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Le ragazze sono più brave a leggere rispetto ai maschi?

Di Niccolò De Rosa
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24 Gennaio 2017
Uno studio norvegese ha analizzato i risultati delle principali prove di lettura che spesso evidenziano un forte gap di genere, differenza che però scompare durante l'età adulta. La chiave potrebbe trovarsi proprio nella tipologia dei testi proposti
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In quasi tutto il mondo i risultati dei test internazionali pensati per misurare le capacità di lettura dei ragazzi sembrano mostrare un'ampia forbice tra femmine, molto più abili, e i maschietti. Ma perché allora tale differenza scompare con l'incedere della maggiore età?

 

Nei paesi del Nord si presta molto attenzione alle facoltà di lettura dei propri giovani ed un team di studiosi dell'Università norvegese di Stavanger hanno voluto approfondire i motivi dietro questa strana tendenza: se infatti le studentesse sono così versate in un'abilità fondamentale come la lettura, i risvolti nel mondo "adulto" (carriera, successo ecc...) dovrebbero risentire parecchio di questa tendenza, ma così non è.

I maschi risultano ancora il genere con i migliori impieghi, gli stipendi più alti ed il maggior tasso di coinvolgimento sociale.

 

Lo studio

Per svelare il mistero, i ricercatori norvegesi si sono subito focalizzati sui due principali test per studenti riguardanti le facoltà di lettura, il Programme for international student assessment (PISA) ed il Progress in international reading literacy study (PIRLS). Il primo analizza le abilità di comprensione ed analisi del testo, mentre il secondo si concentra maggiormente sulla capacità di lettura.

 

Come pronosticato in sede preliminare, i risultati hanno evidenziato un grande divario tra bambini e bambine di 10 anni, queste ultime decisamente migliori in ogni aspetto contemplato dai test.

 

Quando però i ricercatori hanno preso in mano i dati riguardanti il Programme for the International Assessment of Adult Competencies (PIAAC), rivolto ad un range d'età tra i 16 e i 24 anni, si sono accorti che tale abbisso scompare del tutto.

 

La risposta sta nella diversità

Alcuni scienziati hanno avanzato l'ipotesi che un Q.I maggiormente sviluppato nelle femmine potrebbe essere la ragione dietro abilità di lettura migliori, ma una simile interpretazione è decaduta quasi immediatamente, così come la possibilità che alcune metodologie d'insegmento fossero più assimilabili dalle ragazze rispetto ai loro colleghi maschi.

Perplesse dai dati, le studiose Judith Solheim e Kjersti Lundetræ hanno allora spostato il focus sugli strumenti, ossia gli stessi test su cui si stava basando l'intera ricerca, ed il cambio di prospettiva ha dato i suoi frutti:

 

«Da ciò che abbiamo appurato, i lunghi scritti di fantasia proposti nei test avvantaggiano le ragazze» ha affermato la Dott.ssa Solheim al termine della ricerca.

 

Le femmine infatti sarebbero molto a loro agio nel rapportarsi con tipologie testuali piuttosto lunghe e tematiche più astratte (racconti di fantasia, romanzi) che sfociano in analisi intimistiche, come quelle presenti nei test PISA e PIRLS. I maschietti invece necessitano di motivazioni più stringenti (es: l'identificazione con il sesso o il ruolo del protagonista di una storia) per approcciare con successo un testo scritto. Ai ragazzi appaiono più congeniali tracce "fattuali", aderenti alla realtà, magari comprensive di resoconti, numeri e grafici di supporto.

 

Non esisiterebbero dunque lettori migliori o peggiori, ma semplicemente intelligenze diverse e votate a schemi mentali differenti.