Malasanità

In coma dopo il parto: il respiratore disturbava l'anestesista

Di Niccolò De Rosa
donna-coma
12 Aprile 2016
Una madre, Caterina Viscomi, è da due anni in coma per un'insufficienza d'ossigeno incorsa dopo il parto. Gli strumenti non hanno segnalato correttamente il malessere perché il volume era stato abbassato troppo: dava fastidio all'anestesista. Il marito chiede giustizia. 
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L’anestesista Loredana Mazzei non sopportava il suono degli strumenti che avvertivano la riduzione della saturazione dell’ossigeno nei pazienti; per questo quando la donna era di turno, all'Ospedale "Pugliese" di Catanzaro il volume dei respiratori e delle macchine veniva abbassato.

 

A fare le spese di questa condotta l'oncologa Caterina Viscomi, che due anni fa entrò in coma in seguito ad un'insufficienza respiratoria post-parto causata: nessuno in reparto si era accorto che la paziente stava andando in debito d'ossigeno, proprio a causa del basso volume della strumentazione.

 

Da quel giorno Caterina permane in uno stato neuro-vegetativo, con il marito Paolo in cerca di risposte.

 

Archiviazione e nuova inchiesta

 

Subito dopo l'accaduto , il PM Emanuela Costa iscrisse la Mazzei al registro degli indagati come unica responsabile per lo stato vegetativo della mamma e fin da subito il quadro apparì inquietante, poiché gli strani comportamenti dell'anestesista erano noti in corsia: santini ai bambini in sala operatoria (in modo che se l'intervento fosse andato male, «sarebbero andati con gli angeli»), vaneggiamenti pseudo-religiosi e manie "tendenti al misticismo esasperato" (come riporta il Corriere.it), avevano portato la Mazzei ad essere allontanata da ogni incarico di responsabilità in Sala Operatoria e le era stato prescritto inoltre l'affiancamento di una sorta di "Tutor" durante le ore di lavoro.

 

L'anestesista non venne  mai interrogata direttamente, perché dopo sei mesi dalla vicenda, morì per cause naturali.

 

Paolo però chiede che venga fatta giustizia e, dopo essersi opposto con successo all'archiviazione del caso (avvenuta dopo il decesso della Mazzei), spinge perché i responsabili del reparto a conoscenza delle patologie dell'anestesista possano rendere conto in tribunale del loro operato. 

 

Nonostante la lentezza dell'iter, le indagini sono tutt'ora in corso.

 

FONTE: Corriere.it