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Influenza

Influenza 2018: tutto quello che le mamme dovrebbero sapere

Di Valentina Murelli
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12 Gennaio 2018
Più di 800 mila italiani a letto nella prima settimana di gennaio, quasi tre milioni dall'inizio della stagione: è il bilancio dell'epidemia in corso, una delle peggiori degli ultimi anni. Dai sintomi alle complicazioni, dalla prevenzione alle cure, ecco tutto quello che c'è da sapere.

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"Una delle epidemie peggiori degli ultimi anni". Così l'epidemiologo Pier Luigi Lopalco, docente di igiene all'Università di Pisa, definisce la stagione influenzale in corso, commentando i dati dell'ultimo bollettino sull'influenza dell'Istituto superiore di sanità. Nella prima settimana di gennaio ci sono stati 800 mila nuovi casi, che portano a quasi tre milioni gli italiani messi ko dalla malattia dall'inizio della stagione. Come sempre i più colpiti sono i bambini, che sotto i cinque anni fanno registrare un'incidenza di 28,5 casi ogni 1000 assistiti.

"Siamo sicuramente intorno al picco massimo" sottolinea l'esperto: "È stato superato quello del 2009, l'anno della famosa pandemia da virus H1N1, e siamo vicini a quello della stagione 2004/2005, la più intensa da quando il nostro paese possiede un sistema di sorveglianza dell'influenza".

 

E non è solo questione di numeri: "Anche i sintomi sono un po' più 'pesanti' di quelli di altre stagioni influenzali" riconosce Michele Fiore, pediatra di famiglia a Genova, sottolineando anche l'elevata contagiosità della malattia, che tende a colpire più persone della stessa famiglia. Lo testimonia, del resto, anche l'assalto ai Pronto soccorso che si è verificato nelle ultime settimane in varie città italiane.

 

Influenza 2018, sintomi e durata
"L'influenza ha un andamento molto caratteristico" spiega Fiore. "L'inizio è brusco, con una febbre anche elevata. Poi, nel corso delle ore e dei giorni successivi comincia il corredo di sintomi classici: dolori muscolari e ossei, debolezza, raffreddore, tosse secca squassante".

 

Però quest'anno sembra esserci una particolarità in più: "La febbre dura inizialmente un paio di giorni, poi sembra scomparire per 12-24 ore, poi ricompare per altri due-tre giorni" sottolinea il pediatra. In tutto, la febbre rimane per cinque-sei giorni, una durata piuttosto lunga.

 

Ma è vera influenza?
In realtà non è detto che tutto ciò che si presenta con i sintomi descritti - o con qualche variazione sul tema - sia un'influenza vera e propria. Potrebbe trattarsi di altre malattie virali, causate da rinovirus, adenovirus, virus parainfluenzali, virus respiratorio sinciziale (che nei bambini piccoli è spesso causa di bronchiolite).

 

"Per essere sicuri che a causare una sindrome simil-influenzale sia stato proprio un virus dell’influenza, l’unico modo è cercare il virus facendo un tampone o un aspirato naso-faringeo" chiarisce Lopalco in un post sulla sua pagina Facebook. Ovviamente, questo esame viene fatto solo in casi molto particolari, per esempio in situazioni gravi, che richiedono un ricovero in ospedale. Nella pratica clinica di ogni giorno non è così fondamentale, né per il medico né per il paziente, sapere quale sia esattamente il virus responsabile di quei sintomi di tipo influenzale.

 

 

E i sintomi gastrointestinali?
Difficilmente una "vera" influenza dà anche sintomi gastrointestinali, come vomito e diarrea. "Quello che chiamiamo influenza gastrointestinale è in genere un'altra cosa - precisa Fiore - provocata da virus completamente diversi, come il rotavirus".

 

Influenza, quando si può tornare a scuola o al lavoro
"Non c'è un numero fisso di giorni, ma c'è una regola generale: si sta a casa il tempo necessario per guarire" afferma Fiore. Questo tempo può anche essere di un giorno o due, per alcune persone, o di una settimana o dieci giorni, per altre.

"Se si parla di bambini, però, è bene sottolineare che più sono piccoli, dunque in età di materna e soprattutto di nido, meglio è allungare un po' il periodo di convalescenza. Questo per permettere all'organismo di recuperare le sue difese, senza correre il rischio di ammalarsi di nuovo al rientro in un ambiente chiuso e affollato, come sono gli asili, che è per naturalmente ricco di agenti infettivi".

E convalescenza, per Fiore, non significa per forza stare tappati in casa. "Se il bambino non si è ancora ripreso al 100% ma sta comunque bene, può tranquillamente uscire a giocare all'aperto, dove il rischio di incontrare nuovi agenti infettivi è più basso che al chiuso".

 

Influenza 2018, possibili complicazioni
Nell'immaginario collettivo l'influenza è una seccatura, un fastidio, ma nulla più. In effetti, nella maggior parte dei casi è così, ma ci sono situazioni nella quale le cose si possono complicare, tipicamente perché intervengono altre infezioni, magari batteriche, che si sovrappongono all'influenza stessa. Per esempio otiti, bronchiti, polmoniti.

"Questo vale in particolare per alcune categorie di persone, come bambini piccoli, donne in gravidanza, anziani" precisa Fiore. "Inoltre, sono a rischio di complicazioni anche persone che hanno già delle malattie croniche di base. In questo caso le complicazioni possono essere più specifiche, e legate alla malattia già presente".

