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La madre perfetta? Non esiste

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16 Dicembre 2014
Secondo il papà di Loris, il bimbo ucciso nel Ragusano, sua moglie era una mamma perfetta. Ma “la madre perfetta non esiste. Dedicarci un po’ a noi stesse significa dare le migliori cure a nostro figlio, perché vengono da una madre equilibrata” sostiene Chiara Camerani, psicologa e direttrice del Cepic (Centro Europeo di Psicologia, Investigazione e Criminologia)
 
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Una madre perfetta, tutta casa e famiglia, e per la quale i figli venivano prima di tutto. Così in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera Davide Stival, papà di Loris, il bimbo di otto anni ucciso nel Ragusano il 29 novembre, parla della moglie Veronica Panarello, per ora unica indagata dell’omicidio. (Leggi anche Loris, la vita difficile della giovane mamma)

 

Una madre perfetta, dunque, agli occhi del marito. Ma esistono le mamme perfette? O è solo un mito che alcun donne si affannano a rincorrere accumulando stress e frustrazione? Ne abbiamo parlato con Chiara Camerani, psicologa e direttrice del Cepic (Centro Europeo di Psicologia, Investigazione e Criminologia).

 

La madre perfetta conosce ogni esigenza del bambino e la antepone a se stessa. Quando è costretta a dividersi tra i figli e il lavoro, anche se è un lavoro che le piace, si sente in colpa perché, ora che è madre, la sua gioia non può essere vissuta appieno e individualmente. La madre perfetta si fa carico dell’intera gestione del piccolo, perché solo lei può soddisfarlo appieno, come solo una madre sa fare” spiega l’esperta.  (Potrebbe interessarti Non basta la depressione per arrivare a un figlicidio)

 

E puntualizza: “Queste sono le false credenze che possano tramutarsi in rimpianti, rinunce, sensi di colpa, vissuti di inadeguatezza, perché l’ideale scelto è irraggiungibile e col passare del tempo la relazione di cura verso il figlio può tramutarsi in un vissuto persecutorio: da oggetto d’amore il bambino diventa fonte di stress che assorbe ogni energia e aspirazione, qualcuno da cui prendere le distanze, da cui proteggersi, talvolta attraverso soluzioni aberranti”.

 

Superate le prime fasi di cura del bambino, cosa ne è della madre sacrificante nel momento in cui il bambino inizia a manifestare i primi segni autonomia?

 

“Quando inizia il percorso di autonomia alcune donne si sentono svuotate, tradite, abbandonate, divenendo inconsciamente vendicative verso il figlio. Depressione, aggressività, ostacolo alla crescita del giovane, sono solo alcune possibili derive” continua la Camerani.

 

“È importante quindi ricordare che la madre perfetta non esiste, che dedicarci un po’ a noi stesse, significa dare le migliori cure a nostro figlio, perché vengono da una madre equilibrata. Il lavoro o l’attività esterna, seppure inizialmente possono apparire come ulteriori impegni, possono aiutarci tollerare meglio lo stress domestico. È bene inoltre concedere al bambino momenti di socialità e sperimentazione  alternative a quella materna”. (Guarda il Manifesto delle mamme imperfette)

 

La ricetta per superare il mito della madre perfetta? “Imparare a delegare. Che non significa essere cattive madri, ma imparare a dosare le proprie energie” conclude la psicologa.