Meningite

Meningite in Toscana: perché tanti casi tra bambini già vaccinati?

Di Valentina Murelli
meningite
19 Dicembre 2016
È  vero: anche il vaccino contro il meningococco C, come tutti i vaccini, non è sempre efficace e alcune - poche - persone possono ammalarsi anche se già vaccinate. Ma la vaccinazione resta l'unica strategia valida per arginare questa malattia. L'opinione di Pierluigi Lopalco, epidemiologo e professore di igiene all'Università di Pisa.

 
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L'ultimo caso di meningite da meningococco C registrato in Toscana riguarda un bambino di 4 anni, colpito in modo grave nonostante avesse fatto la vaccinazione tre anni fa. È un caso che pone molti interrogativi

: perché ci si può ammalare, anche gravemente, nonostante il vaccino? Perché sta succedendo tanto spesso, in Toscana? E perché in questa regione l'epidemia non si ferma?

 

Abbiamo chiesto a Pierluigi Lopalco, professore ordinario di igiene all'Università di Pisa e già coordinatore delle strategie vaccinali per il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, di aiutarci a fare il punto della situazione.

 

Quando il vaccino non funziona


La prima cosa da dire è che nessun vaccino è efficace al 100%. Per quello contro il meningococco C - disponibile in forma monovalente e tetravalente (ACWY) - si ritiene che l'efficacia sia intorno al 95%. "Significa che se vacciniamo 100 persone ce ne saranno 4 o 5 sulle quali il vaccino non farà alcun effetto. Un po' come se non l'avessero fatto" spiega Lopalco. In termini tecnici si parla di non responders, persone che appunto non rispondono al vaccino e che, in caso di contatto con il batterio, possono ammalarsi anche molto gravemente. Al momento, sono in corso indagini immunologiche per capire se il bimbo di Cascina (Pisa) ora ricoverato all'Ospedale Meyer appartenga appunto a questa categoria.

 

Non solo: oltre a chi non risponde del tutto, c'è anche chi magari risponde poco, e - in risposta al vaccino - riesce a produrre solo pochi anticorpi. Un fatto che sta nella normale varietà biologica che esiste da persona a persona. Queste persone possono ammalarsi comunque, ma spesso lo fanno in forma più lieve - quindi con conseguenze meno devastanti - rispetto a chi non è mai stato vaccinato.

 

"Per concludere - sottolinea Lopalco - c'è da considerare che nel caso del vaccino contro il meningococco C la protezione, anche quando funziona, non dura tutta la vita, ma tende poco a poco a svanire. Si stima che questo vaccino "duri" cinque o sei anni, tanto che in Toscana si sta discutendo la proposta di prevedere un richiamo non solo per gli adolescenti, ma anche per i bambini di 6/7 anni (ricordiamo che la prima dose di vaccino viene in genere somministrata intorno a 13-14 mesi).

 

Il paradosso dei casi tra i vaccinati


Dunque il fatto che si verifichino casi di malattia anche tra persone vaccinate non significa che il vaccino non funziona. Significa che funziona come può funzionare un vaccino, e cioè bene nella grandissima maggioranza della popolazione e poco o per nulla in alcune persone, che rimangono così "scoperte". "Paradossalmente, ne deriva che se tutti fossero vaccinati, eventuali casi di malattia si verificherebbero a loro volta solo in vaccinati, che però sono non responders" spiega Lopalco.

 

Ecco perché sbaglia chi pensa che i casi tra i vaccinati siano la dimostrazione che il vaccino non funziona e tanto vale lasciar perdere. Certo, vale sicuramente la pena - come suggeriscono alcuni esperti - di studiare meglio la situazione, per chiarire per esempio se l'efficacia possa essere inferiore a quella stimata. "Intanto, però, è chiaro che, in Toscana, il batterio responsabile di questa forma di meningite - un ceppo particolarmente aggressivo di meningococco C - sta ancora circolando", afferma l'esperto. "Figuriamoci cosa succederebbe se diminuissero le coperture vaccinali, anziché aumentare: avremmo molti più casi e molto più devastanti".

 

Come fermare l'epidemia in Toscana


Come fare, allora, per bloccare una volta per tutte il focolaio epidemico di meningite da meningococco C che sta colpendo la Toscana da ormai due anni? Ovviamente qui entriamo nel campo delle politiche sanitarie e le possibilità sono diverse: una è appunto quella di potenziare i richiami per i bambini. Per Lopalco, però, sarebbe ancora più opportuno puntare sulla popolazione dove il batterio sta probabilmente circolando più attivamente, cioè quella composta da adolescenti e giovani adulti.

 

"Il punto è che la vaccinazione non serve solo a proteggere i singoli individui ma è anche una misura di protezione collettiva, perché riduce la circolazione del batterio" spiega il medico. "Se adolescenti e giovani non sono sufficientemente vaccinati - e in Toscana non lo sono ancora, considerando che bisognerebbe arrivare almeno al 90% di copertura vaccinale - il batterio trova un terreno fertile in cui circolare. Loro magari non si ammalano, perché sono robusti e con il sistema immunitario perfettamente funzionante, ma possono trasmettere il batterio ai bambini. E se questi rientrano nella categoria dei non responders o di chi risponde poco, possono ammalarsi perché sono più fragili".

 

Ecco perché ogni sforzo - secondo Lopalco - andrebbe indirizzato verso adolescenti e giovani adulti: per bloccare una volta per tutte la circolazione in Toscana di questo temibile microrganismo.