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Minori: il 10% in italia ha genitori immigrati. “Garantire l’inclusione e la partecipazione”

coppiemiste
18 Aprile 2019
In Italia un minore su dieci ha genitori immigrati. A tutela dei loro diritti di persone di minore età l'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza (Agia) ha formulato una serie di raccomandazioni rivolte a ministeri, regioni, comuni, servizi sociali, assistenti sociali e giornalisti con lo scopo di garantirne l'inclusione e la partecipazione.
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In Italia un minorenne su dieci ha genitori immigrati. Questo significa che un milione di under 18 cresce all'incrocio tra due mondi: quello della famiglia di origine e la società italiana. 

 

Spesso questi minori a causa della provenienza della loro famiglia rischiano di andare incontro a discriminazioni e malintesi. Parlano da italiani (a volte con uno spiccato accento della regione in cui vivono), si vestono da italiani, vivono da italiani, ma rischiano di essere considerati stranieri. L'altro rischio è quello di dover far accettare ai familiari comportamenti "da italiani".

 

Per tutelare i loro diritti di persone di minore età l'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza (Agia) ha formulato una serie di raccomandazioni rivolte a ministeri, regioni, comuni, servizi sociali, assistenti sociali e giornalisti.

 

A contenerle è un documento di studio e proposta "L'inclusione e la partecipazione delle nuove generazioni di origine immigrata. Focus sulla condizione femminile", realizzato con il supporto tecnico dell'Istituto degli Innocenti di Firenze e presentato ieri a Roma durante un convegno e una tavola rotonda promossi dall'Agia.

 

“Quelli di nuova generazione sono bambini e ragazzi per i quali i diritti della Convenzione di New York valgono come per tutti i loro coetanei” avverte l’Autorità garante Filomena Albano. “Fino a qualche anno fa erano soprattutto ragazzi nati all’estero. Oggi la maggioranza, sette su 10, è nata in Italia”. 

 

Le raccomandazioni dell’autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza

Tra le raccomandazioni emerge soprattutto la necessità di sensibilizzare il personale che entra a contatto con bambini e ragazzi di nuove generazioni sulle sue specificità culturali.
Come sottolinea l'autorità garante per l'infanzia, "le presenti Raccomandazioni, frutto della ricerca sul campo, dello studio e dell’approfondimento svolti da tutto il Gruppo di lavoro della Consulta, costituiscono uno degli strumenti di soft law di cui si avvale l’Autorità garante nell’espletamento dei suoi compiti istituzionali.
 
Hanno lo scopo di stimolare comportamenti virtuosi e prassi uniformi e sono rivolte a interlocutori istituzionali e gli altri attori del sistema".
 
L’Autorità raccomanda:
 
al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca
  • di sensibilizzare tutto il personale delle scuole di ogni ordine e grado, anche attraverso apposita formazione, al rispetto delle specificità culturali dei bambini e dei ragazzi di origine immigrata;
  • di favorire, sin dalle scuole dell’infanzia, l’attuazione di progetti e di iniziative di integrazione, come ad esempio: “la settimana culturale dei popoli”, l’attivazione di spazi di incontro a disposizione delle famiglie tutte e dei ragazzi, l’estensione del temposcuola con attività socializzanti, anche nei periodi non scolastici, attraverso eventuali accordi con l’associazionismo privato;
  • di favorire, in tutte le scuole di ogni ordine e grado, il rafforzamento della coesione sociale e del dialogo interculturale attraverso: la capillare diffusione dei laboratori di italiano L2, anche come supporto al linguaggio curriculare, la promozione di iniziative e percorsi per l’insegnamento della cultura del Paese ospitante, l’introduzione della mediazione culturale e l’attivazione di percorsi di mediazione scolastica;
  • di valutare la revisione di programmi di studio e di percorsi educativi in un’ottica interculturale;
  • di adottare strumenti di valorizzazione delle competenze collegate, in particolare, al plurilinguismo e alla conoscenza di più culture;
  • di migliorare i servizi di orientamento scolastico, curando che siano disponibili in tutte le scuole di ogni ordine e grado, predisponendo un adeguato supporto informativo alle famiglie e per l’espletamento delle pratiche burocratiche;
  • di incentivare la promozione di una cultura della prevenzione, in termini di educazione alle relazioni e alla salute riproduttiva e sessuale, sensibilizzando i docenti e gli educatori alla promozione del dialogo su tali argomenti e sulle tradizioni e pratiche più diffuse presso le diverse culture, favorendo altresì la realizzazione di percorsi tematici dedicati, anche attraverso l’ausilio di personale socio-sanitario e tramite accordi con l’associazionismo privato;
  • di invitare le scuole a curare la comunicazione anche attraverso l’uso di traduzioni, mediatori linguistici e culturali in sede di colloquio con i genitori, realizzando strategie di facilitazione.

al Ministero dell’interno

  • di sensibilizzare il personale, anche attraverso apposita formazione, circa le peculiarità delle nuove generazioni di origine immigrata;
alle Regioni
  • di sensibilizzare il personale dei servizi di supporto psicologico, anche attraverso apposita formazione, circa le peculiarità delle nuove generazioni di origine immigrata;
  • di favorire l’informazione sull’esistenza di sportelli di educazione alla salute e alla sessualità e di consulenza psicologica rivolti non solo alle ragazze e ai ragazzi ma anche alle famiglie, presso i consultori familiari (l. 405/1975);
  • di agevolare l’accesso ai servizi, soprattutto quelli di carattere sanitario, alle famiglie delle nuove generazioni di origine immigrata attraverso la predisposizione di idonei strumenti informativi, redatti in più lingue, e personale adeguatamente formato (mediatore culturale);
  • al Ministero della salute di favorire, attraverso l’adozione di specifiche azioni, la realizzazione delle presenti raccomandazioni destinate alle Regioni;
ai Comuni
  • di sensibilizzare il personale, anche attraverso apposita formazione, circa le peculiarità delle nuove generazioni di origine immigrata;
  • di prevedere idonei spazi di confronto interculturale e di attivare percorsi di mediazione sociale e di comunità;
  • di prevedere un concreto supporto alla genitorialità, nel rispetto dell’identità culturale, anche attraverso iniziative e percorsi per l’insegnamento dell’italiano e della cultura del Paese ospitante;
  • di agevolare l’accesso ai servizi alle famiglie delle nuove generazioni di origine immigrata attraverso la predisposizione di idonei strumenti informativi, redatti in più lingue, e personale adeguatamente formato (mediatore culturale);
  • di prevedere servizi di accompagnamento anche per consentire la frequenza di attività extrascolastiche: sport, musica, danza, teatro, laboratori, ecc.;
  • di sensibilizzare il personale, anche attraverso apposita formazione, circa le peculiarità delle nuove generazioni di origine immigrata;
  • di prevedere un concreto supporto alla genitorialità nel rispetto dell’identità culturale;
all’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI)
  • di favorire attraverso l’adozione di specifiche azioni la realizzazione delle presenti raccomandazioni destinate ai Comuni e ai servizi sociali competenti;

al Consiglio Nazionale dell’Ordine degli assistenti sociali (CNOAS)

  • di sensibilizzare, anche attraverso apposita formazione, gli assistenti sociali circa le peculiarità delle nuove generazioni di origine immigrata;
al Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti (CNOG)
  • di incentivare una revisione del linguaggio, delle narrazioni, dell’approccio, avvalendosi anche degli stessi immigrati o delle nuove generazioni di origine immigrata come testimoni privilegiati.