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In Italia le donne allattano al seno sempre di più e più a lungo

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10 Dicembre 2014
Nel 2013 ha allattato al seno l'85,5% delle neomamme, contro l'81,1% del 2005. Inoltre la durata media dell'allattamento è di 8,3 mesi contro i 6,2 mesi di otto anni prima. E' quanto emerso da un'indagine Istat su gravidanza, parto e allattamento al seno in Italia. Altra notizia positiva: sempre più donne smettono di fumare in gravidanza. Resta però il primato italiano in Europa e tra i primi posti nel mondo per i parti cesarei
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Siamo il Paese europeo con il più alto ricorso a parto cesareo, soprattutto al sud. 

In compenso le donne fruiscono di un buon livello di assistenza durante la gravidanza, anche se aumenta la medicalizzazione.  C'è sempre più consapevolezza delle donne fumatrici sui danni del fumo durante la gestazione. Rispetto al 2005, aumenta il numero delle donne che allattano al seno (85,5% contro l' 81,1%). E continua a crescere anche la durata media del periodo di allattamento.

 

Questi i risultati dell'annuale studio Istat su "Gravidanza, parto e allattamento al seno" prendendo come riferimento il 2013.

 

Gravidanza e parto: più alta medicalizzazione e più consapevolezza delle donne

 

Parto "spontaneo"  e medicalizzazione. Se escludiamo il cesareo, non è detto che il parto sia sempre naturale. E in Italia c'è un'alta medicalizzazione. Nel 2013 il 72,7% delle donne ha dichiarato di aver avuto un parto “spontaneo” ma non naturale. C'è stato quindi un intervento medico. Che cosa esattamente?

 

Tra le procedure più praticate: 

  •  “rottura artificiale delle membrane”, eventualmente da realizzare solo in uno stadio avanzato del travaglio” (32% dei casi);
  • “il monitoraggio elettronico fetale” da eseguire solo in situazioni particolari e nel travaglio indotto”;
  • “l'uso sistematico dell'episiotomia”  (34,7%),
  • “la somministrazione di routine di farmaci durante il travaglio” anch'essa da evitare se non per casi specifici (ossitocina data nel 22% dei casi. Il 14% delle donne però dichiara di non sapere se le è stata somministrata o meno).

 

Visite ginecologiche. Per quando riguarda l'assistenza in gravidanza più di 2 donne su 3 si sono sottoposte alla prima visita ginecologica entro il secondo mese di gestazione. Quasi tutte, il  94,3% del totale, l’ha effettuata entro il terzo mese.

 

E 4 donne su 5 hanno fatto più delle tre ecografie raccomandate e date gratuitamente dal Sistema sanitario nazionale.

 

 

Fumo in gravidanza. Dal 2000 al 2013 è aumentato il numero di donne fumatrici che hanno deciso di eliminare il vizio della sigaretta durante la gravidanza. In totale, nel 2013 sono state il 74,1% a dire "stop al fumo".

 

Il livello di istruzione gioca un ruolo importante: sono più propense a smettere le donne con laurea (82,2%) rispetto alle gestanti meno istruite (65,2%). (Leggi anche: fumo in gravidanza, i rischi per il bambino)

 

Lavori pericolosi e gravidanza. 2 donne su 3 smettono di lavorare al terzo mese in caso di lavoro pesante o nocivo. In particolare le donne con basso titolo di studio ricoprono in maggioranza mansioni che richiedono sollevamento di carichi e di pesi (71,2%). (Leggi anche: maternità e lavoro, i diritti delle mamme)

 

 

Cesareo: il 36,3% del totale dei parti. La maggior parte al centro-sud

 

Un primato di cui non vantarsi. In Italia c'è il più alto ricordo europeo a tagli cesarei. Il 36,6%: oltre il doppio di quello raccomandato dall'Organizzazione mondiale della sanità. E la media degli altri Paesi dell'Unione europea nel 2011 si aggirava intorno al 26,6%.  Gli stessi Stati Uniti hanno percentuali di tagli più bassi (31,4% nel 2010).

 

Cesarei in Europa
Cesarei in Europa | Istat 2014

C'è una forte differenza nel territorio: si ricorre al cesareo soprattutto nel centro-sud. La percentuale arriva fino al 45,2% nel Mezzogiorno e 34,1% nel centro.

 

A livello regionale, la quota più elevata di parti cesari si registra in Campania (56,6% del totale ), seguono Sicilia (42,5%) e Puglia (41,7%).

 

All'opposto le Province autonome di Trento (20,6%) e Bolzano (21,7%).

 

La percentuale di parti cesarei è particolarmente alta nelle strutture private: 64,6% contro 33,4% delle strutture pubbliche. La quota dei cesarei programmati aumenta al crescere dell’età al parto e per le donne che hanno avuto disturbi gravi in gravidanza, ma questi fattori non sono sufficienti a spiegarne l'ampio ricorso.

 

Il Ministero della Salute italiano, sulla base dell’analisi demografica ed epidemiologica della donne italiane e dei relativi comportamenti riproduttivi, nel 2007 aveva raccomandato di non superare la soglia del 20% di parti cesarei.

 

Cesarei nel mondo
Cesarei nel mondo | OMS 2007
L'OMS e il parto cesareo

Nonostante il taglio cesareo oggi sia più sicuro rispetto al passato, rappresenta un intervento chirurgico vero e proprio legato quindi a possibili rischi per la madre ed il bambino rispetto al parto vaginale.
Un taglio cesareo è indicato quando esiste un rischio significativo per la salute della madre o del bambino prima o durante il parto, in una situazione di emergenza o scelta personale della donna.
Rispetto al parto vaginale, il taglio cesareo può incrementare i rischi per la donna. Oggi molte donne scelgono il taglio cesareo perché temono il dolore del travaglio o del parto, non prendendo in considerazione le complicazioni che potrebbero minacciare la loro salute e la possibilità di future gravidanze. (Leggi anche: parto cesareo, tutto quello che devi sapere)

 

Aumenta il numero delle donne che allattano al seno e la durata

 

Rispetto al 2005 sono aumentate le donne che allattano al seno.  L'85,5% nel 2013 contro l’81,1% di otto anni prima.

 

Continua anche a crescere la durata media del periodo di allattamento: nel 2005 era 6,2 mesi. Nel 2013, 8,3 mesi.

 

La maggiore diffusione dell’allattamento al seno si osserva nel Nord-est (88,5%), mentre nel Mezzogiorno si registra la quota più bassa (82,8%). In particolare, in Sicilia si ha il minor numero di donne che allattano al seno (71,1%).

 

Allattamento al seno in Italia
Allattamento al seno in Italia | Istat 2014

Si registra anche una differenza tra mamme italiane e straniere : tra queste ultime è maggiore la quota di donne che allatta e la durata (l’89,4% contro l’84,6% delle italiane e 9,2 mesi in media contro 8,1). 

 

Allattamento al seno: raccomandazioni dell'OMS

In particolare, l’OMS raccomanda l’allattamento esclusivo al seno fino a sei mesi e continuato anche oltre l’anno, se la mamma e il bambino lo desiderano. (Leggi anche: allattare, fino a quando?)