie e radioterapie contro tumori, e tra questi soprattutto tumori al seno, leucemie, linfomi" afferma Serracchioli. "Ma possono essere coinvolte anche di altre malattie, per esempio malattie ematologiche come la talassemia, se trattate con trapianto di midollo che richiedono appunto chemioterapia".

 

La procedura ha un duplice scopo: "Il primo - spiega il ginecologo - è quello di ridare alla donna il tessuto che le permette di produrre estrogeni e progesterone, e dunque di uscire dalla menopausa precoce che era stata provocata dai trattamenti. Il secondo quello di consentire, se tutto funziona come deve, l'insorgenza di una gravidanza spontanea, che altrimenti sarebbe impossibile".

 

In che cosa consiste
Il primo step è il prelievo di alcuni frammenti di tessuto ovarico, in particolare della sua porzione più superficiale, detta corticale, dove sono contenuti i follicoli ovarici. "Il prelievo avviene con un intervento chirurgico in laparoscopia" spiega il ginecologo. "A volte è monolaterale, cioè riguarda un solo ovaio, altre volte bilaterale. L'importante è riuscire a prelevare qualche centimetro di tessuto".

 

Dopo l'asportazione, il tessuto viene ridotto a striscioline più sottili - "di solito ne otteniamo una ventina " - che vengono quindi congelate in azoto liquido.

 

Terminati i trattamenti e considerata superata la malattia, il tessuto può essere reimpiantato. "Il trasferimento può essere fatto in due sedi: o quella originaria, cioè l'ovaio (sempre per via laparoscopica), oppure una sede differente, per esempio il tessuto sottocutaneo della parete addominale, e in questo caso basta un'incisione meno invasiva". Di solito si trasferiscono due-tre strisce di tessuto per volta, in modo che ne rimangano altre da utilizzare in futuro, al bisogno.

 

Solo il trasferimento nella sede originaria può consentire un eventuale concepimento naturale. Se non c'è questo obiettivo e quello che interessa è il solo ripristino della funzione ormonale, si può optare anche per il trasferimento in altra sede.

 

Negli ultimi anni, l'efficienza della tecnica è molto migliorata e oggi il reimpianto "riesce" - nel senso che il tessuto reimpiantato riprende effettivamente a funzionare - in circa l'80-90% dei casi.

 

Dove può essere fatta
La crioconservazione del tessuto ovarico è una tecnica relativamente recente - a Bologna Serracchioli e colleghi se ne occupano da una quindicina d'anni - e altamente sofisticata. Per questo, non è eseguita ovunque, ma solo in centri  altamente specializzati, con costi a carico del Servizio sanitario nazionale.

 

Ce ne sono per esempio a Torino - dove nel 2012 è stata ottenuta la prima gravidanza italiana a partire da tessuto ovarico congelato, in una donna con talassemia sottoposta a trapianto di midollo - Milano, Firenze, Roma, Napoli, Caserta, Sassari e, appunto, Bologna. Dove ogni anno arrivano da tutta Italia circa 70-90 giovani donne per il prelievo e il congelamento.

 

"Finora abbiamo fatto 16 trasferimenti in 13 pazienti" riassume Serracchioli. "Di questi, solo alcuni erano mirati in modo specifico a ottenere una gravidanza. Abbiamo avuto un primo risultato positivo, ci auguriamo che presto ne arrivino altri".

 

Le differenze rispetto alla conservazione di ovociti
Un'altra tecnica utilizzata per la preservazione della fertilità femminile in caso di tumore è la crioconservazione degli ovociti, che è anche quella utilizzata per il cosiddetto social freezing.

 

"Al contrario, la conservazione del tessuto ovarico non è indicata a questo scopo, perché è una tecnica molto più invasiva", spiega Serracchioli.

 

D'altra parte, se è vero che la conservazione di ovociti può tranquillamente essere usata per preservare la fertilità in donne che si sottopongono a trattamenti "pesanti", è anche vero che in questi casi può avere un limite importante. "Il punto è che per la conservazione di ovociti serve più tempo, necessario per effettuare la stimolazione che deve precedere il prelievo" chiarisce il ginecologo.

 

"Il prelievo del tessuto ovario, invece, può essere effettuato in qualunque momento, anche pochissimi giorni dopo la diagnosi. Qesto permette di recuperare tempo se i trattamenti devono essere iniziati molto velocemente". 

Va inoltre puntualizzato che la conservazione di ovociti ha uno scopo solo riproduttivo, e non permette l'uscita da un'eventuale menopausa precoce.

 

Altre fonti per questo articolo: Materiale informativo dell'Istituto toscano dei tumori; Materiale informativo della Società italiana di riproduzione