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I fratelli maggiori sono più intelligenti perché più seguiti

Di Niccolò De Rosa
fratelli
13 Febbraio 2017
Secondo uno studio scozzese il maggior impegno profuso dei genitori nei confronti del primogenito porterebbe a Q.I e risultati lavorativi migliori rispetto al secondo nato.
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La ricerca condotta dall'Università di Edimburgo (e supportata dalla collaborazione di alcuni esperti di Sidney) sembra conferire validità scientifica alla credenza secondo la quale i figli maggiori sarebbero effettivamente più intelligenti dei fratelli più piccoli.

 

Lo studio, pubblicato anche sul Journal of Human Resources, è giunto a simili conclusione al termine di svariati esami per testare le facoltà cognitive come la lettura di testi, il riconoscimento di immagini e parole e la decriptazione di schemi logici. In tutti i campi, a parità di età e competenze,  i figli maggiori sono risultati in media più bravi.

 

Genitori e stimoli

Per i ricercatori la chiave per tale tendenza è da ricercare nel diverso atteggiamento dei genitori, i quali sono più portati a investire maggiormente nell'educazione del primo figlio. Ciò non avviene per mancanza d'affetto o un perverso lassismo, ma a causa di una naturale predisposizione a curare alcuni aspetti dell'educazione del primogenito che poi, con i figli successivi, diventano più complicati da replicare.

 

 

È infatti normale che con l'arrivo di altri pargoli si abbia sempre meno tempo di dar loro tutte le attenzioni godute dal fratello maggiore (leggere con lui, fargli ascoltare musica, starlo a sentire per ore ecc...) e ciò si riverbera su un calo di stimoli che porta i figli più piccoli ad aver meno possibilità di coltivare i propri talenti. I primi nati infatti risultano avere in media un Q.I. superiore e stipendi più alti una volta cresciuti.

I figli minori invece sembrano essere più indipendenti. Questo proprio grazie al fatto che la minor apprensione dei genitori (già temprati dal fratello più grande) li ha lasciati liberi di cavarsela da soli.

 
«I nostri risultati - dice la Dott.ssa Ana Nuevo-Chiquero, responsabile dello studio - suggeriscono che l'ampio divario nel comportamento genitoriale nei confronti dei figli sia una spiegazione plausibile per le differenze educative e di risultati lavorativi riscontrati in base all'ordine di nascita»