Musica e studio

La musica è meglio del silenzio quando si studia

Di Sara De Giorgi
studente
16 Marzo 2018
Secondo la ricerca di alcuni psicologi mentre si svolgono calcoli aritmetici sarebbe più utile ascoltare il rumore della pioggia o un sottofondo musicale stimolante invece del silenzio. 
Ciò non dipenderebbe dal carattere musicale dei suoni, ma da un maggiore livello di attivazione cerebrale e di concentrazione indotte dall'ascolto.
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Il silenzio non è d'oro per chi deve studiare e soprattutto non è vantaggioso per chi deve svolgere calcoli aritmetici. Infatti, secondo una ricerca del dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca, riportata nello studio When listening to rain sounds boosts arithmetic ability, agli studenti sarebbero più utili il rumore della pioggia o l'ascolto di un sottofondo musicale stimolante: entrambi infatti faciliterebbero la concentrazione durante lo svolgimento di esercizi di aritmetica.

 

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Il team di ricerca coordinato dalla neuroscienziata Alice Mado Proverbio ha esaminato l'influenza esercitata da diversi tipi di brani (agitanti, gioiosi o rilassanti), rispetto ai suoni della natura - come lo scrosciare della pioggia o le onde dell’oceano - e rispetto al silenzio, su studenti universitari che eseguivano a mente alcune operazioni aritmetiche. La ricerca è stata poi pubblicata sulla sulla rivista scientifica PLOS ONE.

 

Dallo studio è emerso che il silenzio era controproducente quando gli studenti coinvolti nella ricerca dovevano portare a termine i calcoli aritmetici: erano più lenti e sbagliavano di più, mentre erano invece più concentrati durante l'ascolto della musica o di alcuni suoni della natura.

 

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Gli studiosi hanno constatato che ciò non dipende dal carattere musicale dei suoni, ma da un maggiore livello di attivazione cerebrale e di concentrazione indotte dall'ascolto.

 

 Alice Mado Proverbio ha spiegato che il risultato della ricerca è dovuto al fatto che "le oscillazioni del ritmo di fondo dell’elettroencefalogramma (EEG) possono sincronizzarsi con la frequenza della stimolazione uditiva (fenomeno detto "neuronal entrainment to the beat"), aumentando in frequenza per stimolazioni a ritmo rapido e diminuendo per stimolazioni a ritmo lento, come la ninna nanna o altre musiche rilassanti o meditative. Tanto più è elevata la frequenza dell’EEG tanto più siamo svegli, reattivi e concentrati".

 

Detto ciò, perché non provare a far ascoltare ai ragazzi la musica classica mentre studiano aritmetica?

 

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