Igiene e salute

Meningite in Toscana: situazione attuale e indicazioni per i viaggiatori

Di Valentina Murelli
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23 Novembre 2016
Novembre 2016: il meningococco C continua purtroppo a fare vittime in Toscana. Ma qual è esattamente il quadro della situazione in questa Regione, e cosa bisogna fare se c'è in programma una piccola vacanza a Firenze o dintorni? La parola a Paola Stefanelli, del Dipartimento di malattie infettive dell'ISS.
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In Toscana sembra non arrestarsi la circolazione del meningococco C, un temibile batterio responsabile, nei giorni scorsi, della morte di una donna di 45 anni e del ricovero di un bambino di 8 anni, per fortuna ora dichiarato fuori pericolo.

 

Ma come stanno andando esattamente le cose, in questa Regione? E cosa bisogna fare se, magari in vista del ponte dell'Immacolata o del Natale, c'è in programma una piccola vacanza proprio in Toscana? Ne abbiamo parlato con Paola Stefanelli, primo ricercatore del Dipartimento di malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità.

 

La situazione in Toscana dal 2015 a oggi


I dati aggiornati al 23 novembre 2016 dicono che, dall'inizio del 2015 a oggi, in Toscana ci sono stati 74 casi di meningite. La parte del leone l'ha fatto il meningococco C, con 58 casi (31 nel 2015 e 27 nel 2016), di cui 12 mortali (6 l'anno scorso e altrettanti quest'anno). Un altro decesso, nel 2015, è stato provocato da una meningite da meningococco B.

 

"È ovvio che il batterio che circola di più è proprio il meningococco C, anche se non possiamo parlare di epidemia" afferma Stefanelli, che utilizza invece l'espressione focolaio infettivo. Perché proprio in Toscana si sia verificata e si stia verificando questa eccezionale concentrazione di casi è qualcosa che gli esperti stanno ancora studiando. "Sono in corso vari studi per chiarire i fattori che possono aver portato a questa situazione, e che possono essere di varia natura" sottolinea l'esperta.

 

Quello che è certo è che, per Stefanelli, la Toscana ha dato la risposta giusta all'emergenza, attivando una campagna straordinaria di vaccinazione contro il meningococco C, che è stata addirittura estesa alla fine di marzo 2017.

 

Perché il focolaio non si è ancora esaurito?


Dati alla mano, potrebbe sembrare che da inizio 2015 a oggi le cose non siano particolarmente migliorate, ma in realtà non è così. "Provi a immaginare cosa sarebbe successo se non ci fosse stata una campagna vaccinale così intensa" commenta Stefanelli. "La vaccinazione ha sicuramente permesso di contenere i rischi".

 

Il punto è che difficilmente un ceppo batterico come quello coinvolto in questi casi di meningite smette di circolate da un giorno all'altro: "Ci vuole tempo, un po' di strascichi sono inevitabili, ma proprio per questo bisogna continuare a vaccinare: l'unico modo per riuscire a bloccare a un certo punto la circolazione di questo batterio tra le persone".

 

Lo stato della vaccinazione

Di base - secondo le indicazioni del calendario vaccinale regionale - la vaccinazione contro il meningococco C è offerta gratuitamente a tutti i nuovi nati (a 13 mesi di età), a tutti i ragazzi di età compresa tra 11 e 20 anni e a particolari soggetti a rischio, come previsto dal calendario.

 

Oltre a questo, però, la Regione già ad aprile 2015 fa aveva istituito un piano straordinario di vaccinazione, ora esteso, che prevede la gratuità del vaccino anche per

  • gli adulti dai 20 anni in su che vivono  nelle province di Firenze, Prato, Pistoia;
  • gli adulti dai 20 ai 45 anni che vivono nelle province di Massa e Carrara, Lucca, Pisa, Livorno, Grosseto, Siena e Arezzo (in queste aree chi ha più di 45 anni può comunque ricevere il vaccino, ma in questo caso dovrà contribuire al suo acquisto);
  • studenti fuori sede presenti sul territorio toscano;
  • persone che siano entrati in contatto con qualcuno che abbia avuto la meningite da meningococco C.
Dall'inizio della campagna risultano vaccinate oltre 700 mila persone dagli 11 anni in su.

Spesso la richiesta di vaccinazione ha un picco proprio in corrispondenza di casi tragici, che giustamente fanno paura. "È una normale reazione emotiva - afferma Stefanelli - anche se sarebbe meglio non abbassare la soglia d'attenzione anche quando per fortuna non ci sono nuovi casi". Tra l'altro, l'invito alla vaccinazione è più che mai attuale, considerato che siamo alle porte della stagione invernale, nella quale il batterio circola di più ed è più probabile la sua trasmissione, perché si tende a stare più spesso in luoghi affollati. "Anche se - ricorda l'esperta - bisogna sottolineare che il batterio si trasmette comunque per un contatto molto stretto con le persone infette, per esempio bevendo dallo stesso bicchiere o scambiandosi baci".

 

I bambini vaccinati sono sempre protetti?


Le cronache hanno riportato casi di bambini che si sono ammalati (l'ultimo è proprio di questi giorni) pur avendo ricevuto il vaccino. Perché accade?

 

"Nessun vaccino è efficace al 100%: c'è sempre una piccola quota delle persone che lo ricevono che rispondono meno, e dunque non sono ben protetti nel caso in cui vengono in contatto con il microrganismo responsabile di malattia" afferma Stefanelli. Non solo: nel caso del meningococco C non è ancora del tutto chiaro quanto duri l'immunità garantita dalle vaccinazioni che vengono effettuate nella prima infanzia (e che sono importanti proprio perché la prima infanzia è una delle fasce più colpite dalla malattia): "La letteratura scientifica suggerisce che, nei bambini, dopo 5/6 dalla prima vaccinazione la protezione immunitaria possa cominciare a diminuire".

 

Naturale, a questo punto, chiedersi se ci sono casi in cui il vaccino serva a poco. "Assolutamente no: il vaccino è comunque sempre utile, perché anche in caso di malattia questa tende a manifestarsi in forma meno grave" ribadisce Stefanelli. La riprova sta nel fatto che tutti i bambini vaccinati che si sono ammalati sono andati incontro a una malattia gestibile più facilmente rispetto a quanto accade in chi non ha avuto il vaccino e nessuno di loro è deceduto. Non è certo un risultato da poco.

 

Cosa fare se si programma un viaggio in Toscana


Di fronte alle notizie di cronaca degli ultimi giorni viene spontaneo chiederselo: cosa bisogna fare se c'è in programma un viaggio in Toscana, magari per il prossimo ponte dell'Immacolata o per le vacanze di Natale"?

 

Le informazioni in merito si trovano in una circolare emessa lo scorso marzo dal Ministero della salute, che sicuramente raccomanda la vaccinazione per chi si reca in Toscana per periodi lunghi e continuativi, come lavoratori e studenti fuori sede, mentre non fornisce indicazioni particolari per chi intende frequentare la Regione in modo occasionale e breve, che si tratti di soggiorni di lavoro o per turismo.

 

La circolare ricorda tuttavia che "la frequentazione per alcune ore di locali molto affollati (per esempio discoteche), l’uso di alcol e l'abitudine al fumo, durante i periodi con un aumento dei casi di malattia da meningococco - cioè la stagione invernale - potrebbe aumentare il rischio di contagio attraverso il contatto ravvicinato con potenziali portatori.

 

E dunque, la famiglia che abbia in programma un week end a Firenze, da trascorrere semplicemente visitando qualche museo e qualche chiesa, e frequentando magari qualche ristorante, non corre particolari rischi e non deve necessariamente prendere in considerazione l'idea di vaccinarsi. Un gruppo di adolescenti che abbia in mente di passare le sue nottate in discoteca, invece, dovrebbe farci un pensiero.

 

"In ogni caso, a meno che non ci siano precise ragioni mediche, la vaccinazione non è controindicata: se ci si sente più tranquilli a farla, anche per un soggiorno breve e senza rischi, lo si può fare" sottolinea Stefanelli. Ricordando però che diventa efficace dopo due/tre settimane, per cui bisogna pensarci per tempo.