Influenza

Influenza 2018/2019: si avvicina il picco. Davvero quest'anno è super aggressiva per i bambini?

Di Valentina Murelli
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24 Gennaio 2019 | Aggiornato il 31 Gennaio 2019
Quasi 600 mila gli italiani messi a letto dall'influenza nella terza settimana di febbraio. Più colpiti come sempre i bambini, per i quali – specie se piccoli – l'influenza può rivelarsi una malattia pericolosa. I consigli degli esperti per prevenzione e cura
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Sono stati finora oltre due milioni e ottocentomila gli italiani messi a letto dall''influenza 2018/2019

: oltre 570 mila solo nella settimana tra il 14 e il 20 gennaio 2019, secondo i dati dell'ultimo bollettino del sistema di sorveglianza delle sindromi influenzali dell'Istituto superiore di sanità.

 

Ormai i casi continuano a crescere bruscamente – nella terza settimana di gennaio si sono ammalati 9,4 assistiti su mille - segnalando che siamo vicini al picco epidemico. I più colpiti sono come sempre i bambini, tanto che nella fascia d'età tra zero e quattro anni si contano oltre 28 casi ogni 1000 assistiti. E nei giorni scorsi si è anche parlato di una particolare aggressività (super aggressività) dei virus influenzali di quest'anno proprio rispetto ai bambini, ma è davvero così?

 

Super aggressiva, oppure no?


“In realtà per ora i dati disponibili non permettono di trarre conclusioni definitive in questo senso” afferma Stefano Prandoni, pediatra di famiglia a Valdagno (Vicenza) e amministratore del gruppo Facebook L'influenza, questa sconosciuta. “Purtroppo non abbiamo dati complessivi di ospedalizzazione dei bambini, che permettano anche di fare confronti con i dati degli anni passati”.

 

“È vero che per esempio negli Stati Uniti e in Canada, dove questi dati sono costantemente monitorati, si sta osservando un gran numero di ospedalizzazioni per influenza tra i bambini, ma non possiamo trasferire tal quale quell'osservazione alla situazione italiana, perché i ceppi influenzali prevalenti sembrano differenti” aggiunge lo specialista. Mentre in Nord America il ceppo nettamente prevalente è A H1N1, effettivamente associato a una maggiore gravità dei casi, da noi sembra esserci una discreta prevalenza anche di A H3N2 (33%, mentre H1N1 si assesta intorno al 57%). Decisamente minoritaria invece la circolazione di virus di tipo B, che erano stati dominanti nella passata stagione influenzale.

 

“Un dato sicuramente disponibile è quello relativo ai decessi o ai casi così gravi da richiedere ricovero in terapia intensiva o ricorso a ossigenazione extracorporea e non mi risulta che per ora questi casi così estremi abbiano riguardato anche dei bambini”.

 

Influenza, una malattia da non prendere alla leggera


Attenzione, però: questo non significa che l'influenza non possa essere pericolosa per i bambini, anzi. “Anche se mancano dati ufficiali a livello nazionale, sicuramente in queste settimane i reparti di pediatria e neonatologia stanno registrando un aumento significativo di ricoveri per sintomi riconducibili a virus influenzali” dichiara il professor Alberto Villani, responsabile di pediatria generale e malattie infettive dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, che è arrivato al blocco dei ricoveri programmati proprio per garantire l'accoglienza dei piccoli con influenza.

 

“C'è spesso la percezione che l'influenza sia una malattia leggera, poco seria, ma non è così, soprattutto per i bambini” aggiunge Villani. “E tanto più questi sono piccoli, quanto più aggressiva può essere la malattia, anche per il rischio di associarsi ad altre infezioni come quella da virus respiratorio sinciziale che può portare a bronchiolite”.

 

Prevenire l'influenza dei piccoli


Per questo occorre prestare particolare attenzione a proteggere i più piccoli. Come? Villani propone alcuni comportamenti semplici ma importanti:

  • ridurre il più possibile i contatti, evitando i baci e le carezze sul viso e le mani, anche da parte di amici e parenti;
  • far usare la mascherina agli adulti raffreddati che si occupano del piccolo;
  • lavare spesso le mani.

E anche la vaccinazione ha un ruolo fondamentale nella prevenzione dell'influenza: non tanto per i piccolissimi - può essere fatta solo dopo i sei mesi - ma per le donne in gravidanza (è raccomandata e gratuita nel secondo o terzo trimestre e protegge non solo la mamma ma anche il bebè nei suoi primi mesi di vita), e per eventuali fratellini più grandi.

 

“I risultati di uno studio pubblicato nel 2017 da un gruppo di ricercatori del Regno unito mostra infatti che per bambini sotto i due anni il rischio di finire in ospedale per influenza è associato in modo molto significativo al fatto di avere fratelli più grandi” racconta Prandoni. “Tanto che i ricercatori raccomandano ai genitori la vaccinazioni dei loro bambini più grandi per proteggere quelli più piccoli”.

 

I sintomi dell'influenza


Come sappiamo, distinguere la vera influenza da una sindrome parainfluenzale causata da altri virus praticamente non è possibile a livello clinico (servirebbero dei test di laboratorio). In ogni caso, sintomi tipici dell'influenza sono un esordio brusco con febbre alta, manifestazioni respiratorie (congestione nasale, tosse) e sistemiche (malessere, dolori osseo, muscolari), mal di testa. Nei bambini, inoltre, possono esserci spesso anche sintomi gastrointestinali (mal di pancia, vomito, scariche).

 

“In generale – spiega Prandoni - possiamo dire che rispetto ad altri virus parainfluenzali, quelli influenzali veri e propri provocano un quadro più severo, che richiede qualche giorno in più per risolversi e tende a debilitare a lungo”.

 

Cosa fare quando arriva l'influenza


“Non spaventarsi ed evitare di precipitarsi al pronto soccorso o dal medico al primo alzarsi della febbre, a meno che non si tratti di un bambino piccolo: se ha meno di tre mesi e ha la febbre, va fatto visitare al più presto” consiglia Prandoni. “Altrimenti, si possono aspettare tranquillamente 48 ore prima di portare il bambino dal pediatra per un controllo”.

 

Cure specifiche come sappiamo non ce ne sono: “E' importante idratare bene il bambino e se occorre somministrargli farmaci antipiretici, per abbassare la febbre. E no agli antibiotici come prima terapia: l'influenza è di origine virale e in prima battuta non servono, mentre andranno utilizzati se subentrano complicazioni come polmoniti o otiti batteriche”.

 

Quando contattare il medico


Ci sono alcune situazioni particolari nelle quali è bene sentire il medico:

  • se il bambino ha meno di tre mesi e ha la febbre;
  • se c'è una febbre particolarmente alta che non si abbassa neppure con l'antipiretico o che anche dopo quattro o cinque giorni non accenna a diminuire;
  • se il bambino è molto abbattuto e sonnolento, poco reattivo;
  • se il bambino (specie se piccolo) mostra un'irritabilità insolita ed è molto lamentoso;
  • se mostra segni di fatica respiratoria.

 

Quando può tornare a scuola


“Intanto occorre che sia sfebbrato da almeno un paio di giorni” consiglia Prandoni. “Ma aggiungerei anche di aspettare che abbia ripreso la sua solita vivacità, il suo appetito. Se lo vediamo ancora stanco o debole, meglio aspettare, perché può essere a rischio di ricadute o di prendere qualche altro virus”.