Donna

Il vero 'sesso forte' è quello femminile secondo una recente ricerca

Di Sara De Giorgi
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07 Marzo 2018 | Aggiornato il 08 Marzo 2018
Un recente studio scientifico, coordinato dalla demografa Virginia Zarulli, ha dimostrato che le donne vivono più a lungo degli uomini in condizioni dure come schiavitù, carestie ed epidemie grazie all'aiuto dei geni e degli ormoni. Il cosiddetto 'sesso forte' sarebbe dunque quello femminile.
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Si sa che le donne vivono più a lungo degli uomini. Un recente studio scientifico ha dimostrato che le donne resistono più degli uomini anche in condizioni davvero difficili -  quali schiavitù, carestie ed epidemie - grazie all'aiuto dei geni e degli ormoni.

 

Abbiamo intervistato la demografa di Firenze Virginia Zarulli, professoressa all’Università della Danimarca meridionale, coordinatrice del team che ha realizzato la ricerca pubblicata sulla rivista Pnas, chiedendole di spiegarci come è giunta alla conclusione che il sesso forte è proprio quello femminile, anche in tempi estremamente difficili.

 

I risultati della ricerca

 

Per svolgere lo studio, sono stati esaminati sette casi di popolazioni costrette a condizioni di vita difficilissime. Virginia Zarulli ha chiarito: "Abbiamo analizzato sette casi di popolazioni che nel passato sono state sottoposte a condizioni estreme di sopravvivenza e abbiamo scoperto che, in tutti i casi, le donne non solo avevano una aspettativa di vita media più lunga degli uomini, ma i loro tassi di mortalità erano più bassi di quelli degli uomini a tutte le età, con rare parziali eccezioni.

 

Il risultato più inaspettato e interessante, poi, è stato scoprire che la differenza di aspettativa di vita tra uomini e donne è stata prevalentemente determinata da marcate differenze di sopravvivenza tra i neonati: alle età 0-1 anni, le bambine sono state in grado di sopravvivere a quelle condizioni estreme molto meglio dei bambini. Questo ci ha portato a concludere che i nostri risultati supportino l’ipotesi che alla radice del vantaggio di sopravvivenza femminile ci sia la biologia, poiché tra i neonati le differenze comportamentali tra maschi e femmine sono pressoché nulle".

 

La ricercatrice ha aggiunto che, considerato il contesto storico delle popolazioni analizzate, se ci fosse stata una discriminazione, questa sarebbe stata quasi sicuramente a sfavore delle bambine, le quali comunque hanno dimostrato di sopravvivere meglio. 

 

Sette popolazioni del passato vissute in condizioni estreme: esempi di casi analizzati

 

In particolare, la ricerca ha analizzato cinque casi di carestie ed epidemie e due popolazioni di schiavi nel continente americano. "Tra le prime, la carestia in Ukraina del 1933 è particolarmente degna di nota perché ha registrato un abbassamento dell’aspettativa di vita così repentino e drammatico che è quasi difficile crederci: basti pensare che, se prima della crisi questa era di quasi 46 anni per le donne e 41.5 per gli uomini, durante la carestia I valori si sono abbassati a 10.8 per le donne e 7.3 per gli uomini", racconta Zarulli.

 

"Tra le popolazioni di schiavi, una si riferiva ad un gruppo di schiavi liberati che migrarono in Africa (Liberia): questi erano individui che erano nati e cresciuti negli Stati Uniti, quindi, quando arrivarono in Liberia trovarono un ambiente epidemiologico ostile e diverso da quello a cui erano abituati, venendo letteralmente decimati durante il primo anno. La mortalità era così elevata che, se si fosse mantenuta a quei livelli, i valori medi di aspettativa di vita sarebbero stati paradossali: 1.7 anni per gli uomini e 2.2 per le donne".

 

Perché le donne sono più resistenti? 

 

Secondo Virginia Zarulli, fattori biologici e sociali, oltre che alla loro complessa interazione, determinano il vantaggio di sopravvivenza delle donne. Nonostante ciò, i risultati ottenuti dalla ricercatrice contribuiscono a rafforzare l’ipotesi che alla base, però, ci sia una radice biologica. Il tema è ancora dibattuto, ma le spiegazioni biologiche ritenute più plausibili sono di due tipi: la prima è legata alla genetica, la seconda alle differenze ormonali.

 

"Le cause genetiche si riferiscono al fatto che le donne sono caratterizzate dal doppio cromosoma X (XX), mentre gli uomini sono caratterizzati da XY. Nel caso in cui una mutazione sfavorevole dovesse accadere su uno dei cromosomi X (i più importanti), le donne hanno materiale genetico extra che regala la possibilità di compensare, in tutto o in parte, per quella mutazione sfavorevole. Gli uomini no. Le ragioni ormonali, invece, risiedono nella differenza tra estrogeni (gli ormoni tipicamente femminili) e iI testosterone (l’ormone tipicamente maschile). Mentre i primi hanno tutta una serie di effetti protettivi, per esempio vaso-protettivi e contro le infezioni, il testosterone, al contrario, aumenta il rischio di un’ampia gamma di malattie. Inoltre, e qui entra in azione il legame tra sociale e biologico, i picchi di testosterone portano gli uomini (specie in giovane età) ad avere comportamenti rischiosi che aumentano il rischio di morte violenta e accidentale".

 

Infine, la studiosa ha affermato che vi è un altro fattore che gioca a favore delle donne: in caso di carestie, queste hanno una percentuale di grasso corporeo maggiore degli uomini, oltre a necessitare di un apporto calorico minore. Questo è un grosso vantaggio, soprattutto quando il cibo scarseggia.

 

E' possibile identificare il genere femminile nel ‘sesso forte’?
 

"Da un punto di vista puramente biologico, sì", ha detto Zarulli. "Nel momento in cui questa definizione acquista un’accezione socio-culturale allora diventa molto più complessa e  sfaccettata. In quel caso non saprei dire se siamo davvero il sesso forte. Si pensi a quanti svantaggi abbiamo ancora in quanto donne…".

 

Anche la maternità all’origine della maggiore resistenza fisica delle donne 

 

In una cornice evoluzionistica, una specie per sopravvivere ha bisogno di riprodursi. Quindi, nella nostra, come in molte altre specie, è ragionevole che l’evoluzione abbia a cuore la sopravvivenza delle donne più di quella degli uomini. Zarulli ha spiegato che, ad esempio, in una tribù basta che sopravviva un solo uomo (che può avere molti figli, da molte donne diverse), mentre, allo stesso tempo, non può esserci solo una donna, perché esiste la necessità di assicurare un numero adeguato di nascite.