 

Cosa fare
Lo sappiamo bene: la cura miracolosa per l'influenza non c'è. Le cose da fare sono molto semplici:

 

- gestire la febbre. "Il farmaco di prima linea da utilizzare nei bambini è il paracetamolo. In alternativa l'ibuprofene. Mai alternati" ricorda il pediatra. Sottolineando inoltre che, in base alle Linee guida sulla febbre nei bambini della Società italiana di pediatria, il farmaco antifebbrile va dato solo se alla febbre si accompagna malessere generale. "La febbre è una difesa dell'organismo contro i virus. Se il bambino la tollera bene - e ce ne sono che a 38,5 °C giocano allegramente, come se niente fosse - il farmaco può essere evitato";

 

- bere molto, per idratarsi bene. Anche bevande calde con l'aggiunta di un poco di miele (sopra l'anno di età), per dare sollievo in caso di tosse e mal di gola;

 

- riposare;

 

- fare lavaggi nasali con soluzione fisiologica o salina o fumenti con bicarbonato per alleviare il disagio del raffreddore.

 

Quando prendere l’antibiotico 
"Diciamolo subito chiaramente: per un'influenza senza complicazioni l'antibiotico è inutile se non addirittura dannoso, sia per il singolo sia per la comunità. L'utilizzo inappropriato di antibiotici favorisce infatti il fenomeno di aumento della resistenza batterica agli antibiotici stessi: una condizione che rischia di lasciarci in futuro senza le armi giuste per battere le malattie batteriche" considera Fiore.

 

L'antibiotico, invece, è indicato se ci sono - o si hanno valide ragioni per sospettare che ci siano -  complicazioni batteriche (otite, bronchite, polmonite). "È ovviamente il medico a stabilire quando è il caso di prenderlo, in genere in base a una visita".

 

Quando andare al pronto soccorso
"La febbre, da sola, non è un sintomo sufficiente per indurre a correre al pronto soccorso" afferma Fiore. Invece, è il caso di andarci se:

  • il bambino ha meno di un mese di vita;
  • il bambino ha tra un mese e un anno e non è possibile farlo visitare in giornata dal proprio medico;
  • ha difficoltà respiratorie (per esempio si nota un'accelerazione della frequenza respiratoria);
  • appare molto sofferente, con condizioni generali compromesse.
  • "In generale - sottolinea il pediatra - quando non sembra lui e non è possibile portarlo dal proprio medico".
Australiana, oppure no?
A volte, l'influenza in corso viene definita "australiana". Ma che cosa significa esattamente? "È una definizione che dipende dal fatto che qualunque ceppo influenzale che si trova a circolare nell'emisfero Nord, il nostro, per ragioni climatiche e geografiche ha circolato prima in quello Sud, dove si trova appunto l'Australia" chiarisce l'epidemiologo Pier Luigi Lopalco.

Siccome nell'emisfero Sud i laboratori più avanzati per l'analisi dei ceppi influenzali e la sorveglianza della loro diffusione si trovano proprio in Australia, spesso succede che i nuovi ceppi vengano isolati proprio laggiù, prendendo nomi australiani. Come il ceppo Brisbane, uno di quelli attualmente circolanti.

Ma attenzione: "Per sapere esattamente quale sia il ceppo influenzale predominante nell'epidemia in corso in Italia bisogna aspettare ancora un po'. Le analisi, che ci permetteranno di capire quanto questo ceppo si diverso da quello circolato nella stagione precedente, e quanto sia effettivamente rappresentato nei vaccini utilizzati, sono ancora in corso".

 

Prospettive dell'epidemia per le prossime settimane
"Le curve che descrivono l'andamento di un'epidemia influenzale sono in genere simmetriche", afferma Lopalco. "Se ora siamo intorno al picco, significa che siamo più o meno a metà dell'epidemia, e che nelle prossime settimane dobbiamo aspettarci nuovi casi. Probabilmente arriveremo, in totale, a 6 milioni di casi, circa il 10% della popolazione: un dato compatibile con il fatto che si tratta appunto di un'epidemia intensa".

 

Vaccino, ha senso farlo a gennaio?
Dunque le possibilità di ammalarsi sono ancora parecchie. Inevitabile chiedersi se, a questo punto, possa avere ancora senso fare il vaccino antinfluenzale.

 

"Bisogna considerare che un vaccino ci mette almeno due settimane per dare protezione, quindi il rischio di ammalarsi comunque, proprio mentre siamo nel pieno dell'epidemia, c'è ed è elevato. Chi si vaccina oggi, però, probabilmente riuscirà a proteggersi rispetto alla coda dell'epidemia, il che è comunque meglio di niente, soprattutto per le persone che appartengono a una categoria a rischio. E considerato che stiamo parlando di un vaccino dal costo basso (circa 10-20 euro) e molto sicuro".

Però bisogna mettere in conto anche la reale disponibilità del vaccino stesso. A questo punto della stagione, può darsi che alcune Asl e farmacie non riescano a reperire facilmente nuove dosi.

 

Strategie di prevenzione
Alcune norme igieniche, generali e di buon senso, non dovrebbero mai essere trascurate, per ridurre il rischio di trasmissione di influenza. Ecco i consigli di Pier Luigi Lopalco:

  • lavarsi spesso le mani, specialmente se in casa c'è una persona anziana, fragile, a rischio di ammalarsi. "In questi casi secondo me vale la pena tenere in casa anche una confezione di alcol-gel con cui disinfettarsi ogni tanto" consiglia Lopalco.
  • quando si deve starnutire, farlo preferibilmente nell'incavo del gomito o su un tessuto (fazzoletto, manica della giacca o del maglione). "L'ideale in realtà sarebbe indossare una mascherina, che evita la diffusione di goccioline respiratorie, ma riconosco che in Italia è una pratica socialmente non accettata", puntualizza l'esperto.
  • Fare attenzione nei rapporti di cortesia con gli altri: "Se abbiamo sintomi influenzali o simili evitiamo accuratamente di stringere, abbracciare e baciare altre persone, specialmente anziani o bambini piccoli".