Fertilità

In Italia sempre meno figli: Ministro Lorenzin presenta un Piano nazionale

Di Redazione
cullavuota
28 Maggio 2015
Presentato al Ministero della salute un piano nazionale per la tutela della salute riproduttiva, con tre obiettivi fondamentali: informazione sui fattori che limitano la fertilità, riorganizzazione del percorso assistenziale, rivoluzione sociale e culturale in tema di maternità.
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I dati Istat sono impressionanti: negli ultimi 5 anni, in Italia sono nati 64.000 bambini in meno rispetto ai 5 anni precedenti e nel 2013 si sono contati in media solo 1,39 figli per donna, uno dei valori più bassi in Europa. E ancora: negli ultimi 30 anni è aumentata di 10 anni l'età media di uomini e donne al primo concepimento, è salita l'età media al parto (oggi pari a 32 anni circa) ed è cresciuto il numero di donne che hanno il primo figlio oltre i 40 anni (oggi il 4%).

 

Risultato: culle vuote e un progressivo invecchiamento della popolazione - l'Istat stima che nel 2050 più di un italiano su tre avrà più di 65 anni - che rischia di mandare in crisi il nostro sistema di welfare. E proprio a questa situazione decisamente critica intende rispondere il Piano nazionale per la fertilità, elaborato da esperti di varie discipline (da ginecologi a giuristi, da psicologi a oncologi a farmacisti) e presentato oggi a Roma, al Ministero della salute, con il contributo di un videomessaggio del ministro Beatrice Lorenzin.

 

"Difendi la tua fertilità, prepara una culla nel tuo futuro”. Questo lo slogan del Piano, che si ripropone, come dichiarato sul sito del Ministero, di "collocare la Fertilità al centro delle politiche sanitarie ed educative del Paese, con la consapevolezza che la salute riproduttiva è alla base del benessere fisico, psichico e relazionale dei cittadini". Un programma da realizzare anche attraverso l'istituzione di un Fertility Day, una giornata annuale sulla Fertilità, già in programma per il prossimo 7 maggio.

 

Difendi la tua fertilità, prepara una culla nel tuo futuro. E' lo slogan del Piano nazionale per la fertilità

Gli obiettivi del Piano


Diversi gli ambiti di intervento previsti dal team di esperti che ha redatto il piano:

 

1. L'informazione ai cittadini


Tutti - studenti, pazienti, persone comuni - devono essere il più possibile informati sugli aspetti fondamentali della fertilità: conoscere al meglio funzioni e meccanismi dei sistemi riproduttivi, sapere quali sono i fattori limitanti della fertilità e come prevenirli o evitarli. Anche tenendo conto di un dato allarmante: oggi, circa una coppia su cinque (il 20%) ha difficoltà a procreare per vie naturali (mentre solo 20 anni fa era il 10%).

 

Fondamentale, per esempio, è sapere che la buona salute riproduttiva comincia da bambini e adolescenti, con un'attenzione particolare a eventuali patologie dell'apparato riproduttivo (spesso trascurate nei maschi) e agli stili di vita. Fumo di sigaretta, consumo di alcol, malattie sessualmente trasmissibili (che si possono contrarre con rapporti sessuali non protetti), obesità, eccessiva magrezza, sedentarietà sono tutti fattori che possono ridurre notevolmente la fertilità.

 

Per quanto riguarda le donne, importante insistere sul concetto che il potenziale fertile si riduce con l'età (a partire dai 35 anni e con un calo drastico dopo i 38-40). E ancora, gli esperti ricordano l'importanza di una corretta informazione sulle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA), che possono fare molto, ma non sono sempre risolutive. In particolare, sottolineano, "dopo i 45 anni la possibilità di avere un bambino con i propri ovociti attraverso tecniche di PMA è aneddotica".

 

L'obiettivo dell'informazione sarà perseguito attraverso vari canali, dalle campagne di comunicazione istituzionali e sui media agli eventi del Fertility Day.

 

2. Formazione per operatori sanitari


Sono molte le figure professionali che possono fare tanto per la tutela della fertilità: dal medico di base al pediatra di libera scelta, dal farmacista all'oncologo. Oggi, infatti, sono disponibili tecniche avanzate per la conservazione di ovociti o di tessuto ovarico di giovani donne che, in caso di tumore, si devono sottoporre a terapie aggressive.

 

Il piano prevede una formazione specifica per tutte queste figure, in modo che possano veicolare informazioni corrette per la promozione e la tutela della salute riproduttiva e la diagnosi precoce di malattie che potrebbero comprometterla (per esempio malattia infiammatoria pelvica, disfunzioni ovulatorie, fibromi, endometriosi).

 

3. Nuovi percorsi assistenziali


Il piano nazionale per la fertilità prevede una riorganizzazione dell'assistenza medica, a partire da un nuovo ruolo, più incisivo, previsto per i consultori, che diventano "primo anello e filtro nella catena assistenziale delle patologie riproduttive".

 

In pratica, in caso di problemi, il percorso dovrebbe essere questo: dal medico di base (o dal pediatra) al consultorio, e da qui a strutture ospedaliere specializzate: le nuove Unità organizzative di medicina e chirurgia della fertilità.

 

Che, con il tempo, potranno essere popolate da specialisti usciti da nuovi corsi di formazione: secondo quanto dichiarato nel piano, infatti, il ministero dell'istruzione e quello della salute potrebbero prevedere l'istituzione di un nuovo master di alta formazione in medicina della fertilità, da seguire dopo la specializzazione.

 

4. Una rivoluzione sociale e culturale


Inutile negarlo: le culle vuote non dipendono solo da ragioni mediche e sanitarie, ma anche da più complesse dinamiche familiari, sociali, economiche e culturali, che di fatto ostacolano la maternità. Basti pensare alle difficoltà che vivono molte donne che hanno avuto un figlio nel momento in cui devono rientrare al lavoro.

 

Come affermato nell'introduzione del Piano, "la società deve comprendere che è un bene che nascano bambini. In questo senso impegnarsi per un welfare e anche per progetti di sostegno economico alla natalità (vedi bonus bebè, detrazioni fiscali, forme di lavoro flessibile, maggiore uso del congedo parentale per gli uomini, presenza capillare di nidi aziendali) non deve essere visto come una sorta di "compensazione" per il "disagio", ma come un atto di responsabilità e giustizia sociale".

 

Per questo, nel suo videomessaggio il ministro Beatrice Lorenzin ha previsto l'impegno per estendere a 5 anni il bonus bebè. Inoltre, il piano riconosce la necessità di operare un vero e proprio capovolgimento della mentalità corrente per ridare un vero e proprio prestigio sociale alla maternità. Nella convinzione, per esempio, che questa fase della vita rappresenti una straordinaria risorsa anche nel momento del ritorno al lavoro.