Analfabetismo

La mancanza di istruzione genera povertà. All'Italia costa 37 miliardi all'anno

analfabetismo
02 Settembre 2015
Nel mondo sono circa 800 milioni le persone analfabete: o completamente, nel senso che non sanno né leggere né scrivere, o funzionalmente, nel senso che non sono in grado di capire per esempio il bugiardino di una medicina oppure di compilare una domanda di lavoro. I costi economici sono altissimi. A denunciarlo è il rapporto della onlus World Literacy Foundation.
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L'analfabetismo costerà all'economia globale 1,2 trilioni di dollari. A denunciarlo è la World Literacy Foundation (WLF), onlus impegnata a sradicare l'analfabetismo mondiale.

Nel rapporto dell'associazione, pubblicato il 24 agosto, si legge che nel mondo sono circa 800 milioni le persone analfabete: o completamente, nel senso che non sanno né leggere né scrivere, o funzionalmente, nel senso che non sono in grado di compiere letture di base, come leggere il bugiardino di una medicina. 

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L'analfabetismo pesa sul Pil delle nazioni


L'analfabetismo costa parecchio all'economia dei vari Paesi. Il rapporto della WLF ha calcolato questo costo tenendo conto delle dimensioni e delle strutture economiche delle nazioni.

 

Nei Paesi in via di sviluppo il costo è dello 0,5 % del loro prodotto interno lordo. Nelle economie emergenti, come la Cina e l'India, il costo si attesta al 1,2% del PIL, mentre nei paesi sviluppati il costo è stimato a circa il 2% del PIL.


Questo significa che i Paesi con il Pil più alto sono quelli che hanno il costo più alto. Secondo il rapporto i paesi ricchi perdono circa 898 miliardi di dollari ogni anno, mentre le economie emergenti perdono 294 miliardi di dollari.


Negli Stati Uniti l'analfabetismo costa 362.49 miliardi di dollari. A seguire la Cina con una perdita di 134.54 miliardi di dollari e il Giappone con 84.21 miliardi di dollari. L'Italia è settima nella classifica, subito dopo Francia e Germania, e i costi della mancata istruzione sarebbero attorno a 36,86 miliardi

 

Chi non sa leggere non solo non trova lavoro e mette a rischio la propria vita


Le persone analfabete rimangono intrappolate in una spirale di povertà, infatti, per colpa dell'analfabetismo hanno limitate possibilità di trovare un lavoro e quindi di generare reddito. E questo è dovuto alla loro incapacità di eseguire attività fondamentali come: leggere un'etichetta, medica o nutrizionale, fare un assegno, compilare una domanda di lavoro, fare un mutuo per la casa, leggere un estratto bancario, verificare l'esattezza di uno scontrino, decifrare un cartello che avverte di un pericolo...


E la conseguenza di non saper fare queste cose sono: cattive condizioni di salute, igiene e di nutrizione, comportamenti alto rischio, incidenti sul lavoro... 

Insomma chi non sa leggere e scrivere mette a rischio anche la propria vita.

 

Per combattere l'analfabetismo: più letture da piccoli e più scolarizzazione


Bisogna innanzitutto migliorare le capacità di lettura nei bambini piccoli. I figli di genitori professionisti quando iniziano la scuola hanno già sentito più di 33 mila parole; quelli di famiglie svantaggiate solo 10 mila. 

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"Dobbiamo creare più consapevolezza sull'importanza dell'alfabetizzazione, in particolare sull'importanza che i genitori leggano libri ai bambini in tenera età... Nella nostra società ci sono molte distrazioni: tv, videogiochi... e queste contribuiscono a far leggere meno libri ai bambini" dice Andrew Kay, CEO della WLF.

 


Inoltre oggi  circa 57 milioni di bambini non hanno accesso all'istruzione primaria, anche se è un dato in miglioramento rispetto ai 100 mila bambini del 2000.
Il tasso di alfabetizzazione tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni è aumentata a livello globale da 83% del 1990 a 91% di quest'anno.


La WLF spiega che però non basta  far andare i bambini a scuola, ci vogliono anche strategie  per far sì che  continuino gli studi e non abbandonino la scuola a metà percorso. Inoltre secondo la onlus bisognerebbe creare una struttura globale e internazionale che gestisca le risorse per l'alfabetizzazione.