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Hope, la foto a un anno di distanza: ora è pronto per iniziare la scuola

hopeaunannodidistanza
06 Febbraio 2017
Un bimbo di tre anni nigeriano e una cooperante danese che gli offre una bottiglia d'acqua. E' l'immagine di Hope che ha fatto il giro del mondo un anno fa. Oggi è un bimbo forte e sorridente ed ecco la stessa foto ricreata. “Questa settimana Hope inizierà scuola", scrive la stessa cooperante sul suo profilo Facebook ad un anno di distanza.
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Un bimbo di due anni emaciato e senza vestiti. E una cooperante danese che vive in Africa, Anja Ringgren Loven, che gli offre un sorso d'acqua da una bottiglia. Lui reclina la testa e si attacca voracemente.

E' l'immagine di Hope che nel febbraio del 2016 ha fatto il giro del mondo. La foto era stata scattata a Akwa Ibom, cittadina di Uyo, sud della Nigeria e aveva raccolto milioni di donazioni. A riceverle l'African Children's Aid Educational and Development Foundation, una Ong danese a difesa dei bimbi della quale Anja fa parte.

 

Anja lo scorso lunedì ha deciso di pubblicare un'altra foto di Hope. Oggi è un bimbo forte e sorridente. E, come spiega la stessa volontaria, "pronto per iniziare la scuola".

 

 

 

 

Hope era stato abbandonato a un anno dalla sua famiglia perché ritenuto uno stregone.  

Hope non è l'unico ad aver subito un simile trattamento. Si stima infatti che in Nigeria siano circa 15mila i bimbi che ogni anno vengono abbandonati per questa ragione. In Congo sono quasi 25mila. Il bimbo aveva vissuto per otto mesi vagabondando e nutrendosi di scarti che gli venivano lasciati per strada. 

 

Lovén, la fondatrice dell’associazione African Children’s Aid Education and Development Foundation, ha accolto e curato Hope nel suo orfanotrofio. “Ho viaggiato da sola in Nigeria, incontrando bambini torturati e picchiati quasi a morte perché accusati di essere stregoni e lasciati soli in strada - aveva raccontato Anja Ringgren Lovén all’Huffington Post Uk - Quello che ho visto era talmente barbaro e terribile da impressionarmi profondamente”.

 

 “Essere rifiutati dalla propria famiglia deve essere la peggiore sensazione di solitudine che un bambino possa sperimentare. Non credo che chiunque riesca ad immaginare quello che questi bambini siano costretti a provare e il trauma che si portino dentro” aveva spiegato Lovén. Insieme al marito, con il quale ha un figlio, si prende cura di oltre 30 bambini accusati di stregoneria.