Malattie infettive e vaccinazioni

Morbillo: il drammatico caso delle isole Samoa

Di Valentina Murelli
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9 dicembre 2019
Un'epidemia di morbillo in corso da ottobre ha provocato 70 morti. Una nuova campagna vaccinale ha risollevato le coperture, ma probabilmente per qualche tempo i casi continueranno a salire

Sono saliti a 70 i decessi, per lo più tra i bambini, provocati da un'epidemia di morbillo che dallo scorso mese di ottobre sta devastando il paradiso tropicale delle isole Samoa, nel Pacifico. Secondo quanto riferito da Al Jazeera, dall'inizio dell'epidemia sono stati quasi 5000 i casi registrati di morbillo (su 200 mila abitanti), che hanno portato in ospedale centinaia di persone: al momento i ricoverati sarebbero 229, tra cui 16 bambini in condizioni critiche. Tra i 70 morti, 61 sono bambini sotto i quattro anni.

 

È la testimonianza più che eloquente – e drammatica – di quanto possa essere ancora pericolosa questa malattia, che spesso tendiamo a considerare con leggerezza, anche se è chiaro che la situazione delle isole Samoa ha alcuni ingredienti molto particolari. Vediamo.

 

L'inizio dell'epidemia

 

Come anticipato, tutto è cominciato a ottobre e secondo quanto riferisce il giornalista scientifico Brian Deer (il giornalista che ha scoperto la frode di Andrew Wakefield sul presunto legame tra vaccini e autismo) era inevitabile che prima o poi qualcosa accadesse a Samoa.

 

Tanto per cominciare, le isole Samoa sono molto vicine alla Nuova Zelanda, dove da febbraio 2019 sono stati segnalati diversi focolai di morbillo: solo nella regione di Auckland – dove vivono molte famiglie originarie di Samoa – sono stati registrati quest'anno 1700 casi. Dati i frequenti contatti tra i due paesi, non era affatto improbabile che prima o poi il virus cominciasse a circolare anche alle Samoa, dove ha potuto trovare terreno fertile per la circolazione, perché negli ultimi anni si è registrato un calo massiccio delle vaccinazioni, con coperture in età pediatrica che sono passate dal 90% al 31%.

 

Il crollo delle coperture vaccinali

 

Buona parte delle ragioni del crollo delle coperture vaccinali è stata imputata a una crescente diffidenza della popolazione nei confronti della vaccinazione stessa, a seguito della tragica morte, il primo luglio 2018, di due bambini che avevano appena ricevuto il vaccino trivalente contro morbillo, rosolia e parotite.

 

In realtà il vaccino stesso non c'entrava nulla con quei decessi, che sono stati attribuiti a un errore umano: due infermiere avevano ricostituito la polvere del vaccino non con il solvente previsto, ma con un farmaco scaduto. Per questo sono state condannate a cinque anni di reclusione, con l'accusa di omicidio colposo.

 

Il danno, però, era fatto. Come ha riferito Sheldon Yett, rappresentante Unicef per l'area del Pacifico, in un'intervista alla BBC, "il fatto che due bambini siano morti lo stesso giorno, nello stesso centro, ha ovviamente provocato un'ondata di sfiducia nei confronti del sistema vaccinale e delle vaccinazioni stesse, aprendo anche la strada alla diffusione di disinformazioni e bugie".

 

Non c'è tuttavia solo questo: sempre secondo Brian Deer, parte di responsabilità sarebbe da attribuire allo stesso governo delle isole Samoa, che dopo il grave incidente provocato della due infermiere ha sospeso per alcuni mesi le vaccinazioni, nonostante fosse stata verificata velocemente la totale sicurezza dei vaccini. Nei giorni scorsi Deer ha cercato di chiedere al Primo ministro delle Samoa, Tuilaepa Sailele Malielegaoi, perché il governo continui a insistere sulla responsabilità dei singoli cittadini, senza prendersi le proprie, ma non ha ottenuto alcuna risposta.

 

Una nuova vaccinazione a tappeto

 

Al momento, comunque, le vaccinazioni sono riprese in modo massiccio: a inizio dicembre il paese si è bloccato per due giorni per una campagna vaccinale senza precedenti. Negozi, scuole e servizi non essenziali sono rimasti chiusi per consentire agli operatori sanitari di raggiungere con il vaccino più persone possibile e il più velocemente possibile. Per facilitare ulteriormente le operazioni, è stato consigliato alle famiglie con bambini non vaccinati di esporre un drappo rosso davanti a casa.

 

Secondo il governo, grazie a queste misure è stato raggiunto il 90% della popolazione non precedentemente vaccinata, ma purtroppo per qualche giorno i casi di morbillo potrebbero continuare a crescere, perché occorrono due settimane prima che il vaccino faccia effetto. Anche per questo rimane in vigore uno stato d'emergenza che sostanzialmente vieta agli under 19 la possibilità di riunirsi in gruppo, proprio per ridurre il rischio di circolazione del virus e diffusione della malattia.

 

Perché così tanti decessi

 

In genere si stima il rischio di morte per morbillo (e in particolare per complicazioni da morbillo) in un caso ogni 1000 pazienti, ma a Samoa i tassi sono stati ben più alti, cioè circa 14 decessi ogni 1000 casi. Perché? In una stories suo canale Instagram la giornalista scientifica Roberta Villa (autrice di Vaccini, il diritto di non avere paura), avanza tre ipotesi:

 

  • è possibile che la popolazione colpita sia più suscettibile alle complicazioni dell'infezioni, sia per ragioni genetiche sia per ragioni legate allo stile di vita (per esempio eventuale malnutrizione);
  • è possibile che non tutte le persone colpite abbiano ricevuto l'assistenza altamente specializzata e diffusa che c'è per esempio in Europa e negli Stati Uniti per il trattamento delle complicazioni come le polmoniti;
  • è possibile che in realtà i casi reali siano molto più numerosi dei 5000 effettivamente denunciati, che potrebbero essere solo i più gravi.