Mamma

Il Trentino è la regione più "mamma friendly"

Di Niccolò De Rosa
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05 Maggio 2016
Primo in classifica il Trentino. Ultima, la Calabria. Una ricerca di Save The Childre Italia lancia l'allarme sulla condizione della madre e della donna in generale. Dalle regioni italiani più virtuose fino alle zone dove il "lavoro più bello", quello di essere madre, diventa più difficile.
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Italia paese per mamme? Non sempre. Questa è l'idea generale che aleggia dopo il rapporto stilato da Save The Children sull'indagine territoriale effettuata per visionare le generali condizioni di vita di una donna che ha avuto almeno un figlio.

 

La classifica ha preso in considerazione tre macro parametri (cura famigliare, lavoro e servizi per l'infanzia)  i quali sono stati incrociati con sette indicatori: il tasso di fecondità, l'asimmetria (o squilibrio) nel lavoro familiare, il tasso di occupazione femminile ( nonché l'eventuale assenza nel mercato del lavoro), l’indice di presa in carico degli asili nido e dei servizi per la prima infanzia, e la frequenza della scuola dell’infanzia.

 

La regione più "mamma friendly"? Il Trentino

 

Si è così delineata una scala di benessere decrescente che, ad esempio, per media di indicatori nella cura famigliare premia l'Emilia Romagna e vede la Calabria come fanalino di coda. Il Trentino invece è in testa per numero di madri occupate nel mondo lavorativo (ultima la Campania), mentre la Valle d'Aosta risulta essere la regione con maggiori servizi pubblici dedicati all'infanzia (Basilicata la peggiore!).

 

In generale, paragonando i dati con quelli europei, la mamma italica vive complessivamente una condizione di svantaggio sociale e lavorativo, con ripercussioni economiche che spesso costringono ad una difficile la scelta tra maternità, carriera e il carico delle cure familiari.

La mancanza di servizi di sostegno sul territorio è un ulteriore ostacolo alla realizzazione individuale e sociale di quello che dovrebbe essere un pilastro della società contemporanea. (Leggi anche i 5 falsi miti sulle mamme che lavorano)

 

Mamme e lavoro: i dati

Il dato più incisivo riguarda la difficoltà d'impiego per una donna che sceglie di diventare madre: già metà delle donne tra i 25 e i 64 anni rimane esclusa dalle logiche lavorative e con l'arrivo dei figli la situazione si complica ulteriormente: tra i 25 e i 49 anni viene impiegato il 58,6% di mamme con 1 figlio, il 54,2% con 2 e il 40,7% con 3 o più figli.

 

L'assenza di un impiego e quindi di un supporto economico adeguato, influisce fortemente sulla creazione di un ambiente sociale che può degradare e precludere il futuro di un bambino già nei primi passi di vita.

Un ragazzo che cresce in certe condizioni di ristrettezze economiche, sociali e culturali, rischia infatti una carenza nello sviluppo di determinati aspetti cruciali per la sua futura emancipazione.

 

Da un estratto del rapporto:

«La povertà educativa, definita come “la privazione da parte dei bambini e degli adolescenti della possibilità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni” rappresenta infatti un fenomeno complesso, che va ben al di là delle performance accademiche di bambini e adolescenti, poiché incide negativamente anche sulle capacità ‘non-cognitive’ (motivazione, autostima, capacità di affermare obiettivi, aspirazioni, sogni) e relazionali e sociali delle persone, tutte caratteristiche che influenzano positivamente il benessere personale e, di conseguenza, il benessere collettivo. L’acquisizione di queste competenze avviene principalmente nel contesto scolastico, ma anche nel più ampio contesto educativo e culturale con la possibilità per bambini e bambine di partecipare ad attività sportive, utilizzare internet e accedere alle attività culturali offerte dalla comunità ma, soprattutto, dalle famiglie e, quindi, dalle madri.

Non stupisce quindi che povertà materiale e povertà educativa vadano di pari passo, e si trasmettano di generazione in generazione: le ridotte possibilità economiche di una generazione si traducono spesso in minori possibilità educative per la seguente, influendo negativamente sul rendimento scolastico, sulla possibilità di sviluppare i propri talenti, e quindi sulla mobilità sociale delle persone. In questa trasmissione intergenerazionale il ruolo delle mamme assume dunque un ruolo cruciale.»

 

 

GUARDA IL VIDEO DI SAVE THE CHILDREN IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA MAMMA

 

FONTE: Save The Children