Milk Sharing

Il ritorno del Milk Sharing: che cos'é?

Di Niccolò De Rosa
latte-materno
30 Aprile 2019
Dopo decenni di abbandono, la tecnica del milk sharing sembra essere tornata in auge: un tempo erano le nutrici, ora le donne che producono latte in eccesso lo vendono su Internet. Ma tutto ciò è sicuro?
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In principio si chiamavano nutrici ed erano balie che allattavano i figli altrui, ora si chiama milk sharing e sembra essere tornato prepotentemente di moda dopo un bel lavoro di marketing (a partire dal nome).

 

Già, perché secondo uno studio presentato all'annuale Meeting delle Pediatric Academies Societies (PAS), la pratica di nutrire i bambini con il frutto del seno di altre madri si è ripresa con forza grazie al Web.

 

Su Internet infatti alcune donne che producono più latte del necessario hanno cominciato a vendere on-line le proprie "eccedenze", generando un mercato piuttosto fiorente e in espansione.

 

Ma tutto questo è sicuro?

 

Dubbi e problematiche

 

Il fenomeno sta destando qualche preoccupazione tra gli addetti ai lavori, in quanto questo nuovo canale di compra-vendita non prevede nessuna regolamentazione di tipo igenico-sanitario e i campioni di latte messi sul mercato non sono garantiti da alcun esame clinico adeguato. Cosa che invece accadeva in passato.

 

Il mestiere della nutrice infatti è vecchio di millenni. Fin dall'antichità donne di bassa condizione sociale hanno prestato servizio per allattare i figli altrui (spesso di condizione privilegiata) e tale costume è andato avanti per tantissimo tempo, conferendo alla nutrice uno status regolamentato e legalmente riconosciuto.

 

 

Il declino di questa figura cominciò nel XIX secolo, quando ci si cominciò a preoccupare del rischio di trasmissione di malattie (spesso le nutrice provenivano da condizioni socio-economiche precarie e vivevano in ambienti malsani) nonché delle possibili conseguenze psicologiche legate al mancato rapporto madre-figlio.

 

Quando poi il progresso iniziò a fornire sempre più strumenti sicuri ed igienici per sterilizzare gli alimenti e procurarsi latte artificiale, la società moderna non ebbe più bisogno delle nutrici.

 

 

Almeno fino ad oggi, dove però questa rediviva alternativa al latte artificiale non convince gli esperti.

 

«Mentre la condivisione del latte è stata praticata per secoli, il milk sharing non regolamentato via Internet presenta problemi di sicurezza e deve essere scoraggiato - ha affermato Ruth Milanaik, una degli autori della ricerca - I medici dovrebbero essere consapevoli del ritorno di questa pratica e incoraggiare la condivisione del latte attraverso apposite banche».

 

 

Le banche del latte

Esistono infatti strutture sanitarie - di norma correlate ai reparti di terapia intensiva e di patologia neonatale degli ospedali pubblici - che rispondono proprio al bisogno di latte materno.

 

Sono le Banche del Latte Umano Donato (BLUD) e rappresentano il modo più sicuro per procurarsi del latte proveniente dal seno di madri sane che lo hanno donato in seguito ad accurati controlli medici.

 

La donazione infatti può avvenire dolo se:

  • la donna è in buona salute e non riferisce comportamenti o condizioni che rischino di trasmettere, con il latte, sostanze tossiche come droghe, farmaci, fumo di sigaretta.
  • gli screening infettivologici (per HIV, epatite B e C, sifilide), effettuati con prelievo di sangue prima della donazione, sono negativi.