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La storia di Charlie Gard

Di Niccolò De Rosa
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27 Luglio 2017
Dopo un calvario lungo cinque mesi, i genitori del piccolo Charlie si preparano a dire addio al loro piccolo. Tra sentenze, appelli e dibattiti etico-morali, la storia di Charlie Gard ha fatto discutere il mondo intero
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Dopo cinque mesi di battaglie legali, la tragica storia di Charlie Gard si sta avviando verso la triste, inevitabile conclusione. Troppo gravi i danni cerebrali riscontrati anche nell'ultima risonanza magnetica e ora anche i genitori Connie e Chris si sono rassegnati a dire addio al loro piccino.

 

La vicenda

A soli 10 mesi di vita, il piccolo Charlie è affetto da una rarissima patologia genetica chiamata sindrome da deplezione del Dna mitocontriale (MDDS), una malattia che, nonostante l'assenza di sintomi visibili dall'esterno, distrugge in modo rapido e progressivo la struttura muscolare dell'oganismo. Sono solo 16 i casi accertati in tutto il mondo e non vi è alcuna cura.

 

Charlie viene subito affidato alle cure dei specialisti, ma la situazione è già molto grave.

 

A inizio 2017 i medici del Great Ormond Street Hospital di Londra, la struttura dove è ricoverato Charlie, certificano un decadimento ormai irreversibile e sospendono le cure per evitare ogni sorta di accanimento terapeutico.

Nel frattempo però i genitori Chris Gard e Connie Yates trovano una clinica statunitense che accetta di sottoporre Charlie ad una terapia sperimentale (che però non è mai stata provata su pazienti in simili condizioni) e, dopo aver indetto una raccolta fondi per sostenere le spese mediche, chiedono il trasferimento del piccolo.

 

L'istanza trova la ferma opposizione dell'ospedale poiché, a detta dei dottori, la situazione è già troppo compromessa a livello cellulare e qualsiasi altro trattamento non solo si sarebbe rivelato inutile, ma avrebbe arrecato ulteriore dolore al bambino.

 

Il 3 marzo 2017 comincia così una diatriba legale che per mesi dividerà l'opinione pubblica mondiale.

 

Il 12 aprile l'Alta Corte Britannica sposa le ragioni all'ospedale e conferma la sospensione delle terapie per permettere al piccolo Charlie una "fine dignitosa", ma mamma e papà Gard non si danno per vinti e ricorrono alla Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) che, in attesa di una pronuncia definitiva, dispone il proseguimento delle cure.

 

Il 27 giugno, anche la Corte di Strasburgo conferma come valide le motivazioni delle sentenze precedenti e ratifica l'inutilità di ulteriori trattamenti.

 

Nel mentre, il caso del piccolo Charlie varca i confini della Manica e perfino eminenti autorità come Papa Francesco e il presidente statunitense Donald Trump esprimono il loro sostegno alla famiglia Gard.

Il Tweet di Donlad Trump: "Se possiamo aiutare il piccolo Charlie Gard, come i nostri amici in G.B e il Papa, saremmo felici di farlo" | Twitter/Donald Trump

Il 10 luglio il caso sembra riaprirsi quando i coniugi Gard si rivolgono al Giudice Francis per ottenere una nuova perizia, ma le nuove risonanze effettuate dal neurologo Michio Hirano spengono ogni flebile speranza: i danni cerebrali sono troppo gravi.

 

Anche la richiesta dei genitori di far passare gli ultimi giorni di Charlie entro le mura domestiche non può essere accolta a causa dell'impossibilità di trovare un respiratore artificiale idoneo e nelle ultime ore si è deciso che il piccolo si spegnerà in un hospice per malati terminali, al riparo da tutto il clamore mediatico degli ultimi mesi.

 

«Lasciare andare il nostro bellissimo piccolo Charlie è una delle cose più difficili che abbiamo mai fatto - dicono mamma e papà - Ora passeremo i nostri ultimi preziosi momenti con nostro figlio»