Lavoro e maternità

La critica di una ex-dipendente: "Essere mamma è difficile, anche in Facebook"

Di Sara De Giorgi
lavoroparttime
11 Settembre 2018
Un'ex dipendente dell'azienda social più famosa del mondo ha scritto una lettera - poi pubblicata su Wired Usa - raccontando la difficile scelta di lasciare il lavoro dei suoi sogni in Facebook per fare la mamma. L'ex lavoratrice ha spiegato la sua esperienza e ha criticato l'impresa, affermando che potrebbe fare di più per i neo genitori.
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Lavorare ed essere mamma è difficile anche in contesti aziendali di cui a primo impatto non si dubiterebbe, data la politica di apertura nei confronti dei dipendenti. E invece pare che Facebook, colosso del settore "social", non vada incontro alle donne con figli piccoli.

 

La denuncia parte da Eliza Khuner, ex dipendente del social media, la quale ha dovuto prendere la difficile scelta di lasciare il lavoro dei suoi sogni in Facebook per fare la mamma.

 

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La Khuner ha scritto una lettera al magazine Wired USA dal titolo "Perché è così difficile essere una madre che lavora. Anche a Facebook", raccontando la reazione dell'azienda alla sua richiesta di poter lavorare da casa part-time. Ecco il testo della lettera scritta dalla mamma:

 

"Sapevo fin dal primo giorno in cui ho iniziato a lavorare per Facebook che avrei dovuto fare una scelta. Ero incinta di cinque mesi e avevo già cresciuto due giovani ragazzi. All'inizio coniugare la maternità con il mio lavoro di data scientist era eccitante e faticoso. Significava lavorare durante il tragitto verso il lavoro, tornare a casa stanca per dar da mangiare ai bambini e metterli a dormire e andare ogni giorno a dormire esausta. Ho lavorato fino al giorno in cui è nata mia figlia. Poi ho dovuto prendere la decisione più difficile della mia vita. Dovevo scegliere tra il lavoro dei miei sogni e la mia bambina.

Durante i miei quattro mesi di congedo maternità da Facebook, ho immaginato come sarebbe stato prendersi cura di un bambina piccolissima e lavorare a tempo pieno. Immaginavo di andare in ufficio con lei e di assumere una tata che me l'avrebbe portata all'ora di pranzo per incontrarla. Avrei potuto lavorare magari qualche giorno da casa, fare le videoconferenze mentre lei faceva un pisolino, recuperando le ore in più dopo aver messo tutti e tre i bambini a dormire. Forse avrei potuto cavarmela con 6 ore di sonno. Mi sono sempre preoccupata di prendermi cura dei miei bambini, ma pensavo che sarebbe stato giusto lasciare questo compito a una baby sitter. Ho guardato gli occhi fiduciosi della mia piccola bimba e ho cercato di convincermi che avrei potuto affidarla per tutto il giorno a qualcun altro.

 

No... non potevo.

Amo il mio lavoro, ma amo ancora di più la mia bambina e i miei figli. Quando ho detto a Facebook che volevo lavorare da casa part-time, le risorse umane erano ferme sulla loro posizione: non puoi lavorare da casa, non puoi lavorare part-time e non puoi prendere un congedo extra anche se non retribuito. A metà luglio, con l'angoscia che precede una rottura, ho inviato la mia lettera di dimissioni. E ho anche scritto un'altra lettera che descriveva la mia scelta angosciante, dicendo che Facebook potrebbe e dovrebbe fare meglio per le famiglie. L'ho pubblicata e fatta circolare internamente, in un gruppo social per i dipendenti di Facebook di tutto il mondo. Mi chiedevo se qualcuno avrebbe letto quello che avevo scritto.

Poi il mio telefono ha iniziato a squillare. Più di 5500 dipendenti di Facebook mi hanno supportato. Centinaia di loro hanno commentato, dicendomi che non ero sola. Le madri hanno condiviso le mia parole sulla lotta per mantenere il lavoro e per crescere, allo stesso tempo, i figli e hanno raccontato quanto si sono sentite tristi per aver perso i momenti speciali della crescita dei piccoli. I padri hanno detto di aver sentito la fatica e la tristezza di non essere stati con i loro bimbi. Le persone senza figli sono intervenute comunque con il loro sostegno. (...)

«Finalmente mi sento come se non fossi l'unica ad affrontare questo problema», ha scritto una madre di un bambino di 7 settimane.

«Sto facendo congelare i miei ovuli, per il solo motivo di avere figli più tardi, perché temo di dover prendere questa decisione», ha scritto una donna.

 

Questi erano i commenti delle persone che ancora lavorano lì. Quante madri se ne sono andate silenziosamente quando non hanno potuto ottenere la flessibilità di cui avevano bisogno? Quanti genitori lascerebbero il loro lavoro per stare con i loro bambini, ma non possono permetterselo?

Sheryl Sandberg ha commentato la mia lettera, spiegando che la direzione si sarebbe mossa in quella direzione nel futuro, ma che attualmente non poteva proprio permetterselo. «Permettere l'opzione "a tempo parziale" a tutti i genitori metterebbe a dura prova il resto della squadra», ha detto. I miei colleghi non si sono accontentati di questo e neanche io. Facebook ha risolto problemi più difficili di questo. Un venerdì, durante le "Q & A" settimanali per lo staff di Facebook, mi sono fermata davanti a Mark Zuckerberg, con la mia piccola che dormiva sul mio petto, e l'ho sfidato a fare di meglio.

«Ogni giorno vedo qui i poster che dicono "Cosa faresti se non avessi paura?"», gli ho detto. «Ci daresti part-time, lavoro da casa e congedo prolungato? Guideresti questa azienda e gli Stati Uniti a sostenere di più i genitori che lavorano? Ci daresti la possibilità di mostrare quanto ci si può spingere oltre e rimanere comunque fedeli con meno ore alla scrivania, se non avessi paura?». Zuckerberg ha risposto che era dispiaciuto per il fatto che andavo via, ma ha fatto eco a Sheryl. Ha affermato che gli sarebbe piaciuto offrire più opportunità ai genitori, ma i compromessi nel servire la grande comunità di Facebook al momento erano troppo grandi. Forse più tardi.

Ho avuto il privilegio di lavorare nel settore tecnologia. So che la maggior parte dei genitori lavora più duramente di me per molto meno e non ottiene quasi nessun permesso. Tra i numerosi vantaggi, Facebook offre quattro mesi di congedo a tutte le neomamme e i neopapà, $ 4.000 in contanti solo per avere un figlio, il rimborso parziale delle spese per l'assistenza all'infanzia e ampie sale per l'allattamento in ogni edificio. Ma anche così, migliaia di noi stanno soffrendo perché il nostro lavoro lascia senza energia o tempo per stare con i nostri figli. Non è rivoluzionario chiedere un congedo parentale prolungato o un lavoro part-time per i genitori di bambini piccoli. L'UE impone 4 mesi di congedo parentale minimo e la maggior parte dei Paesi europei chiede alle aziende di offrire ancora di più. Gli Stati Uniti sono l'unico paese sviluppato a non chiedere alle aziende un congedo di maternità retribuito. Le madri americane hanno diritto a un congedo non retribuito fino a 12 settimane.

 

Aziende come Facebook hanno le risorse per offrire un migliore congedo e una migliore flessibilità riguardo l'orario di lavoro, in modo tale che i genitori non debbano per forza scegliere tra i loro figli e le loro carriere. Inizialmente ciò potrebbe comportare un costo, ma il ritorno sull'investimento riguarderebbe un maggior numero di donne che si fermano su un posto di lavoro, una maggiore soddisfazione dei dipendenti e la consapevolezza che stiamo facendo bene ai nostri figli. Sto sollecitando un cambiamento.

Ho detto a Facebook che quando faranno quel cambiamento, sapranno dove trovarmi".

 

